Il piatto della vendetta, si sa, si serve e si mangia freddo. Come ha fatto in fondo Beppe Grillo mettendo il dito, diciamo così, nell’occhio di Giuseppe Conte e amici chiusi a quattro mandate nelle stanze e nei palazzi del potere che si erano invece proposti di scassinare e demolire, o aprire come scatole di tonno – ricordate? – ai tempi dei fondatori, garanti e quant’altri del Movimento 5 Stelle.
Ciascuno ha il suo Vannacci, Roberto Vannacci, in divisa militare, o da camera, o da spiaggia, o circense d’epoca romana, Ce l’ha la destra di Giorgia Meloni, di Matteo Salvini e di Antonio Tajani, e ora il campo largo o ampio dell’alternativa, dove l’aspirante leader Conte, appunto, potrebbe trovarsi fra i piedi e le mani i grillini di origine controllata, diciamo così, come Alessandro Di Battista, Dibba per gli amici, forse anche l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi e quella di Torino Chiara Appendino. Avrebbe potuto essere della partita simil-vannacciana anche l’ex presidente della Camera Roberto Fico se, abituato ormai alle comodità di ogni senso di Montecitorio, dopo un rapido e fallimentare esperimento di un viaggio in autobus, salitovi alla Stazione Termini, sta provando ora quelle del palazzo napoletano della Regione Campania, di cui è presidente, O governatore, come si scrive e si dice ormai comunemente facendo gonfiare il petto agli interessati, speriamo senza farli esplodere rovinosamente
All’invettiva anti-poltronista o pauperistica di Grillo la creatura sfuggitagli di mano, il riaspirante a Palazzo Chigi Giuseppe Conte, che sogna di tornarvi al suo solito passo svelto, ha reagito rinfacciando al comico prestatosi per un po’ alla politica la fiducia riposta a suo tempo in Mario Draghi, scambiandolo per un un pentastellato. Mario Draghi, il presunto intruso e uomo dei poteri forti, anzi fortissimi, portato alla guida del governo, scalzando proprio Conte, con una operazione di palazzo – sinonimo di congiura, complotto e simili – dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che del resto aveva esitato a conferirgli il primo mandato di presidente del Consiglio, e da quel guastatore ormai professionale che dovrebbe essere Matteo Renzi agli occhi e al cervello del concorrente di Elly Schlein a Palazzo Chigi. E della Meloni al Colle quando sarà libero.






