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Cosa si dice del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta (e cosa dice lei)

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Nel Governo, a far discutere più di lei, in questo primissimo scorcio di legislatura, è stato soltanto il neo ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. Ma mentre quest’ultimo è finito nell’occhio del ciclone più che altro per le sue dichiarazioni sulle unioni gay, la sua collega Elisabetta Trenta è stata sviscerata in primis per le sue esperienze professionali e per i legami – presunti, fino a prova contraria – dell’Università per cui lavora con la Russia.

ESPERTA DI INTELLIGENCE

Il nuovo ministro della Difesa, cinquantun anni e un corposo curriculum, è un’esperta di intelligence, ben radicata nel mondo della cooperazione internazionale ma con qualche dettaglio da chiarire, come hanno evidenziato i principali organi di stampa negli ultimi giorni. La Trenta, che vanta un ruolo di capitano nella riserva selezionata dell’Esercito, è docente (per la precisione, vicedirettrice di un Master) alla Link Campus University, l’ateneo da cui Luigi Di Maio, quand’era candidato premier per i Cinque Stelle, ha attinto abbondantemente per la selezione della sua squadra di aspiranti ministri.

LA LINK CAMPUS UNIVERSITY E LA RUSSIA

Sull’ateneo si è scritto molto, e al centro del dibattito sono finite due questioni: i presunti legami della Link con il mondo accademico russo e il coinvolgimento di docenti e altri soggetti legati ad essa in vari casi di intelligence. «La Link sembra ubiqua ai casi e onnipresente sugli affari tenebrosi» ha scritto su Repubblica Gianluca di Feo. Alla Link, ha fatto notare per esempio il giornalista vicino a Forza Italia Augusto Minzolini, «spesso circolano personaggi che hanno dimestichezza con i mondi dell’intelligence e delle grandi lobby estere». Detto che in un’università che si occupa di studi strategici parrebbe strano il contrario, resta il fatto che non si tratta dell’unico indizio che ha sollevato qualche dubbio. L’Espresso, per esempio, ha tirato in ballo un altro docente che ha orbitato intorno all’Università, il maltese Joseph Mifsud. Mifsud, che attualmente risulta scomparso, secondo quanto riporta l’Espresso «nell’aprile 2016 avrebbe offerto a George Papadopoulos, membro dello staff elettorale del futuro presidente Trump, materiale compromettente sulla Clinton». Circostanza che lo ha catapulta dritto nel Russiagate. Infine c’è Stephan Roth, «imprenditore nel campo del nucleare in Inghilterra ma con grossi rapporti con la Russia» che risulta essere socio di minoranza proprio della Link. Gli ottimi legami fra la Link e il mondo accademico russo sarebbero confermati dalla partnership con la Lomonosov, la prima università statale di Mosca, «alla quale – si legge sempre sull’Espresso – è intitolata una sala della Link». Va detto che Vincenzo Scotti, ex ministro Dc e fondatore dell’Università, ha specificato che la Link è «una università con una pluralità di sensibilità e di culture», con «93 soci che vengono da think tank di tutto il mondo, dagli Usa alla Cina».

LA FRASE DI CICCHITTO

Ciononostante, tornando alla Trenta, ci ha pensato il forzista Fabrizio Cicchitto a esplicitare il retropensiero sotteso a molti ragionamenti sul neo ministro: «Guardate che la Trenta ha una cattedra universitaria a Mosca – ha dichiarato al Giornale – E lì per avere cattedre devi aver legami forti, non sei ad Harvard. Non vorrei che questa volta i russi siano riusciti nell’obiettivo che hanno fallito pure con il Pci: infiltrarsi nella Difesa».

I PRESUNTI LEGAMI CON MERCENARI

Non è solo il contesto accademico a far discutere, a proposito di Elisabetta Trenta. Fra le altre cose, è stata a lungo dirigente della Sudgest Aid, società senza fini di lucro che si occupa di ricostruzione post bellica. Questa società, segnalano Stefano Feltri e Carlo Tecce sul Fatto, «quattro anni fa ha ottenuto la prima commessa per la formazione dei dipendenti nel governatorato di Dhi Qar», in Iraq, vicino a Nassiriya. In quel contratto Sudgest Aid coinvolse proprio la Link. E proprio l’attività di Sudgest Aid in Iraq è oggetto di polemica. Secondo il settimanale francese Le Point questa avrebbe «reclutato mercenari in Medio Oriente». Un concetto poi ribadito – non senza polemica – dal deputato Pd Michele Anzaldi.

Tale ricostruzione, comunque, è stata smentita da Maurizio Zandri, ex direttore generale di Sudgest Aid e docente di cooperazione internazionale (sempre alla Link). Al Corriere Zandri ha negato i legami fra Sudgest e i mercenari, specificando che «la nostra attività esclusiva è stata di sostegno allo sviluppo di aree svantaggiate e cooperazione internazionale».

Ma da dove nasce l’affondo di Anzaldi sul presunto reclutamento di mercenari? Dal legame fra la Sudgest con l’ex parà Giampiero Spinelli, che opera da contractor in zone di guerra per aziende private, fra cui appunto la società in questione. Spinelli, ricostruisce il Fatto, è membro, del consorzio Criss (Consortium for research on intelligence and security services), finanziato dalla Link, nel cui comitato direttivo siede proprio la Trenta.

Non solo: la società da lui fondata, la Stam, nel 2012 ha ottenuto un contratto dalla Sudgest per la messa in sicurezza di siti archeologici a Sabratha e Cirene, in Libia. Spinelli comunque, su Repubblica, ha rigettato la definizione di mercenario ribadendo come «i contractor fanno un lavoro legale» disciplinato dalla convenzione di Montreaux.

RENZI E L’AUDIZIONE AL COPASIR

Certo è che il clima, attorno alla neo ministra, è pesante. Ed è possibile che i nodi vengano presto al pettine: qualche giorno fa Matteo Renzi ha pubblicamente richiesto la convocazione della titolare della Difesa al Copasir (la commissione parlamentare per i servizi segreti) facendo cripticamente riferimento alla necessità di chiarire dei punti «su cose che lei sa e su cui succederà il finimondo».

IL CONFLITTO DI INTERESSI DEL MARITO

C’è infine un’ultima questione che ha risucchiato il ministro Trenta nel vortice della polemica: quella che riguarda il marito, il capitano Claudio Passarelli, che fino a pochi giorni fa lavorava nella segreteria del vice direttore nazionale degli armamenti del dicastero della Difesa. Uno dei primi atti della neoinsediata titolare della Difesa è stato il suo trasferimento all’ufficio affari generali, «per questioni di opportunità». Il Capitano Passarelli, riferiscono fonti vicine alla ministra, nonostante non si sia mai occupato di acquisti o contratti sarà spostato all’ufficio Affari Generali, retto da un dirigente civile, che sovrintende alle esigenze organizzative e logistiche del funzionamento del segretariato generale”.

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