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Conte

Ma quanto è immorale evocare la questione morale?

Ancora una volta, la politica italiana torna ad abusare della cosiddetta questione morale. I Graffi di Damato.

Ci voleva – scusate il compiacimento – il nostro vascello garantista in un mare affollato di squali e di sommergibili armati al limite della sicurezza, e dell’auto-affondamento, per rompere il sinistro incantesimo dell’ennesima campagna contro la politica, e tutto ciò che può assomigliarle. E denunciare con un ben documentato e ragionato articolo di Errico Novi, sistemato al posto che meritava, cioè in apertura del Dubbio, l’abuso che ancora una volta si sta facendo della cosiddetta questione morale.

Èun abuso peggiore di quello immediato di 43 anni fa, quando una famosa intervista estiva di Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari servì a vestire di un abito nobile che non meritava la ritirata, la fuga, la sconfessione – chiamatela come volete – dell’allora segretario del Pci dalla politica di cosiddetta solidarietà nazionale intrapresa nel 1976 con l’ancora vivo Aldo Moro come surrogato del “compromesso storico” ancora più impegnativo, e inclusivo della partecipazione al governo con la Dc, che era stato teorizzato alle Botteghe Oscure dopo il fallimento dell’alternativa cilena di Allende, finita in un colpo di Stato e nel sangue.

Ridotto nei voti, autolesionisticamente privatosi di Moro, abbandonato dopo il sequestro alla ferocia delle brigate rosse, e intimidito dalla prospettiva di potere o dovere accettare, nella serie degli “strappi” da Mosca, anche il riarmo missilistico di una Nato superata dal Patto di Varsavia per via degli SS 20 puntati contro le capitali europee, il Pd di Berlinguer si arroccò nella sua “diversità” all’opposizione. E diede praticamente degli immorali a tutti gli altri, avversari o solo concorrenti, come aveva osato considerarsi il Psi di Bettino Craxi dopo la subordinazione teorizzata e per un po’ gestita da Francesco De Martino con la formula, o linea del “mai più al governo” con la Dc “senza i comunisti” d’accordo.

Seguì l’abuso del biennio 1992-93, peraltro parallelo a quello delle stragi mafiose, quando tutto diventò o fu scoperto Tangentopoli, con tanto di cortei per le strade e di magliette inneggianti alle manette. Ma prima le gogne mediatiche e poi le condanne giudiziarie furono ben politicamente selezionate. E il “Craxi? Dunque colpevole” del libro del suo amico e avvocato Nicolò Amato divenne realtà certificata.

Anche un viaggio regolare, con tanto di passaporto valido e legittimamente posseduto, verso la sua casa estiva in Tunisia, senza rubinetti d’oro o pezzi trafugati dalla fontana del Castello Sforzesco a Milano, divenne per Craxi evasione e latitanza. E le piaghe da diabete al piede al suo piede furono declassate in tribunale dall’allora sostituito procuratore della Repubblica Antonio Di Pietro a banali e pretestuosi “foruncoli”, o foruncoloni, esibiti o fotografati per sottrarre l’imputato alle udienze processuali e chiederne il rinvio.

L’ABUSO DELLA QUESTIONE MORALE CON BERLUSCONI

Seguì ancora l’abuso della questione morale con Silvio Berlusconi, il cui esorbitante numero di processi tentati o avviati e condotti contro di lui era il segno più evidente e, direi, anche scandaloso di un’amministrazione della giustizia a carattere se non unicamente, almeno parzialmente persecutorio nei suoi riguardi.

Quello in corso è l’abuso così minuziosamente e onestamente descritto, come dicevo all’’inizio, da Errico Novi sul Dubbio, fra Bari e Torino, con tutti i richiami di storia e di cronaca messi al loro posto giusto, compresa la storia dei 17 processi condotti contro il supercacicco prodotto dalla fantasia dei magistrati Antonio Bassolino, casualmente inviso – diciamo così – allora a Massimo D’Alema.

CONTE E IL PD

All’ombra dei primi abusi della questione morale montò, fra l’altro, la campagna alla fine anche referendaria, e riuscita, contro i voti di preferenza per l’elezione dei deputati. Che ora arrivano alla Camera nell’odine in cui i loro partiti li candidano nelle liste bloccate. Non vorrei che all’ombra dell’ultimo abuso, quello in corso, si arrivasse all’eliminazione delle preferenze dove sono rimaste, a livello locale, in modo da uniformare il deserto della politica, anche in termini disastrosi di fuga dalle urne.

Già quello dell’astensione, e delle schede bianche e nulle, è diventato del resto il primo partito italiano: uno scenario nel quale riuscirà magari a Giuseppe Conte di superare il Pd, che mi sembra essere il suo obiettivo principale, almeno per il momento.

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