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Lombardia arrossita, Cairo anti Renzi, Bruxelles sussurra le pensioni per il Recovery Plan

Arnese

Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start, non solo su Lombardia e Cairo

 

LA COMMISSIONE UE SUSSURRA LE PENSIONI AL GOVERNO

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CAIRO VOTA CONTE E STRATTONA RENZI

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TUTTO IL PENSIERO POLITICO DI CAIRO SECONDO IL CORRIERE DELLA SERA

«Stanno cercando di navigare a vista, è un peccato, non è questo il momento in cui fare una crisi di governo. Renzi e il suo partito avevano ottenuto molte cose, anche giuste, sul Recovery plan. Allora perché questa crisi? Dovete chiederlo a Renzi». È l’opinione del presidente di Rcs Urbano Cairo intervistato a Un giorno da pecora, su Rai Radio1.

«La stabilità è un bene assolutamente importante in un momento in cui vengono assegnati i primi fondi del Recovery plan — ha spiegato l’imprenditore —. Non deve essere una stabilità a tutti i costi ma, avendo migliorato la distribuzione di questi fondi, poteva essere giusto andare avanti magari pungolando il governo dall’interno a fare le cose meglio».

Cairo ha toccato anche altri temi collegati al momento politico. «Un partito di Conte? Quando lo fece Monti non fu una cosa positiva. Il “marchio” Conte funziona, ha un consenso importante, ma non è automatico che si riversi su un partito. Però leggo che i sondaggi sono positivi», ha sottolineato. E alla domanda su cosa farebbe nei panni di Silvio Berlusconi, ha risposto: «Ha una naturale propensione a governare, se potesse entrerebbe anche nel governo. Ma probabilmente, visto che i suoi alleati propendono più per le elezioni, non può fare diversamente». L’editore ha detto la sua anche sull’idea di un esecutivo di unità nazionale come via d’uscita dalla crisi in atto: «Fare ammucchiate eccessive potrebbe non essere giusto, è giusto che ci siano una maggioranza e un’opposizione».

Nel corso del suo intervento, il presidente di Rcs ha affrontato oltre alla politica anche il tema del Covid, che lo ha colpito nei mesi scorsi. «Questa è una malattia che non controlli, imprevedibile. Un giorno ti sembra di stare bene e poi all’improvviso le tue condizioni peggiorano di nuovo», ha raccontato Cairo. «Ora sto bene come prima, anche meglio», ha concluso.

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ESTRATTO DELL’ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SULLA QUESTIONE RT IN LOMBARDIA:

Un numero, e proprio il più importante per l’ingresso in zona rossa, in controtendenza rispetto agli altri indicatori. Da una parte una forte crescita, dall’altra numeri stabili. In Regione Lombardia la domanda rimane nell’aria per giorni: com’è possibile che abbiamo un Rt — l’indice che calcola la diffusione del virus — a 1,4, mentre più o meno per lo stesso periodo l’Rt sui ricoveri in ospedale è sotto soglia (0,93), i casi assoluti fermi a 13 mila e rotti, lo stesso i contagi ogni 100 mila abitanti (a quota 133)? Il fatto che il dato dell’Rt preso in considerazione dal ministero della Salute sia vecchio stavolta non basta a spiegare la situazione.

Il problema è che il numero di casi indicati dalla Regione su cui viene calcolato dall’Istituto superiore di sanità l’Rt è sovrastimato. Vengono contati più infetti di quelli che realmente ci sono. Sembra paradossale, ma è la verità: tra i casi ci sono anche centinaia di guariti. Sono soprattutto coloro che dal 12 ottobre, in base alle nuove norme del ministero, possono interrompere l’isolamento tra i 10 e i 21 giorni dalla comparsa dei sintomi senza più il doppio tampone negativo. Tutti loro nei report compilati da Cereda compaiono come persone con «inizio sintomi», ma senza la descrizione dello stato clinico (asintomatico, paucisintomatico, sintomi). Se il campo non è compilato, in assenza di informazioni, quando guariscono, non vengono depennati.

In sintesi: entrano nel conteggio, ma non escono mai. Perché Regione Lombardia non mette la descrizione dei sintomi? «Quel campo non è obbligatorio, è sbagliato forzarlo», spiegano dagli uffici della Prevenzione di Regione Lombardia: «L’informazione la forniamo nel momento in cui i medici ce la segnalano». Per riuscire a superare il problema negli ultimi giorni la direzione generale di Regione Lombardia decide di compilare quel campo. In accordo con l’Istituto superiore di sanità. Perché soltanto adesso? La giustificazione: «Nessuno mai prima ci ha detto che altrimenti i guariti non sarebbero stati conteggiati».

Nell’allegato tecnico che accompagna il ricorso di Regione Lombardia al Tar, integrato nelle ultime ore, l’assessorato alla Sanità scrive: «Finora la sovrastima dell’Rt (che si trascina dal 12 ottobre, ndr ) è stata mascherata dal fenomeno più rilevante in termini numerici dell’aumento dei casi della seconda ondata (oltre 300 mila) — sottolinea la Lombardia —. Pertanto tale fenomeno si è osservato solo adesso evidenziando in tal modo la sovrastima del Rt». Insomma: finora mai nessuno della Regione s’è accorto della questione. Non veniva compilata la descrizione dello stato clinico.

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ESTRATTO DELL’ARTICOLO DI REPUBBLICA SU RECOVERY PLAN E PENSIONI:

La Commissione europea aggiorna le linee guida per accedere ai fondi del Recovery e per l’Italia la strada verso i 209 miliardi Ue diventa ancora più ripida. Le nuove indicazioni valgono per tutti i paesi, ma in Europa a nessuno sfugge che sono perfettamente ritagliate sul “caso Italia”. Non per niente Bruxelles insiste sulla necessità di indicare le riforme che accompagneranno gli investimenti finanziati dall’Unione. Per Roma si tratta di ammodernamento della Pubblica amministrazione e della giustizia, ma anche di provvedimenti sulle pensioni e di misure per aumentare la competitività del Paese.

Recovery Plan in Spagna, ecco come Bruxelles spinge per riformare le pensioni

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