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Nucleare, perché Bae System e Awe vengono rimproverate nel Regno Unito

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L’articolo di Daniele Meloni sull’allarme del National Audit Office

A lanciare l’allarme è stato il National Audit Office (NAO) con un report: la gestione delle armi nucleari britanniche è inefficiente e porterà a un aumento dei costi di rinnovamento e infrastrutturali superiori di 1,3 miliardi sterline rispetto al previsto al loro completamento nei prossimi sei anni. Cifre che hanno subito portato il ministero della Difesa di Sua Maestà ad aprire un’inchiesta interna per capire le cause e le ragioni delle disfunzioni. Tutto grasso che cola per Dominic Cummings, il consigliere speciale supremo del premier Boris Johnson, che, già in passato, si era schierato per una riforma delle strutture del ministero e ne aveva già discusso con il Defence Permanent Secretary – una sorta di segretario generale del ministero – Ben Wallace.

La storia del deterrente nucleare britannico nasce negli anni ’60 con la fornitura dei missili a lunga gittata Polaris da parte degli Stati Uniti e la loro sostituzione negli anni di Margaret Thatcher con il Trident, un sistema più all’avanguardia e destinato a equipaggiare i sottomarini del Regno Unito fino ad oggi. La convenzione con Washington infatti è stata rinnovata sia dal governo di Tony Blair – accantonando anni di unilateralismo nelle politiche per la difesa del Labour – sia da quello di Theresa May molto più recentemente. Il Trident è essenzialmente composto da tre parti: i sottomarini, le testate nucleari e i missili. Ma tutte questi parti hanno una data di scadenza, per cui è molto probabile che alla fine degli anni ’20 si dovrà procedere alla loro sostituzione (il rinnovo dei sottomarini Vanguard dovrebbe iniziare nel 2028).

Secondo il NAO i progetti infrastrutturali relativi all’aggiornamento del deterrente nucleare britannico sono in grave ritardo in particolare in 3 siti. Il primo è quello di Barrow-in-Furness in Cumbria, dove si stanno costruendo 4 nuovi sottomarini da parte della Bae Systems per trasportare i missili Trident. Il secondo è quello di Raynesway vicino Derby, dove la Rolls Royce sta sviluppando dei reattori nucleari per alimentare gli stessi, e, infine, il terzo si trova a Burghfield nel Berkshire dove l’Atomic Weapons Establishment sta assemblando le armi nucleari. Le cause dei ritardi sono dovute alla cattiva gestione dei progetti, e a errori nella fase embrionale che ne hanno determinato il cambiamento in corso d’opera. Secondo il watchdog britannico un altro fattore che ha creato diseconomie è il monopolio di alcuni fornitori nel settore che ha determinato la stipula di contratti molto onerosi per lo stato britannico (nel report si menzionano direttamente AWE e BAE Systems).

La questione Trident è ancor più all’ordine del giorno anche nell’ambito di un ripensamento delle politiche di difesa del Regno Unito, unica potenza nucleare ad avere una sola piattaforma di lancio dei missili, quella marittima attraverso i sottomarini. Inoltre, già in passato i dubbi degli unilateralisti e di chi rifiuta l’uso del nucleare su basi etiche si sono focalizzati sull’indipendenza del deterrente nucleare. Tutti i primi ministri, da Macmillan in poi, hanno posto l’accento sul fatto che nella remota ipotesi di una risposta nucleare a un attacco il Regno Unito potrà azionare il sistema senza nessuna autorizzazione preventiva o codici di accesso gentilmente concessi da Washington. I critici sostengono invece che il Trident è così dipendente dagli Stati Uniti a livello tecnico che i servizi di manutenzione a esso legati si espletano in un porto della Georgia, e che i componenti di alcune testate sono Made in America. Nel piano di rinnovamento però è previsto che alcune parti di componentistica saranno sviluppate in modo da essere utilizzate sia sui sottomarini Usa che su quelli Uk alfine di risparmiare sui costi di manodopera e gestione.

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