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Schlein Conte

Evviva Cacicchi e Capibastone, abbasso i Leader Fuffa?

Reazioni e commenti su Conte, Schlein e non solo... I Graffi di Damato

Per e in quel che resta della politica interna, fra le tragedie ormai ordinarie delle guerre estere e la “trappola mortale”, come l’hanno definita alcuni giornali, della parte sommersa della centrale idroelettrica nel Bolognese, dove i morti dell’esplosione sono finora 3 i feriti 5 e i dispersi 4, abbiamo dovuto occuparsi delle foto scattate in un convegno a Elly Schlein e a Giuseppe Conte per misurare il grado dei loro rapporti, o temperature. E le prospettive che si aprono o si chiudono ulteriormente a quello che doveva essere il loro campo largo ma ormai diventato ancora più piccolo di quelli del calcetto frequentati dai nostri figli o nipoti.

“Stretta di mano giacchiata”, ha commentato Libero il saluto scambiatosi dalla segretaria del Pd e dal presidente del Movimento 5 Stelle dopo essersene dette e metaforicamente date di tutti i colori per le vicende giudiziarie baresi, cavalcate dal secondo per fare saltare le primarie comuni, e tutto il resto, in vista delle elezioni comunali di giugno nel capoluogo pugliese, con tutti i possibili riflessi anche altrove.

In verità, a me è capitato di vedere foto dello stesso evento ad altro effetto. In cui, per esempio, la Schlein è abbastanza sorridente, o ipocrita agli occhi di altri, per niente gelida come invece il solo Conte. Che non a torto, secondo me, Piero Sansonetti ha definito, in apertura dell’Unità “il macigno che blocca la sinistra”. Anzi, cerca di spingerla sempre più indietro verso la demonizzazione e il discredito della politica: quella degli altri, che poi si ritorce puntualmente anche contro se stessi perché nelle cronache giudiziarie ce n’è ormai abitualmente per tutti. Il problema è solo il cappio al quale potere appendere l’avversario, o farlo immaginare appeso in attesa delle indagini e delle sentenze che poi ne decreteranno magari l’assoluzione. O, come preferisce ancora il pur imputato Pier Camillo Davigo, la fortuna del colpevole che la fa franca.

SCHLEIN, CONTE I CACICCHI

In questo spettacolo nuovamente o eternamente desolante – come preferite – della politica affollata di polli che si beccano come quelli di Matteo Renzi nei Promessi Sposi in attesa di finire nella mensa dell’avvocato, che per fortuna non si chiamava ancora Conte, ma semplicemente e più appropriatamente Azzeccacarbugli, viene la voglia di riconoscersi nel ragionamento, tutto sommato, per niente paradossale, di Giuliano Ferrara sul Foglio così titolato: “Avercene di cacicchi”, così tanto invece bistrattati, insieme, dalla Schlein e da Conte: l’una promettendo ancora di farli fuori e l’altro rimproverandole di tenerseli tanto stretti da farsene soffocare.

“Cacicchi, capibastone, ras: il disprezzo per la gente di partito, che organizza un sistema di voti e di consenso anche mediante lo scambio di interessi popolari legalmente rappresentati, è al suo culmine nell’Italia di questi anni”, ha scritto Giuliano senza timore di nuotare controcorrente in questa primavera climaticamente variabile.

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