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Niente derby Johnson-Gove, sarà Hunt a sfidare Bojo

di

Johnson

Il Punto di Daniele Meloni

Alla fine, il tanto temuto redde rationem tra Boris Johnson e Michael Gove non ci sarà. In un sussulto di ragionevolezza i parlamentari del partito Conservatore – interessati innanzitutto a preservare la loro carriera politica – hanno stabilito che sarà Jeremy Hunt (77 voti) a sfidare Johnson (160 voti) per la leadership dei Tories. Niente derby dunque, nessuna sfida all’ultimo sangue tra i due brexiteers una volta alleati ma poi acerrimi rivali per la conquista dell’anima del partito e del cuore della Nazione.

Anima e cuore, sense and sensibility, ma anche una sana dose di realismo politico: gli MPs Tories consegnano ai 160mila iscritti al partito la scelta del loro nuovo leader: in palio una camera con vista sul numero 10 di Downing Street, la nuova dimora del nuovo capo dei Conservatori dopo che Theresa May rassegnerà le dimissioni alla Regina Elisabetta II.

Si tratterà della sfida tra i due più recenti ministri degli Esteri del Governo May: Hunt sostituì Johnson dopo le dimissioni di quest’ultimo, in disaccordo con May sull’accordo sulla Brexit presentato ai Chequers nel luglio 2018, ormai un’era geologico-politica fa. Il ruolo di Foreign Secretary è sempre stato uno dei trampolini di lancio per i politici che ambivano a guidare il paese, insieme a quello di Cancelliere dello Scacchiere. In passato Anthony Eden, James Callaghan, John Major e Alec Douglas Home – per citare solo i più recenti – si sono elevati al ruolo di Prime Minister dopo periodi, più o meno brevi, al Foreign Office. Il prossimo premier si aggiungerà a questa lista.

Jeremy Hunt ha sconfitto Michael Gove per soli due voti, 77 a 75, e i maligni hanno subito insinuato che nella conta finale sono stati decisivi alcuni voti che Johnson avrebbe rifiutato dirottandoli su Hunt. Non lo sapremo mai. Quello che è certo è che, anche se Boris ha annunciato di recente di volere Gove in un suo futuro Cabinet, l’ex sindaco di Londra non può avere perdonato quanto successe ai tempi del leadership contest del 2016, quando Gove sostenne inizialmente Johnson per poi pugnalarlo pubblicamente con un’inversione a U degna del ritiro della patente sulla M25, l’autostrada più famosa e trafficata del Regno Unito. “Dopo un’attenta disamina ho deciso che Boris non è la persona più adatta per fare il premier” disse Gove allora, aggiungendo che “la persona più adatta per quel ruolo sono io”.

Difficile – se non impossibile – che il “darling” degli iscritti al partito Conservatore, i militanti Tory che hanno disertato in massa il partito per votare il brexiteer Farage alle europee, possa essere sconfitto da Hunt, con cui si confronterà in diretta tv su ITV il prossimo 9 luglio. Appoggiando massicciamente Johnson i parlamentari Tory hanno scelto il cavallo che gli consentirà di difendere i loro seggi e ampliare la maggioranza conservatrice (che ora, de facto, non c’è) alle prossime elezioni. Johnson potrebbe essere tentato dal voto anticipato: un recente sondaggio pubblicato dal Daily Telegraph assegna 395 seggi ai Tories in caso di elezioni con lui come leader del partito: numeri che i Conservatori non vedono dai tempi di Margaret Thatcher.

Tutto fa pensare che sarà Alexander Boris de Pfeffel Johnson il prescelto dagli aficionados del partito e l’uomo che si recherà a Buckingham Palace “to kiss hands” con la Regina. La rivista Spectator – di cui è stato direttore in passato – gli ha dedicato una copertina-cartoon questa settimana, ritraendolo mentre entra come un bulldozer a Downing Street sfondando il portone nero più famoso del mondo. L’Economist invece si chiede quale Johnson il Regno Unito avrà come premier: il clown o il pragmatico sindaco che ha ben governato Londra per due mandati? Chissà.

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