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Mattarella, Nordio e Roggero: che si fa dopo il cazziatone del Quirinale?

Domande e riflessioni sul caso Roggero dopo l'intervento di Mattarella. I Graffi di Damato

Che cosa farà Sergio Mattarella ora che il gioielliere piemontese Mario Roggero è in carcere a Bollate, in Lombardia, sperando di rimanervi il meno possibile, nonostante condannato in via definitiva a una quindicina d’anni di carcere per avere ucciso due dei tre rapinatori messi in fuga dal suo negozio, e la moglie Mariangela ha presentato istanza di grazia presidenziale? Riconvocherà il ministro della Giustizia Carlo Nordio per rivendicare daccapo i pieni poteri di cui egli dispone in materia al Quirinale? O per chiedergli di non occuparsene con l’istruttoria di rito quando la pratica gli arriverà sulla scrivania, trasmessa dalla magistratura di competenza? O diffiderà addirittura la magistratura stessa di occuparsene per non compromettere con un parere, al pari del ministro, la formazione del suo libero, assoluto giudizio, e verdetto, di qualsiasi segno?

Sono tutte domande paradossali, lo so bene. Altrettanto però è stato il “cazziatone” di Mattarella, come volgarmente e irrispettosamente si chiama nei corridoi parlamentari, ed è stato rappresentato mediaticamente, al ministro della Giustizia apparsogli smanioso di occuparsene, appunto. E convinto, sempre Nordio, come la maggioranza delle voci levatesi dal Parlamento, che la condanna di Roggero sia stata eccessiva. E persino scandalosa nella parte ancora da definire meglio del risarcimento dei danni ai parenti delle vittime, non più in grado di contare sui guadagni dei rapinatori caduti sul campo della loro attività criminale.

Questa è una dannata questione morale, anzi immorale, posta con forza mediatica e politica dalla premier Giorgia Meloni alla quale non ci si può sottrarre senza perdere la faccia. Più che il camposanto, quei due morti dovevano finire in prigione, si dice non solo dalla parte di chi si aspetta il risarcimento. Già, ma erano stati loro, i due caduti, ripeto, sul campo criminale a scegliere di mettersi a rischio di quella fine praticando le rapine, anziché un lavoro lecito, e seminando paura. Di cui, una volta che scatta, si può anche perdere il controllo, specie quando non è la prima volta che sei messo sfidato e messo alla prova.

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