Skip to content

mercosur

Perché anche l’Italia con l’Ue firmerà il Mercosur

Mercosur: la dottrina “Donroe”, oltre che una buona dose di concessioni agli agricoltori, potrebbe sbloccare la firma dell’accordo di libero scambio con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Estratto di un approfondimento di David Carretta per il Mattinale Europeo.

Dopo ventisei anni di negoziati e una miriade di rinvii, il 12 gennaio Ursula von der Leyen dovrebbe finalmente firmare l’accordo di libero scambio con il Mercosur. I biglietti aerei per il Paraguay sono pronti. Manca solo il via libera degli Stati membri per autorizzare la firma della presidente della Commissione. Il voto degli ambasciatori dei ventisette è previsto per domani. Dovrebbe essere una formalità. L’Italia si prepara a cambiare campo e assicurare la maggioranza qualificata, passando dal “no” al “sì”, a seguito delle rassicurazioni per gli agricoltori fornite dalla Commissione. Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, è soddisfatto, ma la Francia non potrà unirsi alla maggioranza degli Stati membri per ragioni di politica interna. Il momento è storico, e non solo per la portata economica della liberalizzazione degli scambi con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. L’accordo con il Mercosur è diventato ancora più urgente per rispondere alla dottrina “Donroe” proclamata da Donald Trump nell’Emisfero Occidentale.

È stato Trump a definire “Donroe” la sua dottrina di politica estera dopo l’intervento militare in Venezuela per rimuovere Nicolas Maduro. Alla dottrina Monroe che rifiutava le ingerenze di potenze straniere nelle Americhe è stato aggiunto il “corollario Donald”: l’uso della forza per affermare il dominio degli Stati Uniti nell’Emisfero Occidentale. L’accordo con il Mercosur era già considerato una necessità dopo la guerra dei dazi lanciata da Trump contro l’Ue. Ora diventa anche “una risposta dell’Ue all’intervento degli Stati Uniti in Venezuela”, ci ha spiegato un diplomatico.

L’accordo con il Mercosur “ha senso economicamente, ma anche geopoliticamente”, ha detto il commissario all’Agricoltura, Christophe Hansen. Grazie alle relazioni commerciali, l’Ue spera di stringere un’alleanza politica più stretta con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. “I nostri partner apprezzano l’UE per una cosa in particolare in questo turbolento periodo: è la credibilità”, ha spiegato il commissario al Commercio, Maros Sefcovic: “Dobbiamo rimanere un partner affidabile”. Oltre al Mercosur sono in vigore accordi di libero scambio con il Cile e con il Messico. L’America Latina è fondamentale non solo per le esportazioni europee, ma anche per l’approvvigionamento di materie prime.

Il Mercosur stava diventando uno dei simboli dell’impotenza geopolitica e geoeconomica dell’Unione europea nel mondo. Negoziato per 24 anni, concluso due volte (prima nel giugno del 2019 sotto la Commissione di Jean-Claude Juncker, poi nel dicembre del 2024 sotto Ursula von der Leyen), l’accordo di libero scambio con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay a dicembre sembrava sul punto di fallire definitivamente. Fortemente voluto da von der Leyen, dalla Germania, dalla Spagna, dal Portogallo e dai paesi nordici, l’accordo non era sostenuto dall’Italia di Giorgia Meloni, dalla Francia di Emmanuel Macron e dalla Polonia di Donald Tusk. La loro opposizione, giustificata con i rischi per il settore agricolo europeo, aveva impedito la formazione della maggioranza qualificata necessaria ad autorizzare la firma di von der Leyen.

La Commissione aveva già offerto una serie di rassicurazioni per convincere Italia, Francia e Polonia a sostenere l’accordo di libero scambio: un fondo da oltre 6 miliardi di euro nel bilancio 2028-34 dell’Ue per compensare gli agricoltori in caso di perturbazioni sui mercati; clausole di salvaguardie per i prodotti sensibili per bloccare le importazioni in caso di aumento improvviso superiore al 10 per cento (governi e Parlamento hanno ridotto la soglia all’8 per cento); un rafforzamento dei controlli alle dogane e nei paesi terzi per verificare il rispetto delle regole sanitarie e fitosanitarie; un azzeramento del margine di tolleranza per i residui di sostanze nocive sui prodotti agricoli importati. Tutto inutile. Nonostante queste concessioni, il 18 dicembre Meloni ha confermato il suo “no”. Macron si era lanciato in un duro attacco contro Ursula von der Leyen spiegando che la Commissione non aveva fatto bene il suo lavoro per tutelare gli agricoltori.

L’ultima concessione di von der Leyen è arrivata questa settimana. Ieri la Commissione ha riunito i ministri dell’Agricoltura degli Stati membri. Italia e Francia hanno avanzato altre richieste per sospendere l’applicazione della tassa carbonio alle frontiere (il cosiddetto CBAM) ai fertilizzanti importati dai paesi terzi. Richiesta più o meno accettata, hanno risposto i commissari. Martedì la presidente della Commissione ha scritto una lettera per annunciare un emendamento al bilancio 2028-34 dell’Ue per stanziare 45 miliardi di euro in più a favore degli agricoltori. Anche in questo caso si tratta di effetto ottico: l’ammontare complessivo a disposizione degli Stati membri non cambierà, lo stanziamento del denaro sarà semplicemente anticipato di due anni, e le risorse saranno sottratte ad altre priorità come la politica di coesione. Ma tanto è bastato.

“Accolgo con soddisfazione la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale per rendere disponibili, già dal 2028, ulteriori 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune”, ha detto Meloni.

(Estratto dal Mattinale europeo)

Torna su