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Leonardo-Finmeccanica, perché Merkel silura gli F35 della Lockheed Martin?

di

f-35 Trenta

Che cosa ha deciso la Germania sugli F35, le ripercussioni geopolitiche della scelta del governo Merkel e il ruolo di Leonardo-Finmeccanica. L’articolo di Tino Oldani, firma di ItaliaOggi

Il ministero della Difesa tedesco ha deciso di cancellare gli acquisti degli aerei da combattimento F35 dal programma di rinnovo della sua flotta aerea militare. La notizia, riportata da due siti (Defense news e AugenGeradeaus), conferma che il trattato franco-tedesco di Aquisgrana ha già iniziato a tradurre in fatti concreti gli impegni assunti in campo militare.

A CHE COSA MIRA MERKEL SU F35 E DINTORNI

Con questa decisione, Angela Merkel rende espliciti due obiettivi, destinati a lasciare il segno sulle relazioni internazionali. Il primo: sostenere le società tedesche e francesi impegnate nella costruzione di una aereo da combattimento europeo, vale a dire l’Eurofighter Typhoon di quarta generazione, destinato a sostituire i Tornado. Il secondo: sferrare un colpo agli Stati Uniti di Donald Trump, che da anni insistono perché i paesi alleati, facenti parte della Nato, acquistino gli aerei F35 prodotti dall’americana Lockheed Martin.

I GIUDIZI DEGLI ANALISTI SULLA MOSSA DELLA GERMANIA SU F35

Per alcuni analisti di cose militari, la scelta tedesca è considerata un passo più lungo della gamba. Come competitor degli F35, il Typhoon non ha tutte le carte in regola, in quanto non è ancora certificato per trasportare le bombe nucleari di fabbricazione americana, trasporto che la Germania, per la posizione strategica in seno alla Nato, dovrebbe assicurare. Per questo, fino a poco tempo fa, la Germania sembrava più propensa a suddividere in parti eguali gli acquisti di Typhoon e quelli degli F35. Ma ora, a seguito della cancellazione degli F35 dai programmi futuri, il ministero tedesco della Difesa pensa di continuare a fare volare ancora per anni i vecchi Tornado, abilitati al trasporto nucleare, e di chiedere nello stesso tempo a Washington la certificazione nucleare per l’Eurofighter Typhoon. Il che, finché Trump sarà alla Casa bianca, non sarà di certo cosa facile, né scontata.

ECCO LE RIPERCUSSIONI DELLA SCELTA TEDESCA SU ITALIA E LEONARDO-FINMECCANICA

La cancellazione degli F35 compiuta dalla signora Merkel potrebbe avere ripercussioni politiche anche in Italia, dove il M5s, nelle ultime due campagne elettorali per le politiche (2013 e 2018), ha fatto dello slogan «no agli F35» un punto fermo del suo programma. Un no ribadito più volte dai leader grillini, in testa Alessandro Di Battista, che ha sempre definito l’acquisto degli F35 «una scelta sbagliata, costosa e contraria alla pace». Ma anche su questo punto, come sull’Ilva e sulla Tap, è arrivato un clamoroso dietrofront, pochi mesi dopo l’ingresso dei pentastellati nel governo. Era il 19 dicembre scorso: durante un convegno alla Camera, il grillino Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa, con grande sorpresa dei presenti, disse: «Dobbiamo fare un po’ di calcoli, sia dal punto di vista economico che tecnologico. Ma resta ovvio che non possiamo rinunciare a una grande capacità aerea per la nostra aeronautica, che ancora oggi ci mette avanti rispetto ad altri paesi».

COME SI MUOVONO E SI AGITANO I PENTASTELLATI SU LEONARDO-FINMECCANICA E F35

Dietro quelle parole vi erano alcuni fatti precisi. Già nel 2014 una delegazione di deputati grillini della commissione Difesa aveva avuto diversi incontri con la direzione armamenti aerei del ministero della Difesa e visitato gli impianti di Cameri (Novara), dove l’Italia, con alcune aziende di punta del gruppo Leonardo-Finmeccanica, produce le ali degli F35. Grazie a questi incontri, la delegazione grillina si rese conto che la partecipazione dell’Italia al programma degli F35 rivestiva un duplice aspetto: strategico in fatto di alleanze, e tecnologico-industriale, tale da consentire al nostro paese di avere un sistema di difesa aerea tra i più avanzati al mondo.

IL RUOLO DELL’IMPIANTO DI CAMERI GESTITO DA LEONARDO-FINMECCANICA

Detto per inciso: l’Italia, dopo il Regno Unito, è il secondo partner internazionale più importante del programma F35, e contribuisce per il 4,1% alle fasi di progettazione e sviluppo. Non solo. A Cameri è attivo un centro di produzione e supporto per gli F35, l’unico impianto al di fuori degli Stati Uniti, che in futuro includerà anche un centro per la manutenzione e aggiornamento degli F35. Tuttavia, anche nella campagna elettorale 2018 il M5s ha continuano a mentire, sapendo di mentire, sugli F35, pur sapendo che se fosse andato al governo avrebbe dovuto prendere atto della realtà. Come ha fatto il sottosegretario Tofalo, l’unico finora a parlare in modo chiaro sul tema.

I GRILLI DI DI MAIO SU F35 E NON SOLO

Non altrettanto si può dire per Luigi Di Maio, vicepremier e leader politico del M5s, né per la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, e ancor meno per il «Chavez de’ noantri» Di Battista, i quali non perdono occasione per lasciare nel vago i futuri acquisti degli F35, ora dicendo che si tratta di una spesa inutile, salvo poi dire il contrario e promettere, giusto per placare la base grillina più sinistrorsa, una revisione dei contratti, con la riduzione degli acquisti e, di riflesso, della spesa. Un teatrino indegno di una classe dirigente, che pochi giorni fa ha visto alla ribalta prima Di Maio: «Sugli F35 non c’è nulla di deciso, noi del M5s crediamo che quella spesa sia inutile, e lo dico qui come lo abbiamo detto in questi mesi. Ogni giorno c’è un retroscena, che racconta di un cedimento sugli F35, ma vi assicuro che nessuna decisione è stata presa».

LE PAROLE DI TRENTA SU F35

Più possibilista, ma per nulla chiara fino in fondo, è sembrata la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, che partecipando a Otto e mezzo (La7), ha detto che l’acquisto di nuovi F35 «è una questione da valutare con estrema attenzione. Si tratta di un programma ventennale, e le dovute valutazioni vanno fatte con grande responsabilità. Bisogna prendere in considerazione, tra le altre cose, le ricadute occupazionali e sull’imprenditoria. Finché non prenderemo una decisione, non sarà speso un euro». Traduzione: fino a dopo le elezioni europee, bocce ferme e acqua in bocca.

CHE COSA FECE MONTI SU F35

Al confronto, fa un figurone perfino il governo di Mario Monti, che aggravò la recessione aumentando le tasse, ma almeno sugli F35 prese una decisione chiara: ovvero l’unico taglio vero agli acquisti di questi aerei, ridotti da 131 a 90, per una spesa ventennale di 12,9 miliardi di euro. I primi due esemplari di F35 sono stati consegnati all’Italia nel 2016. A tutt’oggi, la nostra aeronautica militare dispone di dieci velivoli: nove sono F35A e un solo F35B (a decollo verticale), con un costo unitario sceso da 100 a 80 milioni. E dopo Monti, soltanto chiacchiere.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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