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Io, macroniano, dico: caro Macron, l’ecologia non può significare tasse e carovita

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emmanuel Macron Fintech

L’ecologia non può significare tasse e carovita. Questo è l’errore che sta facendo Macron. Il commento di Umberto Minopoli, manager e saggista

L’ecologia non può significare tasse e carovita. Questo è l’errore che sta facendo Macron. E che hanno fatto tutti i governi europei. E la stessa polemica europea con Trump, accusato di negare i cambiamenti climatici, rischia di trasformarsi in boomerang. Il problema è che se i cambiamenti climatici vengono combattuti con provvedimenti solo penalizzanti degli stili di vita della gente, con il rincaro dei carburanti, con l’aumento delle tasse e con imposizioni nei consumi, finiranno per alimentare solo malessere ed avversione.

La “transizione ecologica”, il passaggio dai combustibili fossili ad energie non emissive di gas serra, sta diventando, specie in Europa, una trappola. Non è sbagliata in sé. I combustibili fossili vanno limitati per tanti motivi (prima di tutto perché sono, comunque, risorse limitate). Ma la via scelta dall’Europa per limitarli – penalità, limiti, divieti, caro prezzi e tasse – si sta rivelando controproducente e sbagliata. Peraltro questa modalità di lotta ai cambiamenti climatici, ridotta alla penalizzazione della CO2 in atmosfera con tasse, divieti e imposizioni costose delle energie rinnovabili, si è dimostrata inutile: la quantità di CO2 in atmosfera non diminuisce mai e il costo delle rinnovabili viene pagato dalla gente con aumenti delle tariffe energetiche.

L’Europa farebbe bene a correggere l’ambientalismo ideologico cui si è consegnata mani e piedi. Liberandosi di alcuni “dogmi” che stanno trasformando la lotta ai cambiamenti climatici in un mantra religioso. Primo: la gente non capisce l’utilità di fare sacrifici se si continua a bombardarla con l’ansia millenaristica che accompagna i messaggi dei politici sulla “transizione energetica ed ecologica”. Se si dice ogni giorno: “Mancano 30 anni (questa è la data agitata per la transizione) alla fine del mondo” si crea solo depressione, ansia, incredulità. Se la gente poi vede che il messaggio catastrofista si traduce in misure penalizzanti e senza che, nei fatti, le emissioni di CO2 si abbassino mai, cresce il fastidio e il rigetto.

C’è una strada alternativa alla transizione ecologica costosa, penalizzante e impositiva? Certo. E fa leva sulle due risposte che l’uomo ha dato da 11000 anni (l’avvio o della civilizzazione) ai cambiamenti climatici (che sono una costante della natura e non l’eccezione della nostra epoca): adattamento e tecnologia. Non afflizioni e mortificazioni degli stili di vita.

Adattamento è dare il privilegio alle opere ed infrastrutture, per difendersi dagli effetti dei cambiamenti climatici: adattamento delle coste, politiche urbanistiche ed abitative più rispettose dei limiti naturali, pianificazione territoriale ecc. Opere, lavoro, ingegneria invece che previsioni solo allarmistiche e impotenti sui livelli delle acque che si alzano, lo scioglimento dei ghiacciai e così via. E’ con l’adattamento inteso come sfida intelligente ai fenomeni naturali che Homo sapiens ha evitato l’estinzione e imposto la sua impronta sulla natura che è, poveretta, cieca (e quindi matrigna). Non con le afflizioni.

La seconda strada, per combattere gli effetti, dei cambiamenti climatici è la tecnologia, il sapere, le conoscenze. Se si vuole immettere meno CO2 in atmosfera occorre farlo con la tecnologia: uso dell’elettricità nei trasporti, sistemi di cattura e riuso della CO2, tecniche di emissione delle fonti fossili che riducano la quantità emessa di gas serra, promozione soft (non costose e penalizzanti) di fonti rinnovabili, nuovi carburanti e nuovi combustibili (idrogeno, biocarburanti ecc). Serve più ottimismo. E non il millenarismo pessimista e catastrofista dell’ambientalismo ideologico.

C’è una cosa che gli ecologisti ideologici trascurano: la nostra epoca si caratterizza non per le catastrofi imminenti ma per il progresso della tecnologia. Con un passo sconosciuto nella storia dell’umanità. Non so se siamo l’epoca più calda di sempre (non è credibile). Certo siamo quella più tecnologica e intelligente di sempre. E la prova più evidente è il tasso di aspettative di vita che si alza in modo vertiginoso nei paesi più avanzati. E’ la cifra del progresso.

I governi europei dovrebbero avere il coraggio di cambiare il loro mood sui cambiamenti climatici: mitigarne gli effetti con il progresso, l’adattamento e la tecnologia. Non con le tasse e il carovita. E senza la pretesa di rivoluzionare i costumi, gli usi e le abitudini delle persone con l’ansia catastrofista, le afflizioni, i divieti, le tasse e le imposizioni. Per un’ambientalismo ottimistico, fattivo, progressista e non ideologico e afflittivo. Questo spero che Macron impari a dire. E con lui i politici europei. Di ogni colore.

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