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Conte Schlein

Mes: asse Meloni-Salvini, divorzio Conte-Schlein

Posizioni e tensioni nel centrodestra e nel centrosinistra sul Mes. La nota di Paola Sacchi

Se la maggioranza di governo si è differenziata tra il voto contrario della Lega e FdI e l’astensione di FI e Noi Moderati di Maurizio Lupi, il campo largo delle opposizioni sul Mes si è dissolto, spaccato a metà come una mela tra i suoi principali azionisti: il Pd vota a favore, come Iv e Azione, i Cinque Stelle invece votano contro.

CONTE CONTRO TUTTI

Giuseppe Conte di fatto sferra un altro attacco all’idea di Romano Prodi di Elly Schlein nel ruolo di federatrice. E dopo aver chiesto addirittura il giurì d’onore alla Camera per difendersi dalle accuse del premier Giorgia Meloni secondo cui l’ok alla ratifica del Mes è stata decisa dal suo governo in carica per gli affari correnti, il leader pentastellato fa una piroetta di 360 gradi e vota con Lega e FdI no alla riforma del Mes. Evidente la tattica di smarcarsi, giocare al rialzo con il Pd, con un ruolo da battitore libero. Una mossa che potrebbe preludere anche ad altre sortite del genere per battere il Pd alle Europee.

FRATTURE LARGHE NEL CAMPO LARGO

Schlein attacca la maggioranza di governo che “non rende credibile l’Italia”, ma non basta per coprire la clamorosa spaccatura del campo largo, diventato ormai davvero molto stretto. Mettere sullo stesso piano la differenza tra il voto di Lega e FdI e quella di FI che comunque si è astenuta, nonostante molti osservatori ne davano già per scontato il voto favorevole che avrebbe creato problemi agli alleati, e la spaccatura nettissina della sinistra rischia di essere una narrazione di comodo per camuffare lo stato di estremo sfilacciamento delle opposizioni.

LA VITTORIA IN CASA DI SALVINI

Per quanto riguarda la maggioranza, è evidente che la Lega ha giocato un ruolo di primo piano, con la battaglia costante anche sui social dei due economisti Claudio Borghi e Alberto Bagnai, le ripetute dichiarazioni per il No che venivano da Bruxelles dal capodelegazione leghista Marco Campomenosi. Un No così reiterato e costante che solo osservatori sprovveduti potevano pensare che non ci fosse dietro l’ok del leader Matteo Salvini. Il segretario leghista, vicepremier e Ministro di Infrastrutture-Trasporti esulta:”Vittoria: grazie alla lega l’Italia dice stop al Mes. Pensionati e lavoratori italiani non rischieranno di pagare il salvataggio delle banche straniere”. Conclude Salvini: “E pazienza se a sinistra si arrabbieranno. Una battaglia della Lega combattuta per anni e finalmente vinta. Avanti così, a testa alta e senza paura”. La decisione in particolare voluta dalla Lega di anticipare la votazione sulla ratifica alla riforma del Mes, secondo le ricostruzioni, stata presa l’altra sera dal centrodestra.

LA RINCORSA DI FDI

L’influente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, sottolinea che comunque il Mes già c’è, che ne è stata bocciata invece la modifica “che estendeva il salvataggio anche alle grandi banche”. Fabio Rampelli, cofondatore di FdI, vicepresidente della Camera che ha presieduto la seduta: “Per la Grecia è stato patibolo e ghigliottina”. Chiaro, sul piano della tattica politica, che FdI non poteva lasciare tutta la centralità alla Lega, tanto più in vista delle Europee dove si vota con il proporzionale.

E FI?

Per quanto riguarda Forza Italia, la posizione del leader Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, più favorevole, però è stata sempre accompagnata dalla forte perplessità per il fatto che con la riforma il Mes non risponde al presidente della UE e al parlamento europeo.

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