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Perché Macron e la Francia non possono dare lezioni all’Italia su economia e conti

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La Francia, in questi anni, è rimasta esente dalle politiche di austerità che hanno invece squassato l’Italia dal 1992. È stato impossibile colpevolizzarla, come invece si è fatto da noi strumentalizzando il debito pubblico abnorme nonostante un risparmio privato altrettanto consistente, ed ingrassato dalla rendita dei titoli di Stato. L’analisi dell’editorialista Guido Salerno Aletta

La Storia del rigore, di una Unione Europea attenta ai conti di tutti gli Stati e non solo dell’Italia, deve essere ancora scritta. Pochi numeri bastano, invece delle favole, per comprendere gli eventi di questo quarto di secolo: quando fu approvato il Trattato di Maastricht, nel 1992, l’Italia aveva un rapporto debito pari al 109,7%, mentre la Francia stava al 40,7%.

Nel 2000, all’avvio dell’euro, Parigi era salita al 58,9% mentre Roma, bevendo fiele, era scesa al 105,3%. Ancora pochi anni dopo, nel 2008 anno della crisi americana, Parigi era arrivata al 58,8% del pil, mentre a Roma masticando amaro giungeva al 102,4% . La Germania non era stata da meno: partita dal 41,7% nel 1992, era approdata ad un consistente 65,1% nel 2008. L’Italia faceva i compiti a casa, mentre l’Asse franco-tedesco suonava l’armonica a bocca.

In questi dieci anni, non è certo la Francia che può dare lezioni di rigore: alla fine del 2017, il suo rapporto debito/pil era arrivato al 96,8%, accumulando ben 38 punti di maggior debito rispetto al 2008. L’Italia nel 2017 è arrivata al 131,8 mettendo su appena 29,4 punti rispetto al 2008, ma pagando nel frattempo una enormità di interessi: il 3,8% del pil nel 2017, rispetto all’1,8% della Francia, due punti netti di pil in più a sfavore dell’Italia, una follia.

La Francia, in questi anni, è rimasta esente dalle politiche di austerità che hanno invece squassato l’Italia dal 1992. È stato impossibile colpevolizzarla, come invece si è fatto da noi strumentalizzando il debito pubblico abnorme nonostante un risparmio privato altrettanto consistente, ed ingrassato dalla rendita dei titoli di Stato.

Intere classi politiche sono divenute capri espiatori, da abbattere per fare a brandelli lo Stato imprenditore e l’intero apparato. In Francia è diverso, i cittadini si immedesimano nella Repubblica, si volgono contro le élite al potere, contro i governanti che privilegiano i ricchi. Lo spirito dei popoli non cambia: dalla Rivoluzione del 1789, poco è cambiato.

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