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Che cosa (non) c’è di nuovo nel rinnovato statuto dello Ior

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Papa Francesco

Nei primi giorni di agosto Papa Francesco ha abrogato lo statuto vigente dello Ior promulgato da san Giovanni Paolo II nel 1990, determinandone l’entrata in vigore di uno nuovo.

In pieno agosto arriva da Santa Marta un’altra decisione destinata a lasciare un’impronta dell’attuale pontificato nella gestione della Curia. Con chirografo dell’8 agosto, Francesco ha abrogato lo statuto vigente dello Ior promulgato da san Giovanni Paolo II nel 1990, determinandone l’entrata in vigore di uno nuovo.

Il nuovo testo, approvato dalla Commissione cardinalizia lo scorso 28 giugno, non stravolge il precedente, ma introduce alcune novità formali di rilievo. Tra queste, salta subito agli occhi l’attribuzione della revisione di conti legali ad un “Revisore esterno (persona fisica o società” chiamato ad esprimere con “apposita relazione il giudizio sul Bilancio dell’Istituto” e a cui sarà consentito di “esaminare tutti i libri e i documenti contabili”. Questa introduzione manda in soffitta l’organismo dei 3 revisori interni istituito da san Giovanni Paolo II nel 1990. Si tratta di un cambiamento voluto dal Consiglio di sovrintendenza, il gruppo dirigente laico della banca, e che aveva trovato attuazione nella pratica da tempo: come emerso anche nei dati diffusi sull’ultimo bilancio pubblico, quello relativo al 2017, il compito era già stato affidato ad una società di revisione indipendente.

Di fatto, il Revisore esterno sarà chiamato a passare al vaglio l’operato del Consiglio di Sovrintendenza, proprio quell’organo preposto ad avanzare alla Commissione cardinalizia il nome della società da scegliere per la revisione contabile. Lo statuto di Francesco, poi, introduce nuovi criteri temporali e numerici nell’organigramma dell’Istituto per le Opere di Religione. Nel Consiglio di sovrintendenza siederanno sette membri, anziché cinque; la durata del loro mandato resta la stessa (5 anni) ma viene introdotto un limite alla loro riconferma che nel testo precedente non c’era.

Modifiche anche per quanto riguarda la Direzione dove gli incarichi di direttore generale e vice-direttore avranno una durata di cinque anni e possono essere riconfermati una sola volta.

Nel testo che entra in vigore, si nota anche un’assenza: non c’è, infatti, alcuna menzione dell’Aif, l’Autorità d’Informazione Finanziaria, l’organismo creato con Motu proprio da papa Benedetto XVI nel 2010 insieme alle norme e alle procedure antiriciclaggio. Era un passaggio fondamentale nell’operazione trasparenza voluta da Benedetto XVI, ma era già stato in qualche modo depotenziato nel 2012 da un colpo di mano del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, che lo aveva posto sotto l’autorità appunto della Segreteria di Stato. A questo organismo vaticano era stato affidato il compito di esaminare tutti i rapporti con i clienti dell’Istituto. Nel 2014 l’Aif aveva svolto la prima ispezione della storia dello Ior portando anche alle sanzioni comminate dal Governatorato ai danni di alcuni correntisti accusati di operazioni sospette.

Il lavoro dell’Aif sembrava esser diventato il fiore all’occhiello dell’operazione trasparenza sulle finanze vaticane annunciata sin dall’inizio dell’attuale pontificato. Lo statuto pubblicato ieri però non fa alcun cenno all’Autorità e alle sue funzioni.

Tornando alle novità, infine, Bergoglio dà maggiore potere al Prelato. A quest’ultimo viene demandata la missione di “promuovere la dimensione etica” dell’operato degli amministratori e dei dipendenti, oltre ad essere il ponte tra le due board di comando dell’Istituto, la Commissione cardinalizia e il Consiglio di sovrintendenza. Il Prelato sarà anche il custode delle informazioni più rilevanti, ospitando nel suo ufficio l’archivio della Commissione cardinalizia. La sua nomina spetta a quest’ultimo organo e il suo incarico dura 5 anni.

Il ruolo, a cui viene affidata la valorizzazione della finalità etica delle attività dell’Istituto, è attualmente ricoperto da mons. Giovanni Battista Ricca, nominato ad interim nel 2013. Il suo nome è assurto alle cronache mondiali perché fu proprio rispondendo ad una domanda sulle “notizie che riguardano l’intimità” del religioso rivolta da un giornalista sull’aereo di ritorno dal Brasile che Francesco pronunciò il famoso “chi sono io per giudicare?”.

(articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana)

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