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Nord Stream 2, ecco come Merkel e Putin accettano il braccio di ferro con Trump

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Da un lato, Donald Trump e la sua offensiva commerciale, dall’altro Vladimir Putin e gli interessi russi in Europa. In mezzo, Angela Merkel. La cancelliera tedesca, che non ha un rapporto idilliaco con il collega americano, tiene botta nel braccio di ferro che si snoda sulle due sponde dell’Atlantico.

Sul tavolo, in questi giorni, c’è la questione Nord Stream 2, il gasdotto sotto il Baltico che collega la Russia all’Europa, la cui costruzione è iniziata nelle scorse settimane, e che non piace a Trump. Il presidente degli Stati Uniti lo vorrebbe stoppare, Berlino però si sta mostrando irremovibile: «Lotteremo per Nord Stream» hanno detto sia Putin che Merkel l’altro giorno a Sochi. Una risposta alle voci circolate nei giorni scorsi, secondo cui Trump avrebbe proposto a Merkel di annullare i temutissimi dazi su acciaio e alluminio, a condizione che venisse bloccato il progetto del gasdotto. Niente da fare, Nord Stream si farà, e sui dazi la partita resta aperta, così come l’ipotesi di una guerra commerciale fra Usa e Ue.

L’IMPORTANZA DI NORD STREAM 2

La realizzazione di Nord Stream ha implicazioni di varia natura: commerciali, politiche e strategiche. L’infrastruttura, che dovrebbe essere completata nel 2019, sarà lunga 1200 chilometri e avrà una capacità di 55 miliardi di metri cubi l’anno. Rafforzerà significativamente l’approvvigionamento di gas dell’Unione Europea.

Ma potrebbe anche sminuire il ruolo dell’altro grande gasdotto che lega Russia e Ue, il primo Nord Stream. Il timore di Trump – e non solo il suo – è che, una volta ultimato Nord Stream 2, Putin possa decidere di chiudere i rubinetti del tracciato più meridionale per indebolire l’Ucraina, la quale per il passaggio del gas ottiene benefici economici. Un timore per la verità condiviso da Merkel, che ha tentato di ottenere garanzie da Putin sul fatto che il gas continuerà a fluire. La risposta è stata piuttosto vaga.

Non solo. L’altra paura degli Stati Uniti riguarda la sicurezza e l’intelligence. E in particolare la possibilità, da parte della Russia, di collocare tecnologia nel Baltico con cui il Cremlino potrebbe monitorare ulteriormente l’Ue.

LA CONCORRENZA USA

In realtà molti concordano sul fatto che Trump starebbe ostacolando il gasdotto per ragioni commerciali più che politiche. E cioè per “piazzare” meglio il gas naturale americano sul mercato Ue. Da tre anni gli Stati Uniti hanno dato il via libera alla commercializzazione del gas, che arriva in Europa su navi che attraversano l’Atlantico e poi entra nel mercato. Solo che costa ancora troppo, almeno se paragonato al concorrente russo: fra il 20 e il 30% in più. E sicuramente questo dato potrebbe accentuarsi con l’apertura di un nuovo canale di approvvigionamento dal Baltico.

LA TRATTATIVA SUI DAZI

Per questo Trump ha giocato la carta di concedere la rimozione dei dazi in cambio dello stop di Nord Stream 2, ma Merkel e Putin hanno risposto picche. Il braccio di ferro ha enormi implicazioni, soprattutto economiche, che non riguardano solo gli interessi russi o tedeschi, ma quelli di tutte le aziende coinvolte nella costruzione del gasdotto. Il Congresso, lo scorso agosto, nel rinnovare le sanzioni contro la Russia, ha esplicitamente citato Nord Stream 2, specificando che sono autorizzate sanzioni contro qualunque compagnia che contribuisca significativamente al suo sviluppo. La mossa di Trump, consapevole che non tutti gli stati Ue sono vicini a Putin come la potente Germania, mira anche a spezzare il fronte europeo e non è detto che non riesca.

Per ora Russia e Germania tirano dritto, e l’ombra di una guerra commerciale si fa più minacciosa.

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