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Merkel e Macron hanno aiutato Conte per evitare il ritorno di Salvini al governo

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smart working pubblica amministrazione

Conte si è avvalso della preoccupazione che nelle Cancellerie europee circola su una possibile ‘’prise du pouvoir’’ di Salvini per rafforzare la posizione dell’Italia nel negoziato sul Recovery Fund. L’opinione dell’editorialista Giuliano Cazzola

 

God bless Europe, that land I love. Tempo addietro, quando soffiava la bufera contro l’Unione (non si dimentichi mai che ad avviare le polemiche e gli insulti contro i ‘’burocrati’’ di Bruxelles fu Matteo Renzi, tanto che toccò a Paolo Gentiloni di ripristinare rapporti corretti) mi capitò di essere apostrofato dalla conduttrice di un talk show come un difensore delle cause perse perché credevo e difendevo la prospettiva europeista.

In questi ultimi due anni ho a lungo temuto che quella profezia si avverasse. L’offensiva sovranpopulista si affermava a partire dagli Usa, passando per il Regno Unito (i due Paesi che pur avendo liberato l’Europa dal nazifascismo e promosso e difeso gli ordinamenti democratici e l’economia di mercato, al di qua del Muro di Berlino, avevano assunto atteggiamenti ostili nei confronti dell’Unione) e si espandeva con sicumera in quasi tutte le nazioni del Vecchio Continente. Ma solo in Italia, nelle ultime elezioni politiche, le forze antieuropee ed antieuro avevano vinto e si erano accordate per governare insieme, lasciando trasparire tra le righe del “contratto per il cambiamento’’ una propensione alla polemica e alla rottura con Bruxelles, che trovava un’affermazione esplicita nei riferimenti al limite della volgarità rivolti ai vincoli dei trattati e alle istituzioni comunitarie. E in queste circostanze, quando erano in atto i festeggiamenti sui balconi e quotidianamente venivano rilasciate dichiarazioni, del tutto gratuite ed ispirate soltanto a motivi di polemica celoduristica — che provocavano effetti negativi sui mercati finanziari e facevano salire lo spread.

Il governo Conte 1 ha provocato più danni attraverso le sparate dei suoi leader che per le iniziative concrete. Come se la politica fosse solo narrazione, a prescindere dai fatti e dalle azioni concrete. A scendere in campo contro il governo giallo-verde – mentre in Italia alle altre forze politiche erano rimasti solo gli occhi per piangere e i sindacati si interrogavano su quanti loro iscritti (tanti) avevano votato per la Lega o per i 5stelle – fu la Commissione europea. Junker non si inalberò per essere considerato – apertis verbis – un ubriacone; Pierre Moscovici non fece caso a chi lo descriveva come un prossimo disoccupato. Benché fosse alla scadenza del mandato la Commissione non esitò ad usare il bazooka della procedura di infrazione per debito eccessivo, fino a costringere il governo italiano a fare marcia per ben due volte: sulla legge di bilancio 2019 e alcuni mesi dopo sull’assestamento.

Questa durezza della Ue produsse un cambiamento anche all’interno della compagine governativa: si creò così all’interno di quella compagine una sorta di Quinta Colonna composta da Giovanni Tria titolare del Mef e, in seguito, dallo stesso premier Giuseppe Conte, il quale, mandato a Bruxelles dai due vice-presidenti che lo avevano nominato proprio per dare scarsa importanza a quella istanza comunitaria, ebbe l’avvedutezza di capire che le decisioni vere si prendevano lì e cominciò a farlo in autonomia, mettendo i due boss davanti al fatto compiuto. Così, dopo la formazione del Conte 2, messa in sicurezza le posizioni che contavano in Europa in una filiera tutta Pd e convinto gli alleati a fare parte della ‘’maggioranza di Ursula’’ (che comprende anche Forza Italia), pur tra mille difficoltà ingigantite dalla pandemia, il premier è riuscito a convincere Macron e Merkel che, se l’Unione non voleva che l’Italia cadesse nelle mani dei sovranisti, era necessario un salto di qualità della politica europea.

In sostanza, va riconosciuto a Conte di essersi avvalso della preoccupazione che nelle Cancellerie europee circola su una possibile ‘’prise du pouvoir’’ di Matteo Salvini, per rafforzare la posizione dell’Italia nel supernegoziato europeo. Tanto più che Salvini e Meloni che avevano alzato la posta per costringere il governo a farsi dire di no, hanno finito per sconfessare se stessi, quando da Bruxelles sono venuti dei sì inaspettati ed inattesi. Attaccarsi alle “condizionalità’’, fare appello al genio italico, proclamare di poter fare da soli in nome di un orgoglio nazionale sono modi assurdi di arrampicarsi sugli specchi. Speriamo che gli italiani se ne accorgano e, dopo essere scampati, a Covid-19 sia capaci di non subire una ricaduta nel tafazzismo nazionale. In ogni caso, come affermò Goethe dopo la vittoria di Valmy: “Signori, è nata una nuova era’’.

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