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Lo sapete che i vicini della Corea del Nord non sono preoccupati dell’arsenale nucleare di Kim?

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L’analisi della professoressa Daniela Coli

La nostra stampa addebita il fallimento del vertice di Hanoi tra Trump e Kim Jong-un alla debolezza della diplomazia di Trump, alla richiesta di annullare le sanzioni da parte del leader sudcoreano e prevede perfino una ripresa del bombastico “fire and fury” . Insomma, l’America è forte, tutto va bene, parliamo di casa nostra. Invece, sul Gallup Blog  Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group, parla di fine dell’era della Pax Americana e dice che tutto il mondo lo sa. Osserva che il gradimento della leadership Usa era basso in Europa anche negli anni ’80, per non parlare del duro giudizio dell’Asia, ripete i costi della alleanza atlantica sono alti per gli Usa e lancia qualche frecciata a Germania e Cina. Edward Luce del FT attribuisce il fiasco alla leggerezza di Trump, impulsivo e inadeguato.

Su Le Figaro, Pierre Rigoulot, anticomunista di ferro, va dritto al punto: la denuclearizzazione della Nord Corea è una richiesta irrealizzabile e neppure garantirebbe la pace, perché se un attacco statunitense potrebbe spazzare via la Nord Corea, non si sa quale sarebbe la fine delle grandi città americane sul Pacifico.

Quindi, lo status quo, è l’unica soluzione razionale, anche perché i vicini di Kim non sono allarmati dal suo arsenale nucleare, neppure il Giappone. Bruce Cumings sul Bulletin of the Atomic Scientists ripete che i consiglieri di Trump non credevano al successo del summit di Hanoi, conosce bene la Nord Corea: il regime di Kim è di certo orribile, ma gli scienziati nordcoreani sono brillanti, hanno dimostrato di potere lanciare un missile a 8.000 miglia e conoscono il valore della deterrenza nucleare.  Per Cumings l’obiettivo della Nord Corea è di ottenere uno status come quello di Israele, India e Pakistan.  Israele non ha mai dichiarato di possedere armi nucleari, e come India e Pakistan non aderisce al trattato di non proliferazione.

Non regge la favola che Kim sia pericoloso perché è un dittatore, visto che la Cina comunista e totalitaria è stata il maggior investimento americano fin da Nixon-Kissinger. Cumings dice anche che la Nord Corea ha la capacità di distruggere il Giappone, per non parlare della Corea del Sud, ma  a Tokyo e Seul non sono tanto preoccupati. Anzi il presidente sudcoreano Moon è il maggiore alleato di Kim e desidera la riunificazione della Corea. Così, sono anche migliorati i rapporti col Giappone. Per Cumings il Nobel dovrebbe essere dato al presidente Moon.

Tutto sommato, un esperto della Nord Corea come Cumings conclude che lo status quo e la deterrenza nucleare non sono poi tanto male. Anche la guerra commerciale con la Cina, per ora ha solo indebolito le economie di entrambi i paesi. Gli americani continuano a inviare aragoste in Cina, ma i cinesi non le comprano perché troppo care con i dazi e pubblicizzano il sushi. I giapponesi comprano carne di vitello dai partner del TTP del Pacifico, aprono supermercati in India, mentre gli indiani non comprano armi da Usa e UK, sono alleati dell’Iran, e chi spera in una guerra tra India e Pakistan dovrebbe almeno guardare The Reluctant Fundamentalist.

In definitiva, i media non conoscono la situazione reale dell’Asia o fingono di non sapere. Né ha senso prendersela con Trump, quali siano difetti e traffici. Chiunque abbia un po’ di familiarità con l’Asia, sa che Kim non è poi tanto malvisto. In Europa e negli Stati Uniti dimentichiamo che mentre  gli europei hanno fatto due guerre mondiali, coinvolgendo Usa e Russia, per avere più colonie e imperi in Asia, Medio Oriente e Africa, in Asia hanno fatto guerre contro il colonialismo occidentale. La stessa lunga guerra del Giappone, terminata con le bombe su Hiroshima e Nagasaki, aveva alla base una visione panasiatica. 

Bisogna accettare che l’era della Pax Americana è terminata, come dice Ian Bremmer, per il quale solo in Africa la leadership americana ha ancora qualche speranza. Ma le alleanze dei paesi arabi ed europei in Libia, sembrano avvertirci che il mondo arabo non è più quello di Lawrence d’Arabia. Gli Stati Uniti hanno rilanciato il pericolo bin Laden: il figlio di Osama, Hamza, sarebbe diventato un leader  della jihad, ma chissà se è una buona idea, visto il successo di Brzezinski di armare i mujaheddin e delle teorie  neocon in Medio Oriente.

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