Energia

Gas, come e perché Trump e Merkel bisticciano su dazi e Nord Stream 2

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Donald Trump chiede ad Angela Merkel di fermare la costruzione del Nord Stream 2 in cambio dell’esenzione dai dazi sull’import di alluminio e acciaio. La cancelliera tedesca alla ricerca di un compromesso. Articolo di Giusy Caretto

Niente Nord Stream 2 in cambio di niente dazi sull’import di alluminio e acciaio. E’ questa la proposta a stelle e strisce che Trump ha fatto alla cancelliera tedesca Angela Merkel, chiamata a decidere sulla questione venerdì a Sochi, dove incontra proprio Vladimir Putin.

Per l’America, il gasdotto rappresenta una minaccia per la sicurezza dell’Occidente (ma anche per il commercio Usa) e la Merkel avrà la delicata impresa di trovare un difficilissimo compromesso.

LA PROPOSTA DI TRUMP

Trump, come scrive il Wall Street Journal, nelle scorse ore avrebbe fatto pressione su Angela Merkel per rinunciare al progetto del gasdotto Nord Stream 2, in cambio l’America promette l’esenzione permanente per la Ue dai dazi americani sull’import di alluminio e acciaio.

PERCHE’ QUESTA RICHIESTA

Apparentemente, l’America vorrebbe fermare il progetto perché preoccupata sia sul fronte militare che su quello dell’intelligence: la costruzione del tubo, infatti, consentirebbe alla Russia di piazzare sotto il mar Baltico degli strumenti e tecnologie di monitoraggio dei Paesi occidentali.

OBIETTIVO DIFENDERE IL GAS AMERICANO

Ma dietro questa paura c’è di più. C’è il gas americano, ci sono i produttori a stelle e strisce che tanto vogliono conquistare il Vecchio Continente.

L’America, nel 2016, con un voto del Congresso che risale al 2014, ha dato il via all’export di gas naturale liquefatto (Lng) in tutto il mondo. Negli scorsi mesi, il metano a stelle e strisce, trasportato su navi cisterna (viene rigassificato alla consegna) partite da Sabine Pass, il terminal al confine tra Texas e Louisiana gestito da Cheniere Energy, è approdato in Asia, in Africa e in Europa.

L’ingresso sul mercato europeo dell’America apre nuovi scenari strategici e ridimensiona il dominio Russo (che al momento resta incontrastato – l’export europeo vale il 75% del totale russo, e i proventi di gas e petrolio costituiscono il 40% del budget federale di Mosca).

NORD STREAM 2: I LAVORI SONO GIA’ INIZIATI

E allora bloccare il Nord Stream 2 significa avere grandi possibilità sul mercato europeo. Il gasdotto, lungo 1.200 km, porterà il gas russo in Germania, attraversando la regione del Baltico (in parallelo al primo Nord Stream).

Ad occuparsi della costruzione è il consorzio guidato da Gazprom con le tedesche Uniper e Wintershall, l’anglo-olandese Shell, la francese Engie e l’austriaca Omv. E i lavori, nelle acque territoriali tedesche, sono già iniziati martedì.

UN’OPPORTUNITA’ PER L’EUROPA?

Il gasdotto contestato da Donal Trump rappresenta, in realtà, l’opportunità per l’Europa di smarcarsi dalla Russia e dalle minacce sullo stop ai flussi tornate periodicamente a minacciare i freddi inverni del Vecchio Continente.

Il riferimento è alle passate guerre del gas: nel 2008 per le dispute in Ucraina, Gazprom tagliò le forniture e l’annessione della Crimea del 2014 ha aumentato i timori dell’Europa di dipendenza dalla Russia.

Attualmente Mosca controlla il 35% del fabbisogno del Vecchio continente, per un totale di 122 miliardi di metri cubi. Ben 13 Paesi dell’Unione dipendono dal Paese di Putin per il 75%. (la Norvegia assicura all’Europa 107 miliardi. Seguono Algeria, Qatar e Libia).

ALLA RICERCA DI UN COMPROMESSO

Angela Merkel, a Sochi, come scrive il Wall Street Journal, è alla ricerca di un compromesso che possa accontentare gli Usa e risparmiare all’Ue i dazi su alluminio e acciaio senza offendere Putin.

In particolare, la Merkel proverà a rassicurare le preoccupazioni americane riguardo a Kiev, facendo promettere a Putin di garantire il transito di gas attraverso l’Ucraina, e le relative entrate in diritti di passaggio, anche una volta ultimato Nord Stream 2. Ma la soluzione non è detto che accontenterà Donald Trump.

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