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Giorgetti

Le chiacchiere fuffose non solo su Mattarella e Meloni

Fatti e chiacchiere al di là e al di qua dell’Oceano Atlantico. I Graffi di Damato

La democrazia o le circostanze, come preferite, offrono agli americani lo spettacolo inedito di un ex presidente, Donald Trump, smanioso di ricandidarsi per tornare alla Casa Bianca ma ora in “stato di arresto”, pur virtuale, con 34 casi di imputazione addosso. Da quest’altra parte dell’Oceano abbiamo lo spettacolo di una Russia ostinata da più di un anno a fare terra bruciata dell’Ucraina scommettendo ormai più sulle divisioni interne allo schieramento occidentale favorevole agli aggrediti che sulla forza delle proprie truppe e dei propri arsenali. E, per quanto ci riguarda, un’Italia ridotta al Paese delle “chiacchiere”, secondo il titolo impietoso del Foglio, che contribuisce tuttavia a produrle con giornali più diffusi pensando di condizionare l’atmosfera, chiamiamola così.

E’ una realtà desolante provata dai titoli dei quotidiani, magari gli stessi, sorteggiati fra quelli delle ultime 24 ore, non di più. Passiamo così da un’Europa sul punto o tentata dal negarci la terza rata di finanziamento del piano di ripresa e di resilienza, per i ritardi accumulati nella sua realizzazione, e invece “aperta” alle esigenze dell’esecutivo italiano, come dice il Corriere della Sera, o alla “più flessibilità” indicata dalla Verità del pur sempre insofferente e scettico Maurizio Belpietro.

Siamo inoltre passati da un Matteo Salvini deciso a sfidare l’alleata Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, reclamando la rinuncia ad una parte del piano di rilancio per cogliere dai ritardi l’occasione di ridurre le spese a debito, ad un leader leghista arresosi alla stessa Meloni, come titola La Stampa, e deciso pure lui a “spendere tutto”, secondo il già citato Corriere della Sera.

Non parliamo della protesta di Mattarella contro il tentativo dell’opposizione, improvvisamente unitaria, di tirargli la giacchetta contro il governo: una protesta scomparsa rapidamente dalle cronache come una chiacchiera. E al chiacchiericcio ha deciso di partecipare più logorroicamente del solito Marco Travaglio ricavando sul Fatto Quotidiano “la lezione” dai risultati elettorali in Friuli-Venezia Giulia. Che hanno dimostrato come “la gente se ne freghi dei discorsi a freddo sulle alleanze ma sia molto interessata ai candidati e alle identità forti”. “Con Fedriga- -si è accorto il nostalgico di Conte a Palazzo Chigi- la destra aveva entrambe le cose. Il Pd e il M5S, sui territori, hanno handicap opposti: il primo ha troppa classe dirigente, quasi sempre detestata; il secondo non ce l’ha più, o non ancora. Schlein deve smantellarla e rinnovarla dalle fondamenta. Conte (con i nuovi referenti regionali) deve inventarla da zero”. Ma “devono farlo -ha ammonito Travaglio- separatamente, per marcare le rispettive identità, ora che l’opposizione non li obbliga ad allearsi”, come invece cercano spesso di fare più meno apertamente, o sotto traccia, come preferite. Chiacchiere pure queste, ripeto.

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