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Lagarde e Von der Leyen, ecco pregi e difetti delle nomine europee

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von der Leyen

La politica può produrre grandi cambiamenti: e sarebbe una sorpresa interessante se i neonominati, una volta votati da Visegrad e dall’Italia, si facessero interpreti di scelte più rispettose delle autonomie e delle diversità nazionali. La sfida dei prossimi mesi sta tutta qui. Il commento di Daniele Capezzone

 

(estratto di un articolo di Daniele Capezzone pubblicato oggi dal quotidiano La Verità, fondato e diretto da Maurizio Belpietro)

Alla fine, ieri sera, accordo sul nuovo organigramma Ue, dopo giorni di impasse, e dopo la bocciatura della prima (impresentabile) soluzione, quella centrata su Frans Timmermans (lo spitzenkandidat olandese dello strasconfitto Pse) alla Commissione: ipotesi abbattuta dai no dell’Italia, dei paesi di Visegrad, e complessivamente di 11 membri Ue.

A meno di ulteriori colpi di scena (e agguati parlamentari che non vanno esclusi, vista la fragilità della situazione), gli incarichi di punta saranno così ripartiti: alla guida della Commissione Ursula von der Leyen (tedesca, Ppe, ministro della Difesa di Angela Merkel); sotto di lei, tre vice: Timmermans, la liberale danese Margrethe Vestager, e lo slovacco Maros Sefcovic; al vertice del Consiglio, il belga Charles Michel; al posto di Federica Mogherini, il socialista spagnolo Josep Borrell; alla Bce, la francese Christine Lagarde, già capo del Fmi.

Se questo quadro sarà confermato, ad una prima analisi, si possono mettere sul tavolo tre elementi positivi e altrettanti negativi.

Il primo elemento positivo è che Germania e Francia, pur incassando le poltrone principali, sono dovute venire a patti con Visegrad e l’Italia. Giuseppe Conte, spinto e pungolato da Matteo Salvini, lo aveva detto: «Niente di personale contro Timmermans, ma l’Italia non può accettare un pacchetto precostituito nato altrove».

Quanto al gruppo di Visegrad, è stato protagonista assoluto. Il portavoce di Viktor Orban, Zoltan Kovacs, ha scandito su Twitter il successo di una linea negoziale: «I paesi di Visegrad sostengono la candidatura di Ursula Von der Leyen“. E ancora: “I quattro di Visegrad, uniti, hanno ancora dimostrato la loro forza crescente e influenza. Dopo aver sconfitto Weber, i primi ministri del V4 hanno affossato anche Timmermans. Il negoziato continua…». Morale: tutte le balle lette da mesi sul presunto isolamento dei sovranisti, sull’Italia messa in un angolo, su Orban impresentabile, sono state spazzate via. Al contrario, Italia e Visegrad hanno saputo aggregare consensi e hanno mostrato di poter costruire ben più che una minoranza di blocco.

Il secondo elemento positivo, strettamente connesso al primo, è il logoramento di Emmanuel Macron e Angela Merkel. Il primo incassa il vertice Bce (ed era prevedibile), ma, come un Re Mida al contrario, ha portato sfortuna a tutte le sue candidature di partenza: da Michel Barnier a Margrethe Vestager. Quanto alla Merkel, ha certamente salvato la faccia nel finale con la candidatura della von der Leyen, ma tra problemi di salute, sconfitte elettorali in patria (con relativa uscita di scena ormai decisa) e una conduzione balbettante di questo negoziato, appare al passo d’addio.

Il terzo elemento positivo è che la von der Leyen è una sicura atlantista, e la sua nomina è una mano tesa a Donald Trump. Va letto così anche il sostegno di Visegrad. Va ricordato che quando nei mesi scorsi Macron rilanciò il progetto di esercito Ue, con una provocatoria curvatura anti Usa e anti Nato, fu proprio la von der Leyen la prima a stopparlo seccamente: “Non si tratta di un progetto immediato per domani”, disse.

Veniamo agli aspetti negativi. Primo: non si tratta di personalità con uno standing elevato, ma in qualche caso di figure letteralmente sconosciute fuori dai loro paesi. Secondo (ed è un precedente inquietante): la von der Leyen fu scatenata in occasione della crisi greca, scavalcando in durezza perfino Wolfgang Schauble, chiedendo ad Atene ulteriori garanzie (oro e altre proprietà pubbliche). Insomma, non le sarà facile riposizionarsi come nemica dell’austerity. Terzo: il loro profilo è quasi per tutti di tipo “eurolirico”, cioè di sostenitori di una maggiore integrazione Ue.

A volte, la politica può produrre grandi cambiamenti: e sarebbe una sorpresa interessante se i neonominati, una volta votati da Visegrad e dall’Italia, si facessero interpreti di scelte più rispettose delle autonomie e delle diversità nazionali. La sfida dei prossimi mesi sta tutta qui.

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