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Il miracolo di Maduro: compattare le opposizioni in Italia

Le bizzarrie scritte e sentite in Italia su Trump e Maduro. I Graffi di Damato

Scusatemi l’indifferenza, odiata ai sui tempi anche da Antonio Gramci. Non sono riuscito a indignarmi, neppure all’1 per cento della tragedia di Capodanno in Svizzera costata la vita anche a sei ragazzi italiani, per la cattura del presidente venezuelano Maduro. Che non è stato ucciso dai militari americani come la scorta che lo proteggeva, ma ammanettato e portato negli Stati Uniti per un processo che meritano le nefandezze di narcotraffico e dintorni compiute nel suo paese. Dove la gente, pur ancora minacciato da un regime sostanzialmente militare che ha già insediato alla guida del governo la vice di Maduro, ha festeggiato la liberazione. E ancora più liberamente i tanti venezuelani all’estero, dove hanno dovuto rifugiarvisi per le condizioni disperate del loro paese.

Le varie componenti, anime e via dicendo dell’opposizione italiana aspirante all’alternativa si sono subito compattate, una volta tanto, nella protesta contro l’iniziativa di Trump e la condivisione espressa a Roma dalla premier Giorgia Meloni, prima ancora di telefonare all’amica Maria Corina Machado, insignita del premio Nobel della Pace anche per la sua azione di contrasto in Venezuela a Maduro. E avrebbe ora il bisogno internazionale che merita per succedere lei davvero al dittatore sotto processo, al posto della vice già avvertita da Trump del rischio di provocare un altro intervento degli Stati Uniti.

Diversamente dal mio pur amico Piero Sansonetti, dell’Unità da lui riportata a nuova vita, il Maduro in manette non mi ricorda minimamente l’Aldo Moro sequestrato il 16 marzo di 50 anni fa fra il sangue della scorta a breve distanza da casa e ucciso pure lui 55 giorni dopo, eseguendo la sentenza emessa in un processo farsesco del fantomatico tribunale del popolo nel covo in cui il prigioniero era stato rinchiuso. Né gli americani calatisi sul Venezuela per arrestare Maduro e portarlo ad un processo vero, che tutto il mondo potrà seguire alla luce del sole, mi sono sembrati i terroristi rossi delle omonime brigate italiane.

Rientriamo, per favore, nella realtà. E non scambiamo neppure la Groenlandia pretesa da Trump, col suo segretario di Stato agli affari esteri che esorta i danesi a prenderlo sul serio, per la Danzica della seconda guerra mondiale.

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