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Malgioglio e la leggenda dello striscione che non c’era

Malgioglio

Nella giornata di ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito, motu proprio, 33 onorificenze al Merito della Repubblica Italiana a cittadine e cittadini che si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel volontariato, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella promozione della cultura, della legalità, del diritto alla salute e dei diritti dell’infanzia.

Fra i premiati c’era, Astutillo Malgioglio, un mito – visto il nome – dei bambini che amavano giocare con le figurine Panini. 63 anni, ex portiere di Bologna, Brescia, Pistoiese, AS Roma, Lazio, Inter ed Atalanta, è stato nominato Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per il suo costante e coraggioso impegno a favore dell’assistenza e dell’integrazione dei bambini affetti da distrofia”. Malgioglio, infatti, ha fondato l’associazione “ERA 77” per il recupero motorio dei bambini affetti da distrofia, chiusa nel 2001 per carenza di fondi derivante anche dal disinteresse del mondo del calcio.

MALGIOGLIO E QUELL'”INFAME GESTO”

Di Malgioglio però, oltre che per le figurine e le attività benefiche, si parla anche per un incredibile gestaccio compiuto in campo, il peggiore che un tifoso di calcio potrebbe concepire: sputare sulla maglia che indossava, quella della Lazio.

Era il 9 marzo 1986, campionato di Serie B, in campo Lazio e Vicenza per un match incredibile finito 3-4 per i biancorossi con alcuni errori madornali da parte di Malgioglio. La Lazio era allo sbando: lo era la società, ancora di proprietà del povero Giorgio Chinaglia, autore di tanti errori e abbandonato dagli sponsor che avevano tradito le promesse (la Warner Bros. e la Coca Cola); e lo era anche la squadra, guidata da Gigi Simoni, il “mago di Crevalcore”, così soprannominato per le innumerevoli promozioni di categoria, trovatosi però a gestire un disastro.

Quel giorno la Lazio era ancora in corsa per la Serie A e sugli spalti dell’Olimpico erano in 35mila a supportare la squadra. Lazio che va subito avanti 2-0, ma verso la fine del primo tempo arriva la prima papera di Malgioglio, seguita dal pari vicentino. A venti minuti dalla fine il centravanti biancoceleste Oliviero Garlini segna il 3-2 e sembra fatta, ma il Vicenza non molla e fa 3-3, fino all’incredibile papera finale di Malgioglio su un tiro innocuo di Montanari. Dopo il gol il portiere, inevitabilmente contestato, perde la testa e poco dopo, uscendo dal campo, compie quello che i tifosi della Lazio hanno definito “l’infame gesto”: si toglie la maglia, ci sputa sopra e la prende a calci. Il campionato della Lazio finisce quel giorno, di fatto, come anche la carriera di Astutillo Malgioglio, a parte qualche sporadica apparizione negli anni successivi.

 

LA LEGGENDA DELLO STRISCIONE CHE NON C’ERA

Sulla Gazzetta dello Sport di oggi, in una paginata dedicata a Malgioglio e alla sua onorificenza, si riporta il fatto accompagnato però da una leggenda emersa negli ultimi anni. La reazione di Malgioglio sarebbe infatti stata dovuta ad un terribile striscione con scritto “Tornatene dai tuoi mostri” esposto dopo la papera finale. Un gesto a dir poco da condannare. Se però fosse mai avvenuto e di cui comunque non si trova una che sia una dichiarazione di Malgioglio al riguardo, che risponde sempre in maniera vaga parlando di pesanti contestazioni.

Ricostruiamo. Quel giorno le reazioni negative al gesto di Malgioglio furono unanimi. Il presidente della Lazio Franco Chimenti (oggi Presidente della Federazione Italiana Golf) gli inviò immediatamente un telegramma informandolo di averlo sospeso. Nessun riferimento al presunto striscione nemmeno dall’allenatore Gigi Simoni, una delle più belle persone del calcio italiano di quegli anni: “Ha avuto la sensazione di essere perseguitato, forse perché veniva dalla Roma. I tifosi, certa stampa… Il suo crollo di nervi è stato un altro scherzo del destino. Prima del quarto gol era uscito male e si era preso una bordata di fischi: gli è crollato il mondo”.  Pochi giorni dopo ne scrisse anche Gianni Mura su Repubblica: contestazioni, anche pesanti e inqualificabili avvenute sul campo d’allenamento e non dissimili da quelle subite in prcedenza a Brescia, ma nessuno striscione. E i servizi della TV sul match? Niente anche lì, come non si sentì parlare di quel presunto striscione per anni.

“QUESTI COLORI VALGONO PIÙ DI TANTE PAROLE”

Comunque Malgioglio non giocò più con la Lazio e a fine campionato si trasferì all’Inter, chiamato da Trapattoni a fare il vice di Walter Zenga. Ma, essendo il destino cinico e baro, ecco che il 4 marzo 1990 si ritrova a giocare da titolare. E dove se non contro la Lazio?

Per l’Inter dei record campione in carica c’è il tutto esaurito allo stadio Flaminio (l’Olimpico era in ristrutturazione per i Mondiali del 1990). Malgioglio – che prima della partita, in un’intervista all’Unità, spiegò il perché del suo gesto senza nominare alcuno striscione – è perplesso se giocare o no, ma il presidente nerazzurro Pellegrini e il Trap lo convincono. Il portiere si presenta in campo con dei fiori e li porta sulla Curva Nord. Il tifoso di calcio però ha la memoria di un elefante, e quattro anni dal fatto sono nulla: dalla curva (e non solo) arrivano oggetti di ogni genere in campo, accompagnati da cori e mille bandiere biancocelesti con uno striscione – stavolta davvero – con su scritto “Questi colori valgono più di tante parole”.

E qui la domanda per Malgioglio sorgerebbe spontanea, anche se nessun giornalista gliel’ha mai posta: ti scrivono (verrà raccontato dopo) “Tornatene dai tuoi mostri” e tu porti dei fiori e le tue scuse a quelli che avrebbero scritto tali vergognose parole? Comunque quel giorno vinse la Lazio, Malgioglio fu il migliore in campo per l’Inter, e nessuno fece parola del presunto striscione.

Da allora su questa storia scende il silenzio, e lo stesso Malgioglio mai ne fa menzione chiara anche nel corso delle interviste rilasciate in questi anni, come ad es. in questa intervista al Corriere della Sera o in quest’amarcord dedicatogli dalla rivista “La Roma”.

Poi però, ecco che da qualche anno siti e giornali riportare un fatto che non è tale, che Malgioglio si guarda bene dal confermare o smentire, e che nessuno si perora di andare a verificare. Certamente l’ex portiere subì delle contestazioni spiacevoli, purtroppo la normalità in molti stadi di calcio, ma certamente nulla di diverso rispetto – solo per fare un esempio – alla persecuzione subita da Giorgio Chinaglia e dalla sua famiglia da parte dei tifosi della AS Roma, tanto che la moglie di Long John decise di tornare negli Stati Uniti e il centravanti della Lazio la seguì poco dopo.

In sintesi, sulla Gazzetta dello Sport (ma non solo), la cui guida è di salda fede romanista e che ormai da due anni porta avanti una campagna contro la Lazio e il suo presidente Claudio Lotito, inviso all’editore Urbano Cairo, è stato scritto un qualcosa di non corrispondente al vero. Ancora fango quindi su una tifoseria che invece sta cercando di dare una svolta – dopo certi comportamenti inadeguati degli ultimi anni – con iniziative quali quella del “biglietto sospeso” organizzata dal gruppo “Lazio e libertà” in vista di Lazio-Juventus della prossima settimana.

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