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Giorgetti

Meloni al bivio

Le ultime mosse di Giorgia Meloni tra passaggi stretti ed errori. I Graffi di Damato.

Non saranno certamente i soccorsi in mare seguiti alla strage di migranti a Cutro, con i mille e più salvati di cui il vignettista del Foglio fa vantare la presidente del Consiglio con l’auspicio di “pareggiare” la partita apertasi sulle coste calabresi, a far cambiare il clima politico e mediatico attorno a Giorgia Meloni. Che ormai, volente o nolente, con quel Mattarella lasciato andare solo a omaggiare le salme e a consolare familiari e superstiti, non visitati peraltro da lei neppure in occasione della trasferta del Consiglio dei Ministri a Cutro, si è non dico guadagnata ma certamente procurata l’immagine di una premier poco accorta. Gliel’ha appena rimproverato sul Dubbio il direttore Davide Varì suggerendole di cambiare registro, certamente con più grazia di quanto non avesse fatto il giorno prima sulla Stampa Lucia Annunziata.

IL COMPLEANNO DI SALVINI

Debbo scrivere con franchezza che non ha aiutato Meloni a migliorare la situazione, o a contrastare la rappresentazione demonizzata o demonizzante della sua posizione di fronte al fenomeno inevitabilmente drammatico dell’immigrazione clandestina gestita dagli scafisti, o dalla loro manovalanza, come sostiene non senza ragione il presidente dei penalisti italiani Gian Domenico Caiazza; non l’ha aiutata, dicevo, l’iniziativa presa ieri di volare da Roma a Milano, dopo l’incontro col premier israeliano, per festeggiare a cena con Berlusconi il compleanno di Matteo Salvini. Un volo perfidamente enfatizzato in un titolo da Repubblica accanto alla vignetta di Altan nella quale la Meloni è rappresentata come una specie di bambola di Salvini.

Di quest’ultimo, evidentemente, la presidente del Consiglio non si è accorta, o gli ha già perdonata la perfidia con la quale ha voluto chiudere lui la conferenza stampa di governo a Cutro vantandosi del minore numero di morti in mare verificatosi quando egli fu ministro dell’Interno nel primo governo con i grillini sventolando la formula pur approssimativa dei “porti chiusi”. Che fu alla fine contestata anche dall’allora presidente del Consiglio con un duro discorso di rottura al Senato.

Questi sono errori che non si debbono compiere né permettere. Errori che non consentono solo al vignettista di Repubblica di ridurre la premier ad una bambola di Salvini, ma anche al Foglio di attribuirle in prima pagina “l’eredità del trucismo”, Così dice un titolo spiegato così in quello che tecnicamente si chiama sommario: “Una Meloni in affanno fa sì che Salvini rivendichi quel 2019 dei porti chiusi, che fu un disastro”, finito non a caso in un processo ancora in corso in Sicilia consentito dal Parlamento grazie al voltafaccia grillino.

Peraltro l’occasione di fare gli auguri a Salvini per i suoi “primi 50 anni” vantati da Libero, soltanto quattro in più di lei, la premier l’aveva già avuta proprio a Cutro fra una cosa e l’altra. O, sarebbe forse meglio dire, fra uno sgambetto e l’altro.

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