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Lombardia, Veneto, Campania. Chi sale e chi scende nella fiducia delle regioni. Report Doxa

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Che cosa emerge dall’aggiornamento Doxa su “Percezione, atteggiamenti e abitudini degli italiani a fronte della diffusione del Covid-19”

Per oltre un terzo delle persone il lavoro, durante il lockdown, non solo non si è mai fermato ma, anzi, è aumentato. È questo uno degli aspetti che emerge dal sondaggio BVA Doxa dal titolo “L’impatto del Coronavirus sul general public: percezione, atteggiamenti e abitudini degli italiani a fronte della diffusione del Covid-19”. In totale il 51% degli intervistati in questo periodo ha lavorato, di cui il 28% in smart working. Il 15% ha smesso a causa del virus e il 34% non lavorava nemmeno prima. Ma a stupire è che ben il 33% delle persone dichiara che gli impegni lavorativi sono aumentati e solo per il 26% sono diminuiti.

Il sondaggio riguarda vari aspetti della vita e analizza anche i comportamenti che le persone ritengono di dover seguire. La movida di giovani nelle grandi città, quindi, potrebbe essere solo un aspetto della complessa ripresa che segnerà la fase 2, perché è vero che salta agli occhi e comprensibilmente preoccupa le diverse autorità, ma non è così diffusa come sembra fuori dai luoghi simbolo della concentrazione giovanile.

Secondo i dati della Doxa, infatti, il 63 per cento degli italiani è convinto di dover “mantenere le limitazioni negli spostamenti e nelle attività, pur di non rischiare la salute propria o dei propri cari, anche se questo comporterà una crisi economica individuale e del Paese”; solo il 37 per cento pensa invece che spostamenti e attività debbano riprendere “anche se questo può essere rischioso per la salute”, dal momento che “non possiamo sopportare ulteriori perdite economiche”.

Vero è che la paura diminuisce ogni giorno che passa, e i dati fotografano la situazione fino alla settimana scorsa, ma è altrettanto vero che gli italiani sono molto attenti alle curve di contagio e le lievi risalite dei giorni scorsi lasciano la percezione netta che la battaglia non sia né vinta né finita. In testa alla classifica dei luoghi a maggior rischio ci sono, per la maggioranza degli intervistati, i mezzi di trasporto: metro, bus, tram e treno.

Seguono, nella lista dei luoghi in cui si rischia di essere infettati, oltre ovviamente gli ospedali, le palestre, i cinema, i teatri e i centri commerciali. Gli italiani, in altre parole, soprattutto al Sud e al Centro, e in particolare fra chi si definisce di sinistra – dicono i dati – cercano il più possibile di evitare posti affollati e, fatta eccezione per i più giovani, non si dimostrano neanche così in ansia per la perdita dei ritrovi con amici, che durante il dibattito lessicale su congiunti e affetti stabili sembravano rappresentare la perdita più grande.

Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, è aumentato molto l’uso della carta di credito per pagare anche piccole somme. Il reddito, per il  49% è stato più basso del solito mentre le spese sono state più alte per il 37%.

 

Un ultimo dettaglio riguarda la fiducia nelle istituzioni, a partire dai presidenti di Regione che ottengono la fiducia del 53% degli intervistati. Percentuale che scende al 50% se si considera il governo e sale al 75% verso il sistema sanitario nazionale.

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