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Ecco le pagelle di Moneyval sulle finanze della Santa Sede

Bilancio Vaticano

Luci e ombre delle finanze vaticane secondo il rapporto Moneyval. L’articolo di Andrea Gagliarducci (tratto da Acistampa)

 

È un rapporto considerato generalmente positivo, che proietta Santa Sede al sesto round di valutazioni (una delle cinque nazioni al mondo ad essere arrivata così avanti). Allo stesso tempo, il rapporto del comitato del Consiglio d’Europa MONEYVAL sulle finanze della Santa Sede / Stato di Città del Vaticano mette in luce tutte le criticità del sistema vaticano, e in particolare quello giudiziario.

In particolare, il rapporto attacca fortemente la Santa Sede per aver ignorato la possibilità che i suoi dipendenti possano abusare dei loro uffici del sistema finanziario vaticano per il loro profitto; sottolinea il rischio di conflitti di interesse per promotori di giustizia e giudici del Tribunale vaticano, perché non lavorano a tempo pieno per la Santa Sede; critica lo stesso promotore di Giustizia per il modo in cui sono state eseguite le indagini sull’ormai famoso caso dell’investimento di Londra della Segreteria di Stato. Tema sul quale il rapporto dà anche una notizia: che il processo sui sospettati dovrebbe aver luogo nell’estate 2021.

Dopo più di un mese, MONEYVAL pubblica il rapporto sulla Santa Sede / Stato di Città del Vaticano, approvato nella plenaria dello scorso aprile. Sono le valutazioni generali sull’efficacia del sistema, divise in 11 Immediate Outcomes (IO), che hanno quattro scale di voto: dalla parte bassa c’è “low” e “moderate” (basso e moderato), nella parte alta “substantial” e “high” (sostanziale ed alto). C’è da dire che la Santa Sede non ha preso nemmeno un “low”. Ma non c’è neanche un “high”. Delle 11 valutazioni, sei sono più tendenti alla parte bassa (moderate) e cinque più tendenti alla parte alta (substantial). Quelle tendenti alla parte alta, tra l’altro, si riferiscono alla cornice giuridica messa a punto nel corso degli anni, e che di certo non si può attribuire all’attuale gestione dell’Autorità di Sorveglianza e Informazione Finanziaria, la quale ha cambiato il nome, ma non ha aggiunto sostanziali novità ad una cornice giuridica che già funzionava, e anche bene, a giudicare dai precedenti rapporti. In effetti, anche il presidente Barbagallo il lavoro del Comitato di Sicurezza Finanziaria, stabilito nel 2013, e la firma di numerosi protocolli di intesa nel 2019 e 2020, tutti o quasi tutti negoziati comunque dalla precedente gestione. Insomma, è, sì, un rapporto generalmente positivo, ma tutto da ponderare.

Il nodo cruciale è l’IO.7, quello che riguarda l’efficacia delle indagini per i reati e le attività di riciclaggio di denaro. E lì si dice chiaramente che “i miglioramenti nel quadro istituzionale e un approccio più proattivo applicato dal Corpo della Gendarmeria e dall’Ufficio del Promotore di Giustizia sono incoraggianti”. Eppure, si aggiunge, “i risultati effettivi raggiunti durante il periodo in esame sono modesti”. Ci sono solo due condanne negli anni in esame, ed entrambi sono per autorciclaggio, con “sentenze inferiori alla pena minima prevista dalla legge per il riciclaggio”, mentre “non c’è ancora nessuna condanna per riciclaggio da parte di terzi”. Nella solita intervista istituzionale, il presidente dell’ASIF, Barbagallo, sottolinea che purtroppo non si tiene conto di un’altra condanna del Tribunale vaticano, perché avvenuta dopo l’ispezione di MONEYVAL. Si riferisce alla condanna all’ex presidente dello IOR Angelo Caloia. Anche quella, però, è una condanna per autoriciclaggio. Non migliora il quadro, né la statistica.

Non solo. MONEYVAL concede che i ritardi nelle indagini sono “in parte dovuti a risposte tardive sulle richieste di assistenza reciproca da parte della controparte straniera”, allo stesso tempo il problema è la mancanza di risorse dell’ufficio del promotore di giustizia, cosa che porta a far suggerire “ulteriori miglioramenti nell’organico e nell’assunzione di procuratori a tempo pieno (in particolare con esperienza pratica nel perseguire i crimini finanziari).

Sotto IO.7 cade anche l’indagine sull’investimento della Segreteria di Stato su un immobile di lusso a Londra, che ha portato ad ottobre 2019 a raid in Segreteria di Stato e nell’Autorità di Informazione Finanziaria, alla sospensione di 6 officiali apicali e ad indagini che sono ancora in corso.

Sono indagini di cui MONEYVAL mette in luce le anomalie. “Durante le ricerche – si legge al punto 234 – un numero di apparati e documenti sono stati sequestrati, alcuni dei quali contenevano informazioni che l’Unità di Informazione Finanziaria aveva ricevuto da altre cinque controparti europee”, e che includevano più di 15 comunicazioni tra AIF e le altre UIF europee.

seguito di questa anomalia, che avrebbe messo a rischio gli scambi di intelligence, il Gruppo Egmont, che raggruppa le Unità di Informazione Finanziaria di tutto il mondo, ha sospeso l’accesso all’intranet per lo scambio di informazioni.

“Da discussioni con le autorità della Santa Sede / Stato di Città del Vaticano – si legge ancora nel rapporto – non è chiaro se le autorità giudiziarie abbiano valutato il rischio in relazione alle potenziali conseguenze internazionali per le Unità di Informazione finanziaria che potevano venire fuori da queste perquisizione”.

La crisi è rientrata solo con la firma di un protocollo tra AIF e Promotore di Giustizia per “assicurare che la confidenzialità delle informazioni ricevute dalle UIF straniere sia protetta in casi simili in futuro”.

L’altra critica ai giudici vaticani si trova al punto 257 del rapporto. “L’aggiornamento della valutazione generale dei rischi – si legge – ha segnalato come una vulnerabilità il fatto che non tutti i promotori di giustizia lavorano esclusivamente per la Santa Sede / Stato di Città del Vaticano. La valutazione ha notato che ‘non si possono escludere’ potenziali conflitti professionali e incompatibilità’. I valutatori possono comprendere la preoccupazione espressa nella valutazione”.

Per questo – aggiungono – “per evitare potenziali conflitti di interesse, o la percezione di un conflitto di interesse, è da considerare che tutti i procuratori nominati in futuro lavorino esclusivamente per la Santa Sede / Stato di Città del Vaticano durante i loro contratti, e non possano fare pratica legale in altre giurisdizioni simultaneamente”.

Cosa farà, ora, il Tribunale Vaticano, i cui promotori d Giustizia hanno attività legale in Italia o presso il Sovrano Militare Ordine di Malta?

Oltre a nuove assunzioni, per rafforzare lo staff, MONEYVAL chiede anche di “introdurre un protocollo da seguire da tutti i procuratori per facilitare le indagini e i procedimenti di riciclaggio”, e di stabilire “una ampia procedura per chiedere al Santo Padre mentre si chiede consenso per portare avanti una indagine contro cardinali e vescovi”. Quest’ultimo punto recentemente superato dalla decisione di Papa Francesco di far giudicare cardinali e vescovi dal Tribunale vaticano.

Tutto questo mentre il sistema messo a punto nel corso degli anni funziona. Si legge nei key findings (fatti chiave) che i rapporti di transazione sospetta sono considerati “di buona qualità”, ma che la qualità è “variata nel corso del tempo” e che “il ruolo centrale utilizzato dall’unità pone stress nelle sue risorse già limitate, e, a volte, la distrae dal portare avanti le sue funzioni base”. In pratica, la riforma dell’ASIF, che ha rafforzato la presidenza, ha accentrato tutto, rendendo più difficile la stessa operatività della Autorità.

“L’ASIF – si legge ancora – dovrebbe migliorare il suo approccio verso un sistema più globale e sistematico, in particolare rivedendo la frequenza delle ispezioni e la selezione dei temi per le ispezioni mirate, in modo da affrontare i rischi rilevanti in maniera più dimostrabile”.

Da notare, tra l’altro, che il rapporto mette anche in luce i guadagni della Chiesa. Il bilancio della Santa Sede era pubblico, e dice che ci sono stati guadagni per 307 milioni, spese per 318 milioni e che il valore degli asset è di 1402 miliardi.

Ma aggiunge anche i profitti dello Stato di Città del Vaticano (il bilancio non è stato pubblicato) quantificati in 293 milioni nel 2018, mentre gli asset di Santa Sede, Stato di Città del Vaticano, Obolo di San Pietro, IOR, fondo pensione e fondazioni ammontano a circa 4 miliardi di euro.

Altre entrate: le Pontificie Opere Missionarie hanno raccolto 89 milioni di dollari nel 2019; l’Obolo di San Pietro 53 milioni nel 2019; l’Elemosineria 2,4 milioni di euro nel 2019; la Congregazione per le Chiese Orientali 13 milioni.

Articolo pubblicato su acistampa.com

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