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Le task force di esperti sono il suicidio delle classi politiche. Il pensiero di Ocone

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L’insediamento di una commissione ricorda un po’ anche quello che io chiamo scherzando il “metodo Bataille”: l’autodecapitazione di una classe politica che non sa, non vuole e non può assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. “Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista

“E tu di quale task force fai parte?”. Sì, perché oggi il rischio è un po’ questo: che se non sei membro di una delle tante commissioni insediatesi in questi giorni per fronteggiare l’emergenza generata dal Coronavirus, non sei riconosciuto socialmente e conti poco o niente. L’appartenenza alla commissione come status symbol, non essendoci in questo caso, per indisponibilità o decenza, più le laute remunerazioni di un tempo da distribuire ai commissari. È l’aspetto comico, o meglio tragicomico, di un momento della storia che dovrebbe essere segnato da serietà e che more solito in Italia non lo è.

Ma l’insediamento di una commissione ricorda un po’ anche quello che io chiamo scherzando il “metodo Bataille”: l’autodecapitazione di una classe politica che non sa, non vuole e non può assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.

George Bataille, per chi non lo sapesse, è stato un brillante e controverso pensatore francese, che, negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale, fondò una rivista e una società segreta col nome di Acéphale che teorizzavano, come critica ad ogni forma di potere, l’“autodecapitazione” dell’uomo razionale. Quello che, con la testa, ordina, divide, gerarchizza, stabilisce inevitabilmente rapporti di forza fra le cose del mondo e fra sé e gli altri.

La copertina del primo numero raffigurava l’uomo vitruviano disegnato da Leonardo ma decollato come un san Giovanni automartirizzatosi. Ed è ciò fanno i politici attuali creando commissioni: un po’ perché sentono la loro inadaguatezza e la loro incompetenza politica, essendo stati selezionati al ruolo che ricoprono per motivi abbastanza casuali e comunque non meritocratici in senso specifico o frutto di una gavetta; un po’ per paura di prendere una decisione e pagarne le conseguenze, da quelle di consenso presso l’opinione pubblica e l’elettorato alle altre e più serie di ordine penale. La commissione è altamente deresponsabilizzante per chi sta al potere ed è interessato solo a conservare il proprio posto: cosa che in sé non sarebbe nemmeno esigenza illegittima se inserita in un contesto più ampio o ideale che non è dato intravedere. E in più, due piccioni con una fava: distribuendo cariche ad libitum si tiene a bada o ammorbidiscono i potenziali nemici e si accontentano i tanti amici e i questuanti. Todos caballeros, e tiriamo a campare!

Che poi tutto ciò generi non pochi problema sia sulla qualità e rapidità della decisione, sia sulla sostanziale democraticità del processo decisionale (i commissari non sono stati eletti dai cittadini ma cooptati), questo sembra passare in secondo piano. Che dire? Credo che la “fase 2” non ci porterà lontano se prima non cambiamo la nostra testa e se non cambia la conseguente prassi di chi fra noi si trova in un posto di potere o a governare.

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