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Perché è folle pensare a un nuovo lockdown. Parola di medico

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Nuovo lockdown? Ecco perché non ci sono i presupposti. Il post di Stefano Biasioli, medico in pensione

Abbiamo a che fare sì con una pandemia ma anche con una tempesta mediatica che, più volte al giorno, ci rintrona di dati e terrorizza la popolazione, soprattutto quella anziana.

È vero, il virus è ancora tra noi. È vero, bisogna essere cauti.

Ma il governo non può pensare di portarci, con i numeri attuali dell’infezione, al 31/1/2021 o – come sospettiamo – al 30/06/2021. Non siamo né virologi, né statistici ma medici praticoni, che qualche conto lo sanno fare.

Al 9 ottobre: 343.770 contagiati totali (lo 0,57% della popolazione italiana); 36.111 deceduti (lo 0,06% della popolazione e il 10,5% degli infettati ); 237.549 i guariti (il 69,1% degli infettati); 70.110 gli infettati attuali (il 20,39% del totale infettati); 4.086 i ricoverati in ospedale (4.086/70.110 = il 5,82% degli infettati attuali), di cui 387 in terapia intensiva (387/4086 = 9,47% dei ricoverati e 387/70.110 = 0,55% degli infetti attuali). Gli infettati a domicilio sono 65.637 (su 70.110), pari al 93,6% degli infettati attuali.

Sono stati fatti (fino al 9/10) ben 12.232.971 tamponi, in teoria pari al 20% della popolazione. In realtà nessuno sa quante volte le stesse persone (sanitari, ospiti di Rsa etc.) siano state tamponate. A chi scrive è successo 9 volte…

Comunque sia, su 12.232.971 tamponi, sono risultati positivi “ben” 343.770 soggetti, con una % pari allo 2,81%.

Il giorno 9/10, sono risultati positivi 5.372 tamponi su 129.471 fatti: lo 4,15% del totale.

Ma… ma ci sono tanti ma. I numeri della Protezione civile sono superiori a quelli del ministero della Salute: oltre un migliaio in più, il giorno 8 ottobre. La Protezione considera infetti anche i dimessi e i morti. Perché? Mah…

Ma… ma ci sono tanti ma. Positività al tampone non significa malattia da virus. Positività al tampone non significa capacità infettante al 100% dei casi. Positività al tampone non significa arrivo certo in ospedale, ma significa quarantena del soggetto positivo e dei suoi familiari per 14 giorni.

Chi l’ha deciso? Il Cts… Su quali basi? Non si sa… Perché 14 giorni, invece di 7? Quanti tamponi negativi occorre fare e con che scadenza, prima di essere considerati non infettanti? Ah, saperlo.

A chi non condivide questo scritto consigliamo di leggere il giornale La Verità del 10/10/20, in cui, a pag. 4, Roberto Rigoli – direttore unità operativa complessa di Microbiologia e Virologia Azienda ULSS 9 – Treviso, medico microbiologo serio e concreto – ribadisce che: “… pochi soggetti positivi sono in grado di trasmettere l’infezione… occorre tutelarsi… ma il virus è mutato, ha perso virulenza, non è quello di febbraio e marzo… troviamo pazienti asintomatici anche tra quelli a carica virale alta…” . (questo il nostro riassunto dell’intervista).

Opinione peraltro condivisa da medici affidabili (per la loro storia personale) come Palù, Bassetti e Remuzzi.

E, continua Rigoli, “oggi, la positività al test viene data dopo aver fatto 34 cicli di amplificazione del genoma virale… ossia dopo aver cercato il virus sui suoi pezzi più piccoli, che quasi sempre non sono più infettanti”. E continua: “siamo costretti a fare così perché ci costringono a farlo le linee guida (OMS, produttori di strumenti) sulla scia del terrore e del “moriremo tutti…”. Ancora… “per fortuna il CdC di Atlanta – il centro di controllo della salute pubblica negli Usa – ha già detto che, sopra i 33 cicli di amplificazione, si tratta di un virus morto… una  soglia più che ragionevole, che potrebbe essere abbassata a 30-31 cicli…”. Ancora… “A Treviso, nel 49% dei casi la positività è emersa tra i 26 e 35 cicli…”.

Oggi vengono dichiarate positive al virus persone che non sono assolutamente infettanti. Anzi, vengono dichiarate positive al virus persone in precedenza infettanti (ad esempio, un mese prima) e che – un mese dopo – risultano positive dopo oltre 33 amplificazioni, quando il virus è tecnicamente morto.

Certo, non bisogna abbassare la guardia. Il virus circola, anche se è meno potente. Ma, oggi, ci sono più certezze rispetto a ieri, non solo diagnostiche ma anche terapeutiche.

I sintomatici vanno trattati, subito, a domicilio, con idrossiclorochina, desametasone, eparina a basso peso molecolare. Alla faccia di chi derideva questi approcci. In attesa del vaccino (se e quando arriverà) e dell’uso degli anticorpi e/o del plasma dei guariti recenti, nei casi più gravi.

Insomma, prevenzione-protezione-attenzione personale e di gruppo. Ma nessun ulteriore lockdown politico. Evitando mescolanze tra l’influenza stagionale e Covid.

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