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Ma Turchia e Stati Uniti sono amici o nemici?

Turchia E Stati Uniti

La politica estera di Erdogan sembra schiacciata tra l’incudine del Mediterraneo orientale e il martello siriano. L’analisi di Al Monitor sulle relazioni Turchia-Stati Uniti

 

Nonostante l’alleanza storica e la stretta partnership militare tra la Turchia e gli Stati Uniti, la relazione è sempre stata caratterizzata da alti e bassi. Ma la crisi attuale spinge molti analisti, tra cui Cengiz Candar su Al Monitor, a chiedersi se la Turchia stia davvero rischiando di perdere il suo alleato americano.

Dal Mediterraneo orientale alla Siria – il dossier più importante e cruciale per Ankara – Washington si è schierata con i rivali del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. E il delicato gioco di Erdogan di mettere Russia e Stati Uniti l’uno contro l’altro si è rivelato una fonte di incertezza su entrambi i fronti.

IL PENDOLO TURCO TRA STATI UNITI E RUSSIA

Dopo la profonda delusione di Erdogan per non aver potuto incontrare il presidente Joe Biden durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre, il presidente turco ha incontrato il suo omologo russo Vladimir Putin.

Dopo l’incontro di Sochi del 29 settembre, Erdogan ha parlato molto bene di Putin, lodando la cooperazione militare turco-russa in corso con prospettive sempre più profonde, mentre ha punzecchiato Biden con parole amare.

Questa è stata una delle storiche strategie turche, un pendolo che oscilla tra Mosca e Washington cercando di guadagnare da entrambe le parti qualcosa.

FRANCIA E GRECIA NE APPROFITTANO

Un giorno prima del vertice di Sochi, Grecia e Francia hanno firmato un accordo in base al quale Atene acquisterà da Parigi tre o quattro fregate, consegnate tra il 2025 e il 2026.

Le fregate saranno compatibili con 24 jet Rafale che la Grecia ha acquistato dalla Francia quest’anno. L’ambizioso accordo militare franco-greco sembra mirare a bilanciare la supremazia navale e aerea turca nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale, se non a far pendere la bilancia a favore di Atene.

L’accordo di Parigi ha anche incluso una clausola di assistenza reciproca in caso di attacco armato contro il territorio di uno dei due. “Per la prima volta si stabilisce che ci sia assistenza militare nel caso in cui una terza parte attacchi uno dei due stati. E sappiamo tutti chi minaccia chi con un casus belli nel Mediterraneo”, ha detto il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis dopo l’accordo.

“Alludeva – scrive Al Monitor – al fatto che l’accordo senza precedenti tra Francia e Grecia mirava a privare la Turchia del dominio strategico nel Mediterraneo orientale”.

ERDOGAN SENZA MERKEL

L’accordo è arrivato in un momento sfortunato per Erdogan. La Germania, che ha sponsorizzato la supremazia navale turca nel Mar Egeo, era preoccupata per le sue elezioni del 27 settembre. Le elezioni segnano la fine del governo di Angela Merkel, che è stata a lungo criticata come troppo indulgente verso la politica di Erdogan.

Mitsotakis ha sottolineato la “dimensione euro-atlantica” dell’accordo, che ha detto essere pienamente compatibile con l’accordo franco-tedesco di Aquisgrana. Questo sembra essere un passo in avanti per l’autonomia strategica europea, che l’amministrazione statunitense sotto Biden sembra approvare – ma segnala anche l’ulteriore marginalizzazione della Turchia all’interno del sistema di sicurezza euro-atlantico.

LA GRECIA A STELLE E STRISCE

Incoraggiata dall’accordo raggiunto con la Francia, la Grecia gode ora del sostegno americano con potenziali implicazioni strategiche nel Mediterraneo orientale.

“Il ministro della Difesa greco Nikos Panagiotopoulos ha detto che Atene e Washington sono d’accordo per investire ulteriormente nelle quattro basi militari già utilizzate dalle truppe americane in Grecia, come parte del rinnovo dell’accordo di cooperazione per la difesa reciproca (MDCA)”, ha scritto Al Monitor.

Secondo questo accordo, “le truppe americane hanno una presenza a rotazione nel porto di Alessandropoli a poche miglia dalla frontiera della Turchia nel nord-est della Grecia e nelle basi aeree di Stefanovikio e Larissa nella Grecia centrale, oltre alla base navale della baia di Suda a Creta nel Mar Egeo”.

Il 14 ottobre il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias incontrerà a Washington il segretario di Stato americano Anthony Blinken, che aveva descritto la Turchia di Erdogan come “un alleato inaffidabile”.

L’incontro arriva sulla scia della decisione di Biden di prolungare l’emergenza nazionale nel nord-est della Siria. L’azione turca “mina la pace, la sicurezza e la stabilità nella regione, e continua a rappresentare una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti”, ha scritto Biden in una lettera al Congresso il 7 ottobre.

I SOCIAL E LE ARMI

Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu si è lamentato della lettera sui social media. “Invece di incolpare la Turchia, gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare le loro politiche sbagliate. Inoltre, dovrebbero essere più onesti con il popolo americano e il suo Congresso”, ha scritto su Twitter.

Secondo Al Monitor, “Il governo turco chiede ora di acquistare 40 nuovi F-16 con un prezzo di 6 miliardi di dollari. Esclusa dal programma di jet da combattimento di quinta generazione F-35 dopo aver acquisito il sistema di difesa missilistica aerea russo S-400, la forza aerea turca deve ora utilizzare i jet F-16, ma sono troppo vecchi per essere modernizzati”.

Tuttavia, l’accordo richiede l’approvazione del Congresso. Gruppi di pressione a Washington insieme ad alcune ONG hanno già iniziato una campagna chiamata “No Jets for Turkey” per fare pressione sull’amministrazione Biden e sul Congresso.

Anche se il processo va avanti, il Congresso chiederà all’amministrazione se la Turchia è pronta a fare una concessione sugli S-400. Erdogan ha già ribadito che non ci sarà alcun passo indietro sulla questione.

Se il Congresso bloccherà la vendita dei nuovi jet F-16, la Turchia sarà più vulnerabile e le relazioni tra Ankara e Washington saranno ulteriormente destabilizzate.

“Il problema è che Erdogan ha ancora meno spazio di manovra nei confronti di Biden di quanto ne abbia con Putin”, ha scritto Candar. “Ha minacciato una nuova operazione contro i gruppi curdi siriani sostenuti dagli Stati Uniti nel nord della Siria. Il risultato immediato è stato un ulteriore indebolimento della lira turca l’11 ottobre. Questo segnala che le ambizioni turche in Siria non possono essere sostenibili”.

La diplomazia dei cannoni nel Mediterraneo orientale e l’azione militare in Siria potrebbero avere conseguenze geopolitiche ed economiche fatali per la Turchia e quindi per Erdogan.

Nel frattempo, la Turchia intensifica la vendita di armi, in particolare dei suoi droni armati, stipulando contratti con nuovi paesi, tra cui il Marocco e l’Etiopia.

Cosa faranno dunque gli Stati Uniti e l’Europa mentre si avvicinano le prossime elezioni turche?

Come ha scritto Marc Pierini del Carnegie Europe: “A venti mesi dalle elezioni legislative e presidenziali in Turchia, il dibattito politico è già infuocato. L’Occidente potrebbe scegliere di non partecipare, piuttosto che vedere le sue relazioni con Ankara deteriorarsi ulteriormente”.

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