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Tutte le litigate fra Meloni e Berlusconi su Putin e giustizia

Salvini

Continuano le polemiche nel centrodestra in particolare fra Meloni e Berlusconi in vista della nascita del governo. La nota di Paola Sacchi

 

La delegazione del centrodestra andrà, almeno fino alle ultime notizie di ieri sera, unita al Colle. Ma un alone di incertezza avvolge fino alla fine la trattativa per la composizione della squadra di governo tra la probabile premier Giorgia Meloni e il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Il nodo è sempre la Giustizia, dove Berlusconi continua a veder bene una sua candidata come Elisabetta Alberti Casellati, anche se ha incontrato Carlo Nordio, candidato con FdI che resta l’opzione di Meloni. Si potrebbe trovare una mediazione con Francesco Paolo Sisto (FI) come vice dello stesso Nordio? Incognita fino all’ultimo.

Il nuovo gelo tra FI e FdI è anche alimentato da un nuovo audio, dopo quello sulla presunta ripresa di contatti del Cav con Putin e ieri da uno nuovo su Zelensky contenuti in una fuga di notizie sulle parole del Cav all’assemblea dei suoi deputati. Audio smentiti dallo stesso Cav che parla di racconti decontestualizzati e episodi riferiti al passato. Fatto sta che Meloni, pur non citando Berlusconi, chiede fermamente che nel suo governo non ci sia ambiguità di posizioni sulla politica europea e atlantica, che non sia di appoggio all’Ucraina, anche a costo di “non fare il governo”.

“Su una cosa sono stata, sono, e sarò sempre chiara. Intendo guidare un governo con una linea di politica estera chiara e inequivocabile. L’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica. Chi non fosse d’accordo con questo caposaldo non potrà far parte del governo, a costo di non fare il governo. L’Italia con noi al governo non sarà mai l’anello debole dell’Occidente”, è la secca nota della presidente di FdI. Non molto dopo arriva quella di Berlusconi altrettanto netta di Berlusconi. “In 28 anni di vita politica la scelta atlantica, l’europeismo, il riferimento costante all’Occidente come sistema di valori e di alleanze fra Paesi liberi e democratici sono stati alla base del mio impegno di leader politico e di uomo di governo”, premette il leader azzurro. Che ricorda poi la sua storia e curriculum: “Come ho spiegato al Congresso degli Stati Uniti, l’amicizia e la gratitudine verso quel Paese fanno parte dei valori ai quali fin da ragazzo sono stato educato da mio padre”. Poi una stoccata, che suona diretta anche alla stessa Meloni: “Nessuno, sottolineo nessuno, può permettersi di mettere in discussione questo”.

Il Cav attacca la sinistra: “Non può certamente permettersi di farlo la sinistra, che tante volte è stata dalla parte sbagliata della storia. Tantomeno la sinistra del Partito Democratico, che anche alle ultime elezioni, meno di un mese fa, era alleata con i nemici della Nato e dell’Occidente”.

Segue un duro affondo sulla stessa fuga di audio: “Tutto questo però non esisterebbe, se non vi fosse in Italia la pessima abitudine di trasformare la discussione politica in pettegolezzo, utilizzando frasi rubate registrate di nascosto, e appunti fotografati con il teleobbiettivo, con un metodo non solo sleale ma intimidatorio”. Per Berlusconi è “un metodo soprattutto che porta a stravolgere e addirittura a rovesciare il mio pensiero, usando a piacimento brandelli di conversazioni, attribuendomi opinioni che stavo semplicemente riferendo, dando a frasi discorsive un significato del tutto diverso da quello reale”. Prosegue: “La colpa non è degli organi di informazione, ovviamente costretti a diffondere queste notizie, è di chi usa questi metodi di dossieraggio indegni di un Paese civile. Senza questo, non sarebbe necessario ribadire l’ovvio”.

Conclusione: “La mia posizione personale e quella di Forza Italia non si discostano da quella del Governo Italiano, dell’Unione Europea, dell’Alleanza Atlantica né sulla crisi Ucraina, né sugli altri grandi temi della politica internazionale. Lo abbiamo dimostrato in decine di dichiarazioni ufficiali, di atti parlamentari, di voti alle Camere”. Spiega l’ex premier: “Interrogarsi sulle cause del comportamento russo, come stavo facendo, ed auspicare una soluzione diplomatica il più rapida possibile, con l’intervento forte e congiunto degli Stati Uniti e della Repubblica cinese, non sono atti in contraddizione con la solidarietà occidentale e il sostegno al popolo ucraino. Del resto alla pace non si potrà giungere se i diritti dell’Ucraina non saranno adeguatamente tutelati”.

Affermazioni volte ad essere una netta ed esaustiva risposta volta a facilitare la nascita del nuovo governo. La capogruppo azzurra del Senato Licia Ronzulli parla di “un tentativo spregiudicato, quasi criminale da parte di chi ha registrato quell’audio durante la riunione dei deputati alla Camera”. Il capogruppo alla Camera, Alessandro Cattaneo, annuncia che saranno presi provvedimenti. Sembra che sulla riunione partecipassero anche ex parlamentari non più ricandidati, si sostiene dentro FI. Giorgio Mulè, neovicepresidente azzurro della Camera, spiega che quelle di Berlusconi erano ricostruzioni, 4 minuti decontestualizzati in un discorso di 45 minuti.

Ad ogni modo, sul piano della trattativa per il governo fino a ieri notte restava il nodo Giustizia, ovvero non la battaglia per un nome o un ministero in più, ma una battaglia identitaria garantista, liberale, fondante di Forza Italia. E Berlusconi proprio per questo vorrebbe che a occupare quel ministero fosse proprio un esponente azzurro.

Intanto, Antonio Tajani, nonostante rumors per i quali la dura polemica esplosa da parte della sinistra, compresa paradossalmente quella che non ha mai votato il sostegno all’Ucraina, mentre FI e tutto il centrodestra lo hanno sempre fatto, resta in pole agli Esteri. Tajani ha sottolineato che a Bruxelles domani sarà alla riunione del Ppe “per confermare la mia e di FI posizione pro-europea e pro-atlantica”, con la conferma del pieno sostegno all’Ucraina. Parole che il capogruppo di FdI alla Camera Francesco Lollobrigida apprezza.

Infine, Matteo Salvini che ieri è stato da Berlusconi a Villa Grande, “tenendosi in stretto contatto con tutti gli alleati” dice che il governo entro mercoledì ci sarà. E “mi piacerebbe che la premier si chiami Meloni”. “Nonostante gli attacchi della sinistra e dei suoi media, il governo si farà “, conclude il leader leghista.

Certamente non sembra una nascita facile per ragioni dovute forse alla decisione di fare una campagna elettorale a tre punte con un solo conclusivo momento unitario. Forse ce ne dovrebbe essere stato qualcuno di più. Anche se il centrodestra si è presentato con un programma di governo in comune.

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