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Ma davvero “i libri salvano”? Il pensiero di Ocone

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Davvero la cultura si misura con quanti libri uno ha letto e con quanti “crediti formativi” (sic!) ha totalizzato? Ma per carità! Fra leggere un libro mainstream e parlare di varia umanità con una persona semplice e di buon senso, molto meglio la seconda attività. “Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista.

E’ agosto. E quotidiani, riviste, trasmissioni televisive, consigliano libri da leggere o portare in vacanza. È quasi una tradizione, visto che il ragionamento che ne è alla base è più o meno questo: nelle ferie, il borghese medio si affranca dagli impegni pressanti del lavoro e ha qualche spazio libero, nella sua vita indaffaratissima, per riflettere, approfondire, riprendere in mano quelle letture che aveva fatto ai tempi dell’università e che poi non ha potuto tenere aggiornate. Ideale da piccolo borghese, per l’appunto, che con la cultura vera poco ha a che vedere. Ed aspirazione di chi sotto sotto qualche frustrazione la cova, pensando di aver perso troppo tempo nella vita come “vil meccanico”.

Dagli anni Settanta in poi, con l’avanzare del cosiddetto “ceto medio riflessivo”, alla prima aspirazione se ne è aggiunta, o meglio sovrapposta, un’altra di tipo quasi politico. Non solo in vacanza uno dovrebbe leggere, ma farlo anche in modo “intelligente” e “impegnato”. Le “vacanze intelligenti”, come recitava una formula che ebbe un certo successo ai tempi d’oro del settimanale “L’Espresso”. E un ideale anch’esso stupidamente rassicurante visto che alla rassicurazione finto-culturale aggiunge quella finto-morale: la morale, appunto, delle “buone cause” e dei “sentimenti positivi”, che fra l’altro, chissà perché mai?, prolifererebbero solo “a sinistra”.

Ma davvero “i libri salvano”? Davvero la cultura si misura con quanti libri uno ha letto e con quanti “crediti formativi” (sic!) ha totalizzato? Ma per carità! Intanto, fra leggere un libro mainstream e parlare di varia umanità con una persona semplice e di buon senso, giusto per farmi capire, molto meglio la seconda attività. Così come sarebbe meglio che uno si goda la vacanza, senza riempire la valigia di libri inutili che poi puntualmente al rientro riporterà (per fortuna!) intonsi a casa.

Inoltre, l’esperienza storica e la riflessione speculativa insegnano che le “buone cause” sono proprio le pietre di cui è spesso lastricata la via dell’inferno. Quanto poi alla cultura vera, quella classica del “canone occidentale”, essa sola, per chi la possiede, permette di dominare il passato, il presente e il futuro. Più che di libri per le vacanze, essa si alimenta nella vita quotidiana, in estate e non, in vacanza o al lavoro, con una curvatura della testa che uno ha o non ha. Ma che dobbiamo fin dalla più tenera età sollecitare a far germogliare in chi è in tenera età, in primo luogo nei nostri figli (per chi li ha).

I libri, certi libri, in questo aiutano ben poco, anzi forse danneggiano.

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