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Le news su Cairo, Cruciani, Meloni, Vespa e non solo

Che cosa si dice e che cosa non si dice su Cairo, Cruciani, Meloni, Vespa, Corriere della sera, Repubblica e non solo. Pillole di rassegna stampa

 

CAIRO PER LA 7 VUOLE IL CANONE. BAH

 

CAIRO PAZZO PER CRUCIANI

 

ARCHIVIO MELONI

 

I CASINI DELLA BERLUSCONI

 

FONDI STATALI MOLTO SALUTARI

 

IL FORUM IN MASSERIA NOTIZIONA SUI GIORNALONI

 

 

CARTOLINA DAL REGNO UNITO

 

CARTOLINA DALL’UCRAINA

 

CARTOLINA DALLA FRANCIA

 

CARTOLINA DALLA CINA

 

CARTOLINA DALLA STATI UNITI

 

GIORNALISMI, QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

 

 

 

 

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA SU CAPUTI, DE VELLIS E NON SOLO:

Gli appalti delle pulizie per la scuola dei carabinieri e quelli delle mense per le sedi della presidenza del Consiglio, quelli più recenti al ministero delle Infrastrutture a guida leghista, gli obiettivi all’avvocatura dello Stato, in Vaticano e anche coi frati francescani. Una rete di rapporti, tangenti e regalie per pilotare appalti pubblici che ruotava intorno al generale Oreste Liporace, già comandante dei carabinieri del secondo reggimento allievi, marescialli e brigadieri di Velletri, all’imprenditore Ennio De Vellis e alle sue entrature al Mit e al dipartimento Informazioni e sicurezza, e ai fratelli Massimiliano e William Fabbro, che con il loro gruppo multiservizi erano già finiti nei guai in due inchieste a Milano.

I quattro sono accusati a vario titolo di corruzione, turbata libertà degli incanti e traffico d’influenze. Con loro sono indagati anche Lorenzo Quinzi, dirigente a capo del dipartimento per gli Affari generali e la digitalizzazione del Mit (turbata libertà degli incanti) e anche il presidente di Federterme Massimo Caputi, accusato di corruzione per un finanziamento da 700 mila euro ottenuto da Caputi per le terme di Chianciano, in cambio dell’assunzione di una donna vicina a Quinzi.

L’inchiesta, che già ora ipotizza diversi filoni di gare pilotate, è destinata ad allargarsi. Come s’intuisce dalle perquisizioni del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano, coordinata dal pm Paolo Storari, a una ventina di soggetti, all’Avvocatura generale dello Stato, al Mit, al Centro Alti Studi Difesa (diretto da Liporace), al Provveditorato interregionale alle opere pubbliche per il Lazio, Abruzzo e Sardegna.

Lo stretto rapporto tra Liporace (arrestato dai Ros) e Massimiliano Fabbro ha garantito all’imprenditore un appalto da 700 mila euro per le pulizie della caserma all’epoca guidata dal militare. Ricompensato poi con 22 mila euro, biglietti per lo Stadio Olimpico, per la Scala a Milano per il Macbeth, auto a noleggio, borse Louis Vuitton per oltre 11 mila euro. Diverse sono state trovate nella sua casa. «Le borse erano legate all’appalto?», chiede il pm Storari quando interroga Fabbro. «Certamente», risponde lui. Le richieste avvenivano sempre allo stesso modo. «Liporace mi fece avere un biglietto con degli articoli di Vuitton da acquistare (…). Non me la sono sentita di dire di no, anche perché avevo la convenienza, temevo che una risposta negativa avrebbe inficiato l’affidamento, che comunque dava margine».

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