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Perché critico la scelta di Arcuri sui padiglioni-primula per la vaccinazione

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primula Arcuri

Cosa dice il bando di gara del commissario Arcuri sui padiglioni-primula per le vaccinazionli. Il post di Carlo Quintelli, docente di Ingegneria e Architettura all’Università degli Studi di Parma, tratto dal suo profilo Facebook.

 

Scusate la lunghezza…., non ho parole ma in realtà ne avrei anche troppe di fronte al bando di gara del Commissario Arcuri, attraverso Invitalia, per realizzare il padiglione-primula vaccinale di Boeri (pubblicato il 20 con scadenza per le offerte tecnico-economiche il 27 gennaio!!). Nonostante l’evidente velleità del progetto, i più o meno garbati inviti a lasciar perdere, le osservazioni tecniche negative che sono emerse attraverso i social non meno che in numerosi interventi sui media web e tradizionali, ebbene no, Arcuri senza risposta alcuna procede comunque. Un atteggiamento questo che preoccupa riguardo a chi riveste un ruolo di così straordinario potere decisionale, in termini di obiettivi e di spesa. Alcune riflessioni per capire meglio dopo la lettura del bando e del materiale tecnico allegato.

1) La gara riguarda l’affidamento della progettazione di dettaglio, ingegnerizzazione, fornitura in opera, manutenzione, smontaggio e messa a dimore di padiglioni temporanei destinati alla somministrazione dei vaccini anti Covid-19 per un minimo di 21 padiglioni (uno per Regione penso…) da consegnare entro un mese dalla firma del contratto. Il padiglione misura 315 mq e per realizzarne, trasportarne, allestirne 21 chiavi in mano, arredi compresi, in diverse parti d’Italia, si danno 30 gg di tempo! E dove si richiede la riparazione degli impianti, ci chiede un intervento entro 30 minuti dalla chiamata! (da sottoporre all’attenzione della ricerca in logistica del Pentagono o di Amazon!)

Delle due l’una verrebbe da pensare: o chi ha redatto il bando è totalmente ingenuo ed estraneo al settore o qualcuno ha già pronto tutto da inizio dicembre. Oppure succede come con i banchi per le scuole che sono andati quasi tutti fuori tempo di consegna contrattuale (e le penali?).

2) Il Commissario, nel bando, si riserva la facoltà di richiedere la produzione di padiglioni sino a n.1.200 unità (milleduecento, avete capito bene…) non si comprende in che tempi, con quale logica, rispetto a quali condizioni (lo sa il Commissario). Il costo massimo è pari ad euro 1.300/mq + IVA ergo se Arcuri si limita ai 21 padiglioni (dimostrativi? sperimentali? promozionali? di fatto inutili ai fini della campagna vaccinale) staremo tra gli 8 e i 9 milioni di euro, ma se in un delirio di onnipotenza ne ordina 1.200 ci portiamo attorno al mezzo miliardo di euro (di soldi nostri). E suona male che il punteggio di aggiudicazione si basi al 70% sulla qualità tecnica e il 30% su quella economica delle offerte….

3) Ognuno di questi padiglioni potrà avere un costo massimo di euro 400.000 (+/- 20%) e a questa modica cifra è in grado di effettuare 6 vaccinazioni alla volta per la durata, compresa anamnesi, di 10/15 minuti a seconda dei soggetti. Ma diciamo pure 12 minuti per 6 postazioni = 30 vaccinazioni/ora per 10 ore = 300 x 90 gg (tre mesi), senza mancare un turno e con efficienza tayloristica, si vaccinano 27.000 persone, un piccolo centro da 30.000 abitanti, spendendo “solo” 10 volte tanto rispetto a un punto vaccini di analoga portata nella sala civica, in quella parrocchiale, nella palestra, sotto la tenda degli alpini e via dicendo…Per un centro da 100.000 abitanti il padiglione da quasi mezzo milione di euro li vaccina tutti ma gli ci vuole un anno (slow vaccination). La soluzione? Se ne acquistano tre, posizionati in tre diverse piazze e risolviamo spendendo la modica cifra di un milione e mezzo di euro. Ora capite perché il Commissario si riserva di ordinarne 1.200 se si pensa che abbiamo 103 città con più di 60.000 abitanti e diverse da oltre 200.000 più Roma e Milano. Che dire…capisco sempre di più le perplessità di certi paesi nel concederci il credito europeo.

4) Veniamo ora alla qualità del padiglione che il bando lascia alla libera interpretazione dei costruttori salvo “l’assoluta immodificabilità dell’estetica del progetto”. Per una struttura con finalità tecnico sanitarie non mi sarei aspettato questo primato dell’estetica e per tutto il resto “imprese fate vobis” ma, come diceva il report dell’Oms (fatto sparire in 24 ore), l’organizzazione antipandemica italiana si contraddistingue per “creatività”. In ogni caso l’architettura è un’arte (tecne) dove la ratio è messa alla prova e allora non si spiegano quelle 16 persone in un’area di attesa di circa 40mq che funge anche da ingresso/uscita (non separate), punto reception, disimpegno ai corridoi, dove tutti incrociano tutti ecc. ecc. Uno spazio oltretutto alto solo 2.70 (di tipo domestico) con volumi d’aria limitati e che andrà fortemente depressurizzato (con quali effetti?). Speriamo bene che non faccia da area di contaminazione….è stato certificata da qualcuno? Il resto degli ambienti è da sommergibile, 2,60 mt di profondità degli spazi per anamnesi e vaccinazione (idonei si dice a 4 persone tra operatori e pazienti/accompagnatori), corridoi da 1,40 mt, “sala attrezzata per reazioni avverse” da circa 9 mq (speriamo di non averne bisogno…) e dulcis in fundo, con una media di 50 persone sempre presenti nella primula, due soli bagni per i pazienti ed uno (evidentemente unisex) per gli operatori (confidiamo nei bar dei dintorni, se in zona gialla).

Non vado oltre (impianti, strutture, copertura, tamponamenti, finestrature) anche perché in gran parte affidate al “imprese fate vobis”, ma una domanda finale va fatta al Commissario Arcuri. E’ stata svolta una valutazione costi benefici tra quello che fanno tutti gli altri paesi al mondo (utilizzare spazi pubblici già disponibili) e la “strategia” dei padiglioni-primula? Se la risposta è negativa mi appello al passaggio del bando che recita “…la presentazione dell’offerta non vincola il Commissario straordinario ad affidare la realizzazione dei padiglioni…” così salvando il salvabile. Se invece il Commissario persiste senza alcuna risposta l’appello va rivolto alle Regioni che, pur nel marasma generale, potranno (forse) dissuaderlo, dimostrando meritevolmente di aver già individuato strutture pubbliche idonee con maggiore efficienza e gran risparmio di risorse. Se ancora non bastasse, dopo l’appello ultimo alla responsabilità politica di chi consente tale potere decisionale (?), rimarrebbe il triste italico esito di una segnalazione all’Osservatorio degli appalti e alla Corte dei Conti domandandoci “perché si deve sempre arrivare a questo punto?”

Post tratto dalla pagina Facebook di Carlo Quintelli.

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