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Il Foglio, la Nato e i link fra Di Maio e Scotti sui raid di Trump in Siria

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Che cosa sostiene sulla Siria l’ateneo privato fondato dall’ex ministro dc, Scotti, che ha ospitato con calore prima delle elezioni il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, mentre si scopre che il programma Esteri dei Pentastellati sulla Nato è stato rimaneggiato come ha svelato il Foglio. L’articolo di Lorenzo Bernardi

Il Movimento 5 Stelle, il primo partito d’Italia, è filo-Nato o filo-russo? Negli ultimi mesi si è assistito a un progressivo allontanamento dell’aspirante premier Luigi Di Maio – e conseguentemente del Movimento – da posizioni vicine a Vladimir Putin, che pure avevano caratterizzato a lungo la propaganda grillina, soprattutto per voce di Manlio Di Stefano e Alessandro Di Battista. Il recente posizionamento di Di Maio “al fianco degli alleati storici” – ribadito ieri sera in Tv a Otto e Mezzo su La 7- in seguito al raid punitivo in Siria da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, ha ulteriormente confermato questo allineamento.

Ma, al di là delle dichiarazioni di Di Maio, nell’ottica di un possibile governo a trazione pentastellata vale la pena osservare con attenzione come si posiziona sulla questione mediorientale un mondo a cui i grillini stanno attingendo sempre più per la definizione della loro classe dirigente: quello dell’università. Parliamo in particolare della Link Campus University, l’ateneo privato dal cui corpo docente Di Maio ha pescato tre dei sui potenziali ministri. Mentre il Foglio oggi in un articolo di Luciano Capone ha svelato che il programma elettorale in politica estera del Movimento 5 Stelle ha subito delle correzioni, a cavallo elezioni del 4 marzo, specie nei passaggi sulla Nato: sono svaniti quelli critici verso l’Alleanza atlantica. Ma torniano ai link fra la Link e il movimento capeggiato da Di Maio.

L’ANALISI DI LINK UNIVERSITY

In un articolo uscito a firma del ricercatore Gabriele Natalizia, si giudica l’attacco ad Assad un successo strategico. “Sono stati smascherati i reali rapporti di forza fra l’America e i suoi rivali – ha scritto Natalizia sul sito di Unilink – È emerso che quando i nodi della politica internazionale vengono al pettine e si passa dalla guerra “sotto altre forme” al ricorso diretto alla violenza nessuno – neanche Mosca – è nelle condizioni di sfidare Washington”.

La stessa tesi sostenuta da molti altri analisti, secondo cui quei missili lanciati dal trio Trump-May-Macron sugli impianti di Assad, pur senza aver impensierito il regime, avrebbero rafforzato la posizione americana. E al contempo avrebbero ridimensionato Russia e Iran dopo che, per mesi, Putin sembrava aver guadagnato molto in termini di influenza, anche in virtù di un asse con la Turchia di Erdogan.

I MINISTRI GRILLINI DELLA LINK

Putin è più debole, Trump è più forte, in sintesi, è la tesi di Natalizia (e non solo).

Detto questo, l’analisi della Link non è un’analisi qualunque. Anzi è particolarmente rilevante, in questa fase, per il rapporto che lega quell’Università e il Movimento 5 Stelle, attualmente il primo partito in Italia e dunque in pole position per la formazione del governo.

È alla Link che Di Maio ha costruito il suo “tridente” di punta della squadra di ministri non economici, affidando tre ruoli chiave ad altrettanti docenti dell’ateneo: Paola Giannettakis, Elisabetta Trenta e Emanuela Del Re, sono stati scelti come possibili titolari di Interni, Difesa ed Esteri. E presentati agli elettori all’Eur un paio di giorni prima del voto. Non solo: proprio alla Link Di Maio ha presentato il suo programma di politica estera.

Abbastanza per sostenere che quell’Università rappresenti quantomeno un influente crocevia della dottrina pentastellata sulle relazioni internazionali.

IL FONDATORE SCOTTI (EX DC): “NON SIAMO UNA LOBBY”

Va detto che la Link Campus non è un think-tank grillino. L’ha chiarito il suo fondatore, l’ex ministro DC Vincenzo Scotti, in un’intervista a Lettera 43: “Siamo una università con una pluralità di sensibilità e di culture, nel nostro consiglio di amministrazione c’è, per dire, anche Gennaro Migliore (del Pd, ndr), e guai se non fosse così. Educhiamo gli studenti al pensiero critico, capacità di adattamento al cambiamento. Dimensione interdisciplinare, sistemica internazionale. Abbiamo 93 soci che vengono da think tank di tutto il mondo, dagli Usa alla Cina. Non siamo una lobby”. Scotti ha pure ribadito che il M5S non è stato l’unico partito a cui sono state aperte le porte dell’ateneo. “Noi abbiamo invitato tutti” ha detto.

LA POSIZIONE DI DI MAIO

Resta il fatto che sulla Siria la vicinanza – quantomeno di visione – fra Link University e M5S emerge anche dalla posizione assunta esplicitamente da Di Maio sulla questione siriana: assai più vicina alla Nato che non a Putin.“L’uso di armi chimiche (da parte di Assad, ndr) è intollerabile ma mi auguro che l’attacco di oggi resti un’azione limitata e circoscritta e non rappresenti invece l’inizio di una nuova escalation” ha scritto su Facebook il leader grillino all’indomani del raid. Per poi aggiungere: “Restiamo al fianco dei nostri alleati, soprattutto perché in questa fase delicatissima credo che l’Ue debba avere la forza di farsi vedere compatta e unita, anche nell’invitare le Nazioni Unite a compiere ispezioni sul terreno in Siria affinché si accertino le responsabilità sull’uso di armi chimiche da parte di Assad”.

Un intervento che ha causato qualche problema a Di Maio, bollato come “democristiano” da una parte della base grillina. Di più: molti simpatizzanti del M5S gli hanno rimproverato sui social di non aver assunto una posizione filo-russa, come ha invece fatto Matteo Salvini.

Malumori interni a parte, Di Maio non mostra nessuna intenzione di rimangiarsi la fedeltà alla Nato. L’ha detto chiaramente anche ieri sera, intervistato da Lilli Gruber a 8 e mezzo, quando ha elogiato Gentiloni e ha definito le dichiarazioni pro-Putin di Salvini “irresponsabili”.

Insomma, almeno in questa fase, la scelta del M5S – o quantomeno dei suoi vertici – è chiara: rassicurare gli alleati storici. A maggior ragione se, come sottolinea fra gli altri la Link University, questi oggi dopo il raid siriano sembrano un po’ più potenti di ieri.

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