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L’opposizione in toga dei giornali fighetti

La politica - divisa fra il nemico fisso della Schlein e quello giornaliero della Meloni - vista dai giornaloni e non solo. I Graffi di Damato

 

Fiera evidentemente di avere scelto un nemico fisso, che è naturalmente il governo in carica, peraltro non accorgendosi che a insidiare l’elettorato del suo Pd più di Giorgia Meloni è Giuseppe Conte, col quale mezzo Nazareno vorrebbe tornare ad allearsi, la segretaria Elly Schlein ha contestato alla premier di cercarsi “un nemico al giorno”. L’altro ieri, diciamo così, il cancelliere tedesco Olaf Sholz, col quale tuttavia “si tratta a Berlino” secondo il titolo di apertura del Corriere della Sera, e ieri la giudice che a Catania, sostituendosi alla Corte Costituzionale, ha trovato illegittimo una norma in vigore, adottata dal governo con procedura d’urgenza e controfirmata dal presidente della Repubblica. E ha perciò liberato tre o quattro tunisini clandestini dal trattenimento disposto dalle autorità competenti.

IL CORO DI REPUBBLICA, FATTO QUOTIDIANO E DOMANI

Era naturalmente scontato che Schlein fosse spalleggiata nella sua protesta contro la protesta, a sua volta, della Meloni da Repubblica, corsa a scomodare Montesquieu con Carlo Galli, e da Domani, il giornale che Carlo De Benedetti ha fondato dopo che figli gli hanno fatto perdere il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. “Il governo fallisce e cerca nemici”, ha titolato appunto Domani in concorrenza col Fatto Quotidiano che ha gridato: “Lapidano la giudice perché fa il suo dovere”. Come se – ripeto – toccasse a una giudice ordinaria lapidare un decreto legge e non alle Camere, bocciandolo, o ai giudici costituzionali trovandolo in contrasto con l’articolo 10 della Costituzione imprudentemente citato dalla magistrata che ha sorpreso, anzi “basito” la premier.

LE SINTONIE ARMOCROMISTICHE FRA AVVENIRE E FOGLIO

Meno scontati ho trovato “il fallo di reazione” avvertito e denunciato da Avvenire, il giornale dei vescovi italiani che dovrebbe almeno astenersi da dispute di questo genere, e Il Foglio. Che sotto un titolo falsamente neutro come “Il governo e la giudice” ha scritto che “sui migranti Meloni attacca il tribunale di Catania travisando la sentenza”. Ma quale travisamento di una sentenza nella quale si accoglie il ricorso dei migranti clandestini, e passibili di estradizione, sostituendosi alla Consulta nel dichiarato violato un articolo della Costituzione?

LODE A FELTRI (MATTIA) E A VELARDI

In attesa di assistere all’epilogo di questa vicenda nella sede propria, che è quella giudiziaria essendo stato preannunciato il ricorso del Ministero dell’Interno alla Cassazione, non ha forse avuto torto il mio amico Mattia Feltri a scrivere sulla Stampa, pur dello stesso gruppo editoriale di Repubblica, che i magistrati, insorti con il loro sindacato contro la Meloni “basita”, “hanno perso la fiducia dei cittadini perché il loro enorme potere è, o quantomeno appare, un abuso di potere”. E non ha avuto torto neppure Claudio Velardi a scrivere sul Riformista che la sinistra una volta si riconosceva negli avvocati davvero del popolo – qual era, per esempio, Filippo Turati – e ora in magistrati impegnati nella “resistenza solo per tutelare i loro eterni privilegi corporativi e di casta”.

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