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Giorgetti

Cosa scrivono garantisti ed ex dalemiani su D’Alema indagato

Che cosa scrivono i giornali sull’indagato Massimo D’Alema per il Colombiagate. I Graffi di Damato Graziato, cioè ignorato, sulla prima pagina del Riformista persino da Matteo Renzi, che pure ne volle nel Pd la rottamazione più clamorosa e in fondo riuscita, Massimo D’Alema è tornato sulle prime pagine dei giornali come indagato a Napoli, insieme…

Graziato, cioè ignorato, sulla prima pagina del Riformista persino da Matteo Renzi, che pure ne volle nel Pd la rottamazione più clamorosa e in fondo riuscita, Massimo D’Alema è tornato sulle prime pagine dei giornali come indagato a Napoli, insieme con Alessandro Profumo ed altri, per presunta corruzione internazionale in un affare, peraltro mancato, di colossali forniture militari italiane alla Colombia.

I quotidiani più acidi, prevenuti e quant’altro nei riguardi dell’ex presidente del Consiglio, l’unico esponente dell’ex Pci riuscito ad arrivare a Palazzo Chigi, sia pure per poco tempo, presiedendo due governi in meno di due anni, fra l’ottobre del 1998 e l’aprile del 2000, sono stati quelli d’area di un centrodestra che pure sventola di solito la bandiera del garantismo. “Indagato per corruzione – Il “cartello” di D’Alema”, ha sparato in rosso e nero su tutta la prima pagina Il Giornale ancora in parte della famiglia Berlusconi. “I sacerdoti della tripla morale” è il titolo dell’editoriale di Augusto Minzolini.

Eppure, almeno da quello che mi risulta privatamente, il messaggio più caloroso di auguri ricevuto da Berlusconi nelle scorse settimane tornando a casa dopo 45 giorni di ricovero in ospedale, in gran parte trascorsi in terapia intensiva, è stato quello di D’Alema. Che Berlusconi a suo tempo aveva preferito ad altri esponenti della sinistra alla presidenza di una delle varie commissioni bicamerali succedutesi per la riforma costituzionale, prima di bloccarne a sorpresa i lavori pur arrivati ad una bozza di progetto presidenzialista, proprio come voleva il Cavaliere.

Dirò di più, e questa volta anche di pubblico, essendo stato raccontato una volta dallo stesso D’Alema. Che, in particolare, rivelò dopo una delle corse al Quirinale durante la cosiddetta seconda Repubblica di avere ricevuto una telefonata nella quale Berlusconi gli aveva confessato di stimarlo a tal punto da essere tentato di votarlo come capo dello Stato, ma di esservi trattenuto dalla paura di deludere troppo il proprio elettorato.

Fra i consiglieri – allora ma forse anche oggi, pur da posizioni politiche diverse- che spingevano di più su Berlusconi per quel voto c’era il suo ex ministro per i rapporti col Parlamento Giuliano Ferrara. Sul cui giornale però – Il Foglio – è ancora fresco di stampa il commento più abrasivo alle indagini in cui è incorso D’Alema, “scambiato per Machiavelli e invece era Totò”, come dice il titolo di apertura, in turchese, assegnato ad un lungo articolo di Salvatore Merlo. Che ha visto negli affari dell’ex leader comunista l’ombra del Totò di un vecchio film non sapendo tuttavia spiegare se D’Alema si fosse messo in testa più di vendere o di acquistare la Fontana di Trevi, a Roma.

È davvero una brutta bestia la politica, e la stampa che se ne lascia condizionare o addirittura ambisce a indirizzarla. Non so se commiserare più D’Alema per il modo in cui è tornato sui giornali o i suoi ex estimatori ora impegnati a demolirne ciò che resta.

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