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Vi racconto attese e timori in Germania per il dopo Merkel

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Come la stampa tedesca specializzata in economia e finanza ha analizzato la sconfitta di Angela Merkel. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Per gli operatori di borsa a Francoforte, la notizia più importante della giornata non è arrivata da Berlino ma da Pechino. A muovere il mercato azionario non è stato tanto l’annuncio della fine dell’era Merkel, fatto dalla stessa cancelliera al termine della riunione di partito che ha analizzato la disfatta elettorale in Assia, quanto i lanci delle agenzie di stampa che rivelavano l’indiscrezione che il governo cinese starebbe valutando il dimezzamento della tassa sull’acquisto di autovetture, dal 10 al 5%. Benzina per i titoli delle case automobilistiche e delle aziende dell’indotto che hanno trascinato il Dax verso il +1,2 a fine giornata.

COME I GIORNALI HANNO ANALIZZATO LA SCONFITTA DI MERKEL

Il giorno che chiude un capitolo quasi ventennale della politica tedesca è stato festeggiato in borsa con un netto rialzo. Oltre alla spinta giunta dal mondo dell’auto, l’andamento positivo del mercato azionario è stato comunque influenzato anche dall’annuncio di Angela Merkel: “Ha aperto la strada alla speranza che finalmente qualcosa si muova nella politica tedesca”, ha osservato la Börsen Zeitung. Il quotidiano finanziario non concede troppo spazio ai rimpianti e punta diritto al sodo: riuscirà Merkel a portare fino in fondo l’addio a tappe annunciato ieri, mantenendo la guida del governo fino al 2021? “Tutto dipenderà da chi prenderà la presidenza del partito al congresso di dicembre”, taglia corto la BZ. Merkel è già il passato, una “cancelliera a mezzo servizio” come rileva l’Handelsblatt, un’anatra zoppa come direbbero con minor riguardo gli americani. Si guarda al domani e ai pretendenti alla successione, che si scontreranno in un congresso comunque dominato dai delegati merkeliani.

I TRE NOMI DEI POSSIBILI SUCCESSORI DI MERKEL

In attesa che altri aspiranti si affaccino sulla scena, già ieri sono stati annunciati tre nomi, due scontati, il terzo sorprendente. Li descrive sempre la Börsen Zeitung con brevi pennellate. Annegrette Kramp-Karrenbauer è il segretario generale in carica, voluto direttamente da Merkel, ed è favorevole al proseguimento della linea definita “aperturista” della cancelliera. Jerans Spahn è l’attuale ministro della Salute, giovane e ambizioso, esponente dell’ala più conservatrice del partito. La sorpresa è Friedrich Merz, “l’arci rivale” di Merkel, defenestrato nel 2002 dalla guida del gruppo parlamentare Cdu proprio dalla futura cancelliera che nel frattempo aveva conquistato il partito e avviato l’occupazione di tutte le sue casematte. Per il momento, una merkeliana di ferro e due esponenti conservatori. “L’appoggio del partito per Kramp-Karrenbauer dovrebbe essere particolarmente consistente ma è la persona giusta per avviare un nuovo inizio?”, si chiede il quotidiano finanziario, “mentre una linea opposta è interpretata da Jens Spahn, il giovane conservatore uscito allo scoperto con le critiche alla cancelliera che però ha saputo dimostrare un lato più morbido da ministro della Salute. Infine c’è Merz, l’arci rivale che riemerge dal passato”.

LA SORPRESA MERZ LANCIATA DAI QUOTIDIANI DEL GRUPPO SPRINGER

L’ipotesi di una candidatura dell’avvocato 63enne è piombata come una bomba nella già turbolenta giornata di ieri. A lanciarla sono stati i quotidiani del gruppo Springer, la catena editoriale conservatrice che da qualche tempo pare aver ritirato la cambiale di appoggio ad Angela Merkel. Merz è un vecchio beniamino dell’ala liberal-conservatrice della Cdu, uomo amato dal mondo industriale ed economico, con il quale ha fatto la spola da quando, nel 2009, lasciò il Bundestag e ogni incarico di partito per disaccordi con la linea Merkel. Le sue attuali cariche sembrano fatte apposta per far rizzare i capelli a ogni merkeliano di complemento: presidente dell’Atlantik-Brücke, l’organizzazione privata fondata nel 1952 con l’obiettivo di rafforzare collaborazioni finanziarie, economiche e politico-militari fra la Germania e gli Stati Uniti, membro della Trilaterale e dal 2016 presidente del Consiglio di amministrazione della succursale tedesca di BlackRock.

IL DIBATTITO

La sua candidatura non è ufficiale ma, dopo le indiscrezioni di stampa, aleggia sul suo vecchio partito come una spada di Damocle, suscitando timori e speranze. L’Handelsblatt racconta che Merz sia stato fra i pochi contattati da Wolfgang Schäuble “per uno scambio di idee sul futuro del partito dopo il voto in Assia” e riporta la confidenza di “un esponente di prima fila della Cdu”, secondo il quale l’ex capogruppo sta cercando “contatti fra le federazioni regionali del partito per preparare al meglio la sua candidatura al congresso di Amburgo”. “Il suo nome è ancora molto quotato tra le fila di quella che viene denominata la corrente economica della Cdu”, aggiunge il quotidiano di Düsseldorf, “e incarna tutto quello che una parte del partito rimpiange: una linea pro libero mercato, una visione del mondo allo stesso tempo conservatrice e pragmatica, non ideologica”. Un cambio di 360 gradi rispetto all’era Merkel che anche Spahn vorrebbe interpretare: ma tra il navigato e ricco di contatti e relazioni ex capogruppo e il giovane e acerbo ministro della Salute proprio l’esperienza potrebbe risolvere il derby nella componente liberal-conservatrice. Nota a margine (naturalmente non la si ritrova sui quotidiani): l’elezione di un esponente di questa corrente non sarebbe una buona notizia per l’Italia, date le posizioni molto nette e rigide sui temi del debito pubblico e dei bilanci dello Stato.

LE DIFFICOLTA’ DI MERKEL

Per scrutare il futuro della Cdu e anche quello della Germania i quotidiani economici sono costretti a familiarizzare con gli arcana imperii della politica. Nel suo commento online, BusinessInsider.de rileva come Angela Merkel stia correndo dritta nella trappola che 14 anni fa costò la cancelleria a Gerhard Schröder: aveva giurato a se stessa che non avrebbe mai disgiunto i ruoli di capo del partito e di governo e invece lo ha fatto. Ma a differenza di quanto alla fine capitò a Schröder, Merkel potrebbe non avere la forza per designare il suo successore nella Cdu e, in quel caso, sarebbe inimmaginabile una coabitazione: la cancelliera dovrebbe concludere anzitempo il suo quarto mandato di governo.

IL RUOLO DELLE FEDERAZIONI REGIONALI

Decisive saranno le mosse delle federazioni regionali, il cui ruolo è cruciale nei congressi dei partiti tedeschi modellati sul sistema federale che informa l’intero paese. La WirtschaftsWoche si interroga sulle mosse di quella del Nord Reno-Westfalia, la più grande, il cui capo è Armin Laschet, governatore del Land e altro fedelissimo di Angela Merkel, che pare in attesa di monitorare gli eventi prima di avventarsi a lanciare una sua candidatura. Dopo 18 anni di ininterrotta e solida guida merkeliana, inevitabile che gli aspiranti successori si moltiplichino.

LE PREOCCUPAZIONI PER IL DOPO MERKEL

Ma accanto alle speranze di rinnovo, dopo le tante critiche di immobilismo espresse negli ultimi mesi, il mondo economico teme anche una lunga instabilità. “La decisione di Merkel è uno shock per la Germania e per l’Europa e determina una grande insicurezza”, si allarma il capo dell’istituto Diw, Marcel Fratscher, “l’ancora di stabilità tedesca non esiste più, la Germania diventa sempre più un fattore di rischio”. Raccoglie la palla al balzo la WirtschaftsWoche, settimanale economico tedesco: “la Germania rischia una situazione italiana”. Coalizioni di più partiti, continui cambi di governo, erosione dei grandi partiti di massa, instabilità politica. “Tutto questo era impensabile in Germania, ora è realtà”, lamenta il settimanale economico: lo spettro non è la Weimar degli Anni Venti, così tornata di moda nei dibattiti accademici e nelle fiction televisive alla Berlin Babylon, ma la Roma di oggi. Giusto per non farci mancare niente.

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