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Morti Sars-CoV-2 in Rsa. Report Iss

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Che cosa mostra l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sulle Rsa.

Nelle Residenze sanitarie per anziani il 37,4% dei decessi tra i residenti, pari a 1443 su 3859 deceduti (dal primi febbraio) ha interessato residenti con riscontro di infezione da SARS-CoV-2 o con manifestazioni simil-influenzali. Lo scrive l’Iss nel secondo rapporto sulle strutture Rsa che stanno rispondendo al questionario diffuso alle strutture.

I dati si riferiscono a 576 Rsa su 577 che hanno finora risposto al questionario. L’indagine è partita lo scorso 24 marzo.

Tra il totale dei 3859 soggetti deceduti, 133 erano risultati positivi al tampone e 1310 avevano presentato sintomi simil-influenzali. Il tasso di mortalità fra i residenti (residenti al 1/o febbraio e nuovi ingressi dal 1/o marzo), considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, è del 3,1% ma sale fino al 6,8% in Lombardia.

Da un ulteriore approfondimento, risulta che in Lombardia e in Liguria circa un quarto delle strutture (rispettivamente il 23% e il 25%), presenta un tasso di mortalità maggiore o uguale al 10%. Poiché l’indicazione dei decessi per intervallo temporale è stata richiesta solo a partire dal 30 marzo, la distribuzione temporale dei decessi è disponibile solo per 1854 eventi. I residenti totali nelle strutture che hanno risposto al 6 aprile è di circa 44.500.

La maggior parte dei 577 questionari compilati provengono da Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Lazio. Il tasso di risposta è stato del 26,6%, con un’ampia variabilità regionale dallo 0% (Valle D’Aosta e Basilicata), a oltre il 40% per il Molise, Campania, Toscana e Piemonte. Tuttavia, anche se alcune regioni hanno un elevato tasso di risposta considerato il limitato tempo trascorso dall’invio dei questionari bisogna considerare che la rappresentatività delle risposte sul totale delle strutture presenti in regione coinvolge il 24% delle strutture complessive presenti nei territori. Solo in sei regioni le strutture interpellate hanno riportato di avere attualmente residenti positivi al COVID-19, nello specifico, la Lombardia (163), l’Emilia Romagna (22), il Veneto (98), le Marche (10), la Toscana (76) e la Liguria (8).

L’informazione sui residenti attualmente presenti con sintomi simil-inflenzali, è stata inserita successivamente, al secondo invio del questionario, pertanto è riferita a 321 strutture. Su 560 strutture che hanno risposto alla domanda sui tamponi positivi sul personale, 97 (17,3%) hanno dichiarato una positività. La regione che presenta una frequenza più alta di strutture con personale riscontrato positivo è la Lombardia (34.6%), seguita dalla provincia di Trento e Liguria (entrambe 25%), Marche (16.7%), Toscana (15.8%), Veneto (14.6%), Friuli Venezia Giulia (13.3%) e valori inferiori al 10% o uguali a zero per le altre regioni.

Infine l’87% delle strutture ha adottato divieti di ingresso, tranne che in alcune rare eccezioni, mentre solo quattro strutture hanno dichiarato di non aver adottato forme di comunicazione con i familiari/badanti alternative alle visite presso la struttura.

Il 63% delle strutture che hanno adottato forme di comunicazione alternative alle visite (568) riferisce di ricorrere a telefonate e videochiamate, il 21% solo a videochiamate, il 10% solo a telefonate ed il restante 6% a forme alternative quali il ricorso ai social ed invio di email.

 

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