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Tutti i potenziali rischi per una Lega vittoriosa. Salvini ricordi la lezione del Pd renziano al 40%

di

Salvini

Il post di Paola Sacchi

 

Mi sbaglierò, non ricorderò bene, ma il fatto che Matteo Salvini non sia andato finora, magari lo farà stamattina, a trovare in ospedale a Varese Il padre fondatore della Lega, Umberto Bossi, e che la sera stessa del suo ricovero ha twittato un laconico augurio, non mi piace.

È vero che per ripartire, ricreare, innovare bisogna purtroppo spesso metter da parte il “padre”. Io stessa ribellandomi lo feci nel mio piccolo. Poi ci riconciliammo. Ma avevo vinto io. Solo che io non esisterei come nessuno al mondo senza il proprio padre e la propria madre. Che giustamente, secondo me, il ministro Salvini vuol rimettere nella carta di identità.

E la cosa un po’ paradossale per me è che Salvini ha il grande merito di aver omaggiato Bossi (“Non starei qui né io né voi senza di lui” minuto e mezzo applauso dei suoi parlamentari, Umberto commosso. Lo ho scritto su Il Dubbio unico giornale a farlo) proprio due sere prima che il “gran capo padano” si sentisse male. Poi, è partito per la campagna elettorale in Sardegna.

Tutto legittimo, tutto comprensibile. Ma tanto è bastato per autorizzare maliziose interpretazioni del tipo: vuole allontanare la figura di Bossi per ingraziarsi il Sud e Italia insulare.

Salvini per molte cose giudicato in Lega “degno, vero erede” di Umberto, queste interpretazioni non le merita. Ma resta un punto politico di fondo, al di là del risultato sardo: l’economia italiana va a ramengo, il Nord che ribolle contro il no Tav dei 5s rischia di non capire più la Lega da sempre per crescita e sviluppo.

Il Nord senza “l’autonomia” surrogato del fatto che i governi di Centrosinistra hanno messo nel cassetto decreti attuativi del Federalismo fiscale (Bossi non se ne è dato mai pace) “rischia di rifare soprattutto in Veneto Lega Nord per l’indipendenza della Padania”, mi disse poco tempo fa un leghista di rango, salviniano di ferro, ma anche uomo del territorio.

Ecco, comprensibile che Salvini voglia affrancarsi oltre che da Bossi anche dall’altro “padre” politico Silvio Berlusconi per tentare di far decollare la sua Lega nazionale.

Ma attenzione al rischio di una “piddizzazione” della Lega ovvero diventare come il Pd renziano del 40 per cento. Che si sciolse come neve al sole perché si rivelò alla fine agli occhi degli italiani un partito essenzialmente di potere privo di identità.

Che nel caso della Lega non può esaurirsi alla lotta all’immigrazione. Ora che non ce ne è praticamente più. Certo, anche per merito del ministro Salvini.

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