Mondo

Lorella Cuccarini, Montalbano e i nuovi padri della Patria

di

Il Taccuino della prof. Daniela Coli 

Ricordate Mad Men? Come lancia un prodotto? Vogliamo vendere sigarette agli afro, il nuovo soggetto politico ed economico dell’America anni ’60? Don Draper di fumo se ne intende e capisce subito perché avrà successo solo una certa sigaretta. I pubblicitari sono da anni i king maker della politica, sanno come si lancia un candidato: conta più una frase del programma. La democrazia, Schumpeter docet, è un grande business. Il sistema migliore per far fare alla gente cosa si vuole, facendo soldi, e dando al popolo l’illusione di decidere col voto.

La manfrina è utile per capire perché è diventata virale una frase di Lorella Cuccarini, showgirl sulla breccia da una vita, e dagli anni ’80 anche “la più amata dagli italiani”. A otto e mezzo, dalla Gruber, la Cuccarini ha detto che in Italia non si votava da dieci anni, si sono avuti molti rimpasti. La ‘gaffe’ è finita su i siti dei giornali, prof coperti di medaglie, economisti di grido, giornalisti radical chic, così si definiscono ora i Pd antisovranisti, si sono lanciati sui social contro la Cucca. Tifo da stadio, come ai tempi di Bartali e Coppi. La Cucca qualche ragione ce l’ha, perché alle elezioni del 2013 vinsero i Cinque Stelle, ma Napolitano decise di fare il governo Letta ( Pd) sostenuto un piccolo gruppo di centrodestra, e durante il governo Letta nel novembre 2013 fu votata l’espulsione dalla politica Berlusconi. Letta fu subito rimpiazzato da Renzi, il rottamatore, il sindaco di Firenze, diventato segretario del Pd e nominato capo di governo da Napolitano.

Il “rottamatore” era però sostenuto dal centrodestra di Berlusconi. La Cucca dovrebbe ricordare anche il patto del Nazareno, patto strano, perché dietro le quinte. Roba tutta italiana: com’è che il nuovo leader del Pd, il rottamatore, incontra il gangster, mafioso, corruttore di minorenni, l’Al Capone Berlusconi? E perché il Cavaliere incontra il leader del partito che l’ha espulso dalla politica? Immaginate un qualsiasi leader politico , un qualsiasi statista europeo, che s’incontra col capo del partito che per vent’anni lo accusato di tutto con tutto il peso dei professori della repubblica? In Europa non c’è. E’ roba sudamericana.

Come non bastasse, adesso Al Capone Berlusconi è diventato un padre della patria, un signore gentile, democratico, liberale, grande scopatore, ovvia! Il Berlusca ha ottantadue anni..ma come scopa lui, non scopa nessuno. Oh, yes!

Al declino del nostro paese, si accompagna il tifo da curva sud dei media e degli intellettuali. Perché la politica in Italia è tifo da stadio o da Bartali e Coppi? L’età media degli italiani è cinquant’anni, molti ottantenni, e quando votano ricordano cosa accadde negli anni 92-93. Alcuni addirittura le vicende relative al 1945 e dopoguerra. Nel 93-94 alla British Library arrivavano persone stravolte dall’Italia. All’inizio erano spaventati quelli del Pci, poi quelli del Psi, della Dc, etc. I giornali inglesi parlavano di tangenti, di finanziamenti illegali, così giornali tedeschi e francesi. Ricordo un articolo su Craxi che aveva comprato una tv all’amante.

Poi c’era la mafia, Andreotti capo della mafia, Buscetta, l’Fbi, Falcone, Borsellino, etc. La divisione degli italiani, il clima da guerra civile fredda, è nata da come i media riportavano le vicende di Mani Pulite e le vicende di Andreotti. Tutti i partiti avevano preso tangenti, tutti lo sapevano, e il Pci fu l’unico a salvarsi, perché il compagno Greganti, il cassiere del Pci-Pds, non parlò. Anche nelle redazioni tedesche, come in quelle francesi, arrivavano dossier di ogni tipo, ma solo in Italia ci fu il regime change. La repubblica delle banane è una portaerei americana, e gli americani, finita la guerra fredda, volevano darsi da fare in Medio Oriente. Andreotti e Craxi non erano più adatti, troppo filoarabi. E l’Italia non era la Francia, né il Regno Unito, né la Spagna, Stati da secoli. La famosa tangente Kohl fu in fondo usata dai media perché la Germania riunificata aveva bisogno di un leader proveniente dall’est, e chi meglio di Angela Merkel, era adatta per quel ruolo?

Berlusconi fu accolto come un salvatore. Agli italiani bastò la frase, “L’Italia è il paese che amo”, per andarlo a votare in massa, senza neppure riflettere che al centro-sud si presentava col Msi di Fini e al centro-nord con la Lega di Bossi, che voleva la secessione. “L’Italia è il paese che amo” è la frase chiave, perché nel 1994 il politically correct vietava un’espressione normale in qualsiasi paese del mondo. Berlusconi ebbe un’occasione unica, ma era destinato al fallimento.

Era un uomo della prima repubblica e continuò la politica estera italiana, a destreggiarsi tra Stati Uniti e la Russia, tra Bush jr e Putin, mentre avrebbe fatto meglio a curare più i rapporti con l’Europa. Ma alla base degli interessi economici e politici della nostra repubblica delle banane c’è il rapporto Agnelli-Caracciolo, sigillato perfino da un matrimonio, come nelle dinastie reali, ed è facile dominare il pollaio quando hai il Corriere, la Stampa, Repubblica e l’Espresso.

C’era la Fiat, la General Motors dell’Italia, l’Avvocato, l’Ingegnere, partiti che fingevano di farsi la guerra, prendevano soldi da tutti e davano ai propri elettorati un po’ di becchime perché si azzuffassero. Poi arriva Di Pietro, i “Giudici”, la mafia, il Cavaliere. Il teatro dei pupi. All’Italia sono rimaste solo le autostrade, non c’è più la Fiat. Non c’è più il “miracolo italiano” , gli anni ottanta, Berlusconi è ultraottantenne, abbiamo politici usa e getta.

Proprio quando non contiamo più niente, sempre sicuri che l’America o la Russia ci salveranno, siamo diventati “sovranisti” o nazionalisti, ma l’età media degli italiani è sui cinquanta e tiriamo a campare con Montalbano e la Cuccarini, con lo sguardo rivolto al passato. Sui social si posta la bellezza italiana dei secoli passati, ma dei monumenti di questi settant’anni rimangono solo le autostrade. Chissà che film ci farebbe Fellini, ma già con la Dolce Vita aveva capito il nostro caos.

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