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Covid-19 e default, cosa succede in Libano

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Libano

Dopo una crisi economica durata mesi il Libano, che nel frattempo è stato colpito anche dalla crisi del Covid-19, ha dichiarato il default del debito sovrano. Conversazione con Saad Sabrah, capo dell’ufficio libanese dell’International Finance Corporation (IFC) del World Bank Group

Il Libano sta vivendo uno dei momenti più difficili degli ultimi anni dopo le proteste dei mesi scorsi, la caduta del governo di unità nazionale di Hariri e la nascita di un nuovo governo. Il primo ministro Hassan Diab, pur essendo sunnita come prevede la costituzione, è sostenuto principalmente dalle diverse forze sciite, dai partiti cristiani alleati del presidente della Repubblica, Michel Aun e solamente da alcuni parlamentari sunniti. Il fronte sunnita di Hariri e i suoi alleati cristiani si sono invece astenuti.

Dopo una crisi economica durata mesi, il paese, che nel frattempo è stato colpito anche dalla crisi del Covid-19, ha dichiarato il default del debito sovrano. Ne parliamo con Saad Sabrah, capo dell’ufficio libanese dell’International Finance Corporation (IFC) del World Bank Group.

Cosa è accaduto?

Il Libano è stato colpito da un doppio shock. Prima di ottobre 2019 c’era già una tensione politica, sociale ed economica nel paese. Le proteste popolari sono iniziate nell’ottobre 2019 a causa dell’ormai insostenibile divario economico e sociale tra l’élite politica del paese e i suoi cittadini. Le richieste dei manifestanti abbracciano un un’ampia gamma di argomenti. Vi è una forte enfasi su questioni politiche e di governance, tra cui la richiesta di elezioni parlamentari anticipate con una nuova legge elettorale, chiarire le responsabilità dei funzionari corrotti, il recupero dei beni rubati e la salvaguardia del settore pubblico dal clientelismo e dal sistema del patrocinio politico e settario. I manifestanti hanno anche chiesto macro-riforme del settore fiscale e bancario nonché riforme socioeconomiche e rafforzamento della regolamentazione e della gestione ambientale. 

 Cosa ha fatto esplodere la crisi economica?

La crisi economica è stata provocata da un malgoverno dell’élite, dalla cattiva gestione economica e da shock esterni, aveva già iniziato a emergere all’inizio del 2019, a tal punto che a metà anno molte agenzie internazionali avevano abbassato il loro rating sul paese. Era diventato difficile attrarre capitali. Inoltre, una grave carenza di dollari statunitensi sul mercato aveva portato a tassi di cambio paralleli, compromettendo la capacità del paese di importare beni e merci essenziali. Ha inoltre portato a restrizioni da parte delle banche sui prelievi e sui trasferimenti. L’economia reale sta vivendo una contrazione significativa che probabilmente diventerà una condizione prolungata, a causa dei continui controlli sui capitali e delle restrizioni sui conti bancari.

Cosa è cambiato dopo le proteste popolari, la caduta del governo di unità nazionale e la nascita del nuovo governo, con una maggioranza limitata, di Hassan Diab?

 Dopo che il vecchio governo di unità nazionale è caduto sotto la pressione popolare, a gennaio è nato un nuovo governo con una maggioranza semplice in parlamento. Il governo ha una nuova visione su molte questioni cruciali, a partire dalla decisione di annunciare il default sovrano e la volontà di ristrutturare il debito pubblico, che ha già raggiunto un livello globale senza precedenti. Il nuovo governo si è messo su una strada molto impegnativa. Ovviamente, il Libano aveva già bisogno di molte riforme strutturali in vari settori e ora la situazione è ancora più grave.

Quali sono le prime mosse del nuovo governo?

 Oltre al default del debito sovrano, il nuovo governo ha anche annunciato di voler introdurre e applicare un nuovo modello economico e ha proclamato di voler adottare un’ampia gamma di misure per affrontare la crisi, tra cui il taglio dei tassi di interesse, la ristrutturazione del settore bancario, gli appalti, riforme nel settore della produzione elettrica e misure per mitigare l’impatto sociale sui poveri. Tuttavia, vi è incertezza sulla capacità del nuovo governo di condurre una profonda agenda di riforme, dato il continuo contesto di instabilità politica e il suo mandato limitato nel tempo. La situazione per ora nel paese è molto complessa e ci sono molte sfide allo stesso tempo.

Quali sono?

La prima è la crisi economica che si intreccia con una crisi sociale molto grave, con il tasso di povertà che ha raggiunto livelli mai visti prima. Una situazione che richiede una risposta rapida per evitare che la crisi sociale peggiori. Ma c’è anche una crisi nel settore privato e produttivo che non ha più liquidità anche a causa della mancanza di dollari.

Rimangono così tanti prerequisiti e variabili che non è facile trovare risposte o prevedere chiaramente come la situazione si evolverà a breve e medio termine. A questa situazione già così complessa, si è aggiunta la pandemia di Covid-19 con tutta la sua crisi globale.

È quindi diventato molto difficile per le organizzazioni e le agenzie internazionali strutturare piani sostenibili perché le prospettive non sono chiare. Dipende dalla strada che prenderà il nuovo governo libanese, se attuerà le riforme annunciate e come le attuerà nella pratica. Inoltre, è necessario capire come il debito sarà ristrutturato.

Che riforme dovrebbe fare il nuovo governo?

 Ci sono alcune ipotesi che circolano nei media, ma ancora nulla di certo. Per questo motivo, ora possiamo solo immaginare risposte ai bisogni sociali immediati. L’IFC sta facendo tutte le analisi e gli studi per essere reattivo e cambiare rapidamente i suoi piani non appena le prospettive libanesi diventeranno più chiare. L’IFC, attualmente impegnata a sostenere il commercio e la finanza per le piccole e medie imprese, spera che le istituzioni libanesi realizzino riforme strutturali, promuovano un sistema bancario che sia produttivo e che aiuti le imprese libanesi a crescere. Un sistema bancario, che deve essere ben sorvegliato. Per superare la crisi di liquidità, i decisori politici devono creare un sistema di regole e incentivi che attraggano capitale.

Quali sono i settori in cui il Libano era storicamente forte e quelli in cui era debole?

Storicamente il settore bancario libanese è sempre stato uno dei punti di forza dell’economia della Repubblica dei Cedri. Tutte le aree relative allo Stato e alla legislazione erano già in cattive condizioni. Non esistono infrastrutture adeguate, come porti, aeroporti e telecomunicazioni e servizi internet sono insufficienti. Non vi è poi una capacità di gestione dei rifiuti adeguata. Soprattutto, mancavano e mancano delle regole per far ripartire l’economia e per superare il deficit economico e fiscale. Il paese ha poi una cronica mancanza di servizi per l’energia elettrica, con grossi problemi di gestione e distribuzione.
La digitalizzazione dell’economia rimarrà anche dopo la crisi una delle priorità per la Repubblica dei Cedri. I libanesi sono grandi esportatori di varie risorse, tra cui capitale umano e tecnologie innovative, ma la strada è lunga.

L’agricoltura ha un grande potenziale, anche se negli ultimi anni aveva già sofferto di gravi colpi a causa di crisi regionali e conflitti in Siria e ora è ancora in continua evoluzione per provvedere alla crescente domanda locale su alcuni prodotti agricoli. Rimane la speranza che settori chiave storicamente vitali nel paese vengano ripristinati come il turismo. Bisogna anche sperare che i progetti per lo sfruttamento del petrolio e del gas di fronte alla costa libanese raggiungano la produzione. Eni e Total hanno già investito nel Paese.

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