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Mattarella richiama, Meloni risponde

Da una parte Mattarella che solo formalmente non parteggia per i “no” referendari, ma cerca di offrire loro il massimo appoggio. Dall’altra Meloni che, appena ricevuto il rimbrotto, ribadisce che molti giudici sentenziano in modo politico. Il corsivo di Battista Falconi

Alla fin fine, i commenti nei fronti filo e anti governativo convergono nell’ammettere che Mattarella ieri al Csm ce l’aveva proprio col governo e che Meloni gli ha risposto con il suo secondo video in due giorni contro i magistrati.

Uno scontro istituzionale molto fastidioso anche se non porterà a conseguenze più gravi, poiché a nessuno dei due converrebbe interrompere la legislatura: rovesciare il tavolo in una contingenza simile sarebbe un azzardo e la premier vanificherebbe la ripulitura dalle scorie populiste con le quali era entrata a Palazzo Chigi, faticosamente operata in tre anni; un voto di questi tempi aumenterebbe le difficoltà già evidenti dell’opposizione, ben superiori a quelle della maggioranza, nel costruire un’alternativa parlamentarmente credibile a cui affidare le chiavi del governo.

Così si procede a dispettucci, piccoli relativamente. Da una parte il Presidente della Repubblica che solo formalmente non parteggia per i “no” referendari, ma cerca di offrire loro il massimo appoggio possibile con la partecipazione comiziale al plenum del Csm, una mossa ostentata almeno rispetto ai parametri atarassici del Colle. Dall’altra la premier che, appena ricevuto il rimbrotto, torna sui social con un video e ribadisce che molti giudici sentenziano in modo politico, al fine di esautorare l’azione governativa. Tra il risarcimento all’irregolare pluricondannato e quello alle ONG che fanno business coi migranti, va detto che i togati si peritano di non farle mancare spunti per i reel.

In mezzo, c’è l’incontrollato ministro Nordio, gaffeur e amante dell’alcol (le reali preferenze sui cocktail l’ha dichiarate lui stesso, in uno dei tanti outing in favore dei media, smentendo la dipendenza da spritz), cazziato dalla collega Casellati e dal moderato Lupi, mentre Crosetto in tre interviste se la cava più diplomaticamente. E c’è un’Anm cui bisognerebbe assegnare il Nobel all’ipocrisia intitolato ai farisei, un sindacato di sepolcri imbiancati che nega che il comitato per il No sia roba propria e che, su Mattarella, fa sostituire il presidente Parodi dal predecessore Santalucia, una foglietta di fico.

I due fronti capiscono che avranno problemi a portare la gente al voto, più che a convincerla su come votare. E il referendum che non va politicizzato, si dice mentre lo è eccome, si ridurrà a un derby partitico probabilmente perso da entrambe le squadre. Già presentiamo i commenti per sminuire l’esito. In attesa della tornata amministrativa datata ieri dal Cdm al 24 maggio, il giorno della gloriosa traversata del Piave, e di quella politica, con data ancora da fissare ma che pare avvicinarsi.

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