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Narcotraffico, cosa succede davvero in Messico

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Dal dicembre 2018 al maggio scorso ci sono stati 53.628 omicidi in Messico, un record. Il ruolo del narcotraffico

 

Nel primo anno e mezzo di governo di Andrés Manuel López Obrador – il nazionalista di sinistra divenuto presidente a fine 2018 – in Messico ci sono stati 53.628 omicidi. Significa quasi cento persone assassinate ogni giorno dal dicembre 2018 al maggio scorso, con un tasso di 42,5 casi ogni centomila abitanti.

Il primo anno e mezzo di governo di López Obrador è stato il più violento dell’ultimo ventennio. Il solo 2019 si era chiuso con 35.588 vittime di omicidio doloso: un numero che aumenta da cinque anni di fila. Nonostante la crisi, il tema della sicurezza occupa un posto abbastanza marginale nell’agenda del presidente, concentrato piuttosto sulla “trasformazione” economica e morale – fondata sull’austerità nei consumi e su un ruolo più attivo dello stato – che ha intenzione di realizzare in Messico.

Secondo i dati diffusi in questi giorni dal Sistema nazionale di sicurezza pubblica, il 60 per cento degli omicidi commessi negli ultimi diciotto mesi sono legati alla criminalità organizzata, con picchi anche dell’80 per cento in alcune aree. Una delle cause principali della violenza in Messico sarebbero dunque i conflitti tra gruppi diversi per il controllo di un territorio. Ma va specificato, per completezza, che i reati sono alimentati dall’impunità altissima, superiore al 95 per cento.

LA FINE DEI CARTELLI DELLA DROGA

Lo scenario criminale messicano è oggi molto diverso da quello raccontato dalle serie tv e basato su grandi “cartelli della droga” che si spartiscono il mercato. La guerra militarizzata contro questi ultimi – iniziata nel 2006 e di fatto ancora in corso, anche se ricoperta da una narrazione diversa – è riuscita a provocarne la caduta. Allo stesso tempo, però, ha esasperato i livelli di violenza nel paese.

I grandi gruppi del narcotraffico ancora integri sono pochi: il Cartello di Sinaloa e il Cartello di Jalisco Nuova Generazione, ad esempio. Dai resti di tutti gli altri sono nate moltissime organizzazioni dalle dimensioni ridotte, ciascuna in competizione diretta con l’altra. Non disponendo dei contatti e dei mezzi necessari per operare nel contrabbando internazionale di droghe, i loro “modelli di business” si fondano sull’estrazione di risorse dalle comunità locali: estorsioni, furti, rapimenti con riscatto. Il monopolio su un certo territorio, da raggiungere attraverso l’eliminazione dei rivali, e la violenza contro la popolazione sono fattori centrali per la sopravvivenza economica delle nuove gang messicane.

LE CAUSE DELLA VIOLENZA IN MESSICO

La violenza è un fenomeno diffuso su tutto il territorio messicano. Alcune aree, tuttavia, sono più violente di alte: gli stati con il maggior numero di omicidi registrati negli ultimi diciotto mesi sono, nell’ordine, Guanajuato (5745), Messico (4337), Bassa California (4285), Jalisco (3998), Chihuahua (3856) e Michoacán (3271). C’è poi lo stato di Colima, scarsamente popolato ma con un altissimo tasso di omicidi per numero di abitanti (144,5).

La lotta per il controllo delle rotte del narcotraffico aiuta a spiegare l’elevato numero di omicidi in alcuni territori (Jalisco, Bassa California, Chihuahua, Colima). Ma la droga, da sola, non permette di comprendere appieno la geografia della violenza in Messico.

Guanajuato, al centro della nazione, è il cuore dell’industria automobilistica messicana e sede di un’importante raffineria. In questo stato la violenza si concentra in una manciata di municipi, specialmente in quello di Celaya, dove il gruppo criminale dominante è il Cartello di Santa Rosa de Lima: nonostante il nome altisonante e le ambizioni di grandezza, si tratta di una gang locale, famosa soprattutto per i furti di combustibile e di gas. Dopo la stretta imposta dal governo messicano a questa pratica (nota in gergo come huachicoleo), il Cartello di Santa Rosa de Lima ha iniziato a dedicarsi maggiormente all’estorsione.

Nel Chihuahua, al confine con il Texas, il contrabbando di legname è diventato un mercato criminale di grande importanza. Come riportato anche da Reuters, nelle comunità più isolate dello stato i giovani vengono rapiti dalle gang e costretti ad abbattere gli alberi. Secondo le stime delle autorità messicane, il contrabbando di legname è pari al 30 per cento della quantità raccolta in maniera legale.

Nello stato centro-occidentale di Michoacán le organizzazioni criminali si contendono il monopolio dell’estorsione ai produttori di avocado. Attorno al frutto – non a caso ribattezzato oro verde – ruota un giro d’affari enorme: le esportazioni valgono 2,4 miliardi di dollari l’anno.

Il piccolo stato di Colima, affacciato sull’Oceano Pacifico, è strategicamente rilevante per il narcotraffico internazionale in virtù dell’affollato porto di Manzanillo, che funge da collegamento con l’Asia. È dalla Cina, in particolare, che i narcos messicani si riforniscono delle sostanze chimiche (i cosiddetti precursori) necessarie a realizzare le droghe sintetiche destinate al mercato americano. Controllare il porto di Manzanillo, dunque, significa controllare un anello fondamentale della filiera produttiva.

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