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Venezia, che cosa ha scatenato l’acqua alta. Il post del prof. Martin

Turismo

Cosa è successo a Venezia il 12 novembre. Il post di Piero Martin, professore di fisica per ingegneria chimica e dei materiali all’Università di Padova, tratto dal suo profilo Facebook

 

Per il poco che può servire in questi momenti drammatici nei quali tanti miei concittadini hanno subito danni gravissimi qualche informazione sul fenomeno dell’acqua alta, in particolare per chi osserva da fuori città. Spero che un po’ di informazione sia comunque utile.

La marea nella laguna di Venezia è dovuta principalmente a tre effetti:

1) La componente astronomica
2) La componente meteorologica
3) L’oscillazione di sessa

La componente astronomica non fa danni: è un’oscillazione con periodo di dodici ore dovuta all’interazione gravitazionale tra terra e luna, è calcolabile con precisione e con largo anticipo. E’ in sostanza quella che si trova nei vari calendari che vengono prodotti ogni anno.

I problemi vengono dalle altre due.

La componente meteorologica della marea è causata da processi che forzano il normale andamento astronomico. Per comprenderli meglio ricordiamoci come è fatto l’Adriatico: una sorta di manica stretta che va da sud est a nord ovest, chiuso in cima e con fondali bassi verso nord.

La prima forzante è il vento, in particolare vento che spira da sud/sud est, tipicamente lo scirocco. In parole molto semplici questo vento può ‘spingere’ il mare verso l’alto Adriatico e rallentare, se non addirittura impedire, il flusso dell’acqua.

Una seconda forzante è un minimo di pressione in prossimità di Venezia (tipicamente quando c’è brutto tempo): la differenza di pressione tra Adriatico meridionale e settentrionale è un’altra forzante che spinge il mare verso nord.

La sessa è invece l’oscillazione su larga scala che si osserva in Adriatico a seguito di una perturbazione localizzata. In parole povere: prendete un catino allungato pieno d’acqua, alzatelo un attimo ad un’estremità e poi abbassatelo: si crea un’onda che va avanti e indietro. Quando il catino è l’Adriatico e l’”onda” di marea la fa la componente meteorologica di cui sopra avete la sessa. Il suo periodo è di 22 ore.

Il sistema di previsione delle maree del comune di Venezia usa i dati meteorologici provenienti da varie stazioni lungo le coste adriatiche da sud a nord, sia italiane sia della ex-Jugoslavia, proprio per cercare di raffinare il più possibile la previsione (qui trovate dettagli tecnici sui modelli usati dal Servizio Segnalazioni e Previsioni Maree).

In pratica le maree eccezionali sono dovute all’azione concomitante dei tre contributi, ovvero quando ad un normale massimo astronomico si somma una forte componente meteorologica.

Questo è quanto avvenuto il 12 novembre a Venezia: attorno alle 22 la stazione di misura sulla piattaforma CNR posta al largo del Lido misurava raffiche fino a 30 m/s (circa 100 km/h) e minimi di pressione attorno ai 986 hPa. Questi pesanti contributi si sono sommati al massimo astronomico, previsto per le 22:55 attorno ai 60 cm e hanno prodotto il drammatico ed eccezionale livello di 187 cm.
Il sistema di previsione del Comune è dotato di varie stazioni di misura della marea, in laguna e in mare aperto.

Nel caso di eventi come quello ho personalmente tenuto sotto osservazioni in particolare la stazione di misura posta sulla piattaforma CNR al largo del Lido.

Pur con il rischio di un’eccessiva semplificazione le misure di marea in mare di solito, anche se non sempre, anticipano di circa un’ora (di nuovo più o meno, mi scuso ma non sono esperto a tal punto…) quelle in centro storico. Di fatto è il tempo che l’onda di marea impiega per “far la strada” dal mare aperto alla città passando per le bocche di porto.

Lo potete capire visualmente guardando il grafico qui sotto, che ho prodotto (salvo involontari errori) usando i dati dal sito del Comune. Potete notare come la curva celeste (misure in mare) anticipi di circa un’ora quella arancio (misure in centro storico, Punta della Salute).

 

maree

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