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L’Economist si eccita per un governo Di Maio-Zingaretti

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Che cosa sostiene in un editoriale il settimanale economico inglese The Economist

 

Per carità, niente elezioni. Molto meglio un governo tra M5S e Pd che la rivisitazione di un governo giallo-verde che non potrà non essere sempre litigioso e soprattutto del voto anticipato.

E’ questa in sostanza l’opinione del settimanale economico inglese The Economist che si lascia andare – in un editoriale – a un auspicio, di fatto: forza Pd e M5s.

“Questo non è il momento per un’elezione in Italia. Il voto anticipato renderebbe ancora peggiore il bilancio gravato dal debito del Paese”: è questo il titolo dell’editoriale dell’Economist in edicola oggi dedicato alla crisi di governo in Italia.

Il settimanale economico sostiene che “la cosa più rilevante sulla caduta del governo italiano questa settimana è il fatto che non sia accaduta prima”, considerata l’eterogeneità delle forze che lo compongono.

“Proprio ora, tuttavia, un’elezione sarebbe un grave errore per l’Italia e l’Europa. Potrebbe sembrare ingiusto. Dopo tutto, la composizione del Parlamento non riflette l’opinione pubblica. Ma questo è un momento precario per l’Italia. La sua economia è debole, con una crescita prevista quest’anno solo dello 0,1%. Il suo immenso debito pubblico, pari a oltre il 130% del PIL, è la più grande minaccia per la zona Euro. Un’elezione richiederebbe mesi, mettendo a rischio gli sforzi dell’Italia di approvare un bilancio entro la fine dell’anno. Ciò potrebbe sconvolgere i mercati in un momento in cui gran parte dell’Europa è già sull’orlo della recessione”.

“Piuttosto che andare a elezioni, il M5S dovrebbe formare una nuova coalizione con il Partito Democratico. Una coalizione temporanea e meno litigiosa con il PD potrebbe dare agli elettori il tempo di capire meglio le capacità dell’M5S prima che esprimano un giudizio. Ancora più importante, un tale governo potrebbe approvare un bilancio di compromesso e quindi tenere elezioni all’inizio del prossimo anno. Per M5S e Pd non sarà facile lavorare insieme. Di Maio dovrà superare la riluttanza del suo partito a unirsi a una delle forze tradizionali che ha promesso di soppiantare. Il PD è ancora più diviso. Matteo Renzi, il suo ex leader, è a favore di un accordo. Nicola Zingaretti, l’attuale segretario, è scettico. Egli ha stabilito cinque condizioni ragionevoli per la collaborazione, a partire dalla rinuncia del M5S alla retorica anti-Ue. Ma Zingaretti ha anche insistito per una netta rottura con il passato, che potrebbe essere un velato tentativo di escludere il signor Di Maio dal prossimo gabinetto. Se tali richieste forzassero nuove elezioni, sarebbe un errore. Questo non è il momento per l’Italia per giochi politici”, conclude l’Economist.

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