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May esce di scena, chi sarà il nuovo Premier?

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Il Punto di Daniele Meloni dopo le dimissioni annunciate da Theresa May

 

Le dimissioni più lunghe – e annunciate – della storia di Downing Street si sono finalmente materializzate. Theresa May si dimetterà da leader del partito Conservatore (e da premier) il prossimo 7 giugno, dando il via a uno dei leadership contest più incerti di sempre in casa Tory.

L’uscita di scena di May dal palcoscenico della politica inglese non è stata di certo degna della tradizione teatrale britannica. La sua recitazione aveva ormai sollevato dubbi da più parti, soprattutto tra i cittadini, il 90% dei quali dimostrava di non apprezzare più le sue performance.

Amletica nel porsi di fronte alla Brexit, macbethiana nella brama di potere che l’ha portata al 10 di Downing Street senza nessun pensiero forte o autenticamente originale, May si è esibita in uno show da teatro di periferia, trascinando con sé anche il partito più vincente della storia della democrazia in occidente, quello Conservatore.

Dal 10 giugno i Tory andranno alla ricerca del loro Laurence Olivier, di una nuova stella in grado di interpretare commedie e drammi della politica internazionale come si deve per un paese con la tradizione e la storia dello UK. Boris Johnson ha già annunciato la volontà di candidarsi, e sono in molti a credere che, questa volta, BoJo ce la farà.

Per diventare nuovo leader Tory servirà prima raccattare il sostegno di almeno il 15% dei parlamentari conservatori alla House of Commons e poi finire nel ballottaggio finale deciso dagli iscritti al partito, che in larga parte sosterrebbero Johnson.

Il punto è che nel partito, l’ambizione di Iago Johnson è contrastata da molti, specie dagli altri candidati alla premiership, of course. Come il ministro dell’Ambiente Michael Gove, che già in passato aveva pugnalato Johnson ai tempi dell’elezione di May al vertice dei Tories.

Rees Mogg e i suoi deputati dello European Research Group hanno annunciato il loro sostegno a Bojo, ma sono in molti a restare in sordina in attesa di sferrare il colpo letale. Come l’ex ministro per la Brexit Dominic Raab, da molti dato tra i favoriti. O Andrea Leadsom, prima tra i ministri del Governo May a dimettersi mercoledì. O ancora i più moderati – e accettabili da entrambe le ali del partito – Sajid Javid e Jeremy Hunt, anch’essi smaniosi di entrare un giorno dalla porta principale di Downing Street.

Quello che è certo è che con il probabile trionfo di Farage alle europee, il nuovo leader sarà verosimilmente più brexiteer di May, fors’anche una sua nemesi: capacità di comunicazione, identificazione con il mood popolare e forte leadership saranno le qualità più ricercate nel nuovo premier. Il nuovo atto della pièce di Westminster è solo alla prima scena.

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