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La sinistra, il Pci e il “Freddo al cuore”. Parla Lodovico Festa

Conversazione di Start Magazine con Lodovico Festa, autore del romanzo giallo “Freddo al cuore” che esce martedì 13 febbraio

 

Mentre in politica gli ex comunisti sembrano quasi dei fantasmi con un mondo latu sensu di sinistra i cui leader (tutti “mai Pci”) sono Elly Schlein, Giuseppe Conte, Carlo Calenda, Emma Bonino e Matteo Renzi, con un Pd in cui quelli che contano davvero paiono essere Romano Prodi e Dario Franceschini piuttosto che i vecchi frequentatori di Botteghe oscure, mentre questo avviene sulle scene politiche, nel campo della discussione pubblica sembra esserci un ritorno di attenzione verso quello che fu il Pci: così un convegno a Firenze “Allonsanfan” ricorda la Fgci di Massimo D’Alema, Roberto Roscani in un libro ben valorizzato dal Corriere della Sera “L’Unità. Una storia, tante storie” (Fandango editore) racconta la storia del quotidiano comunista.

Un’impegnativa mostra è stata poi organizzata dall’associazione “Enrico Berlinguer” presso l’Azienda Speciale Palaexpo negli spazi dei Padiglioni del Mattatoio di Roma per ricordare nel centenario della sua nascita, l’ultimo segretario veramente carismatico del partito prima  fondato da Amedeo Bordiga, poi formato da Antonio Gramsci e infime riplasmato nel 1945 da Palmiro Togliatti.

E martedì 13 febbraio esce nelle librerie “Freddo al cuore” (editore Marsilio), un giallo-politico scritto dal giornalista e saggista Lodovico Festa, che negli anni Settanta e Ottanta ha lavorato in organizzazioni della sinistra a Milano.

Festa, il libro in uscita domani ambientato tra gli ex comunisti fa parte di questa tendenza a ricordare che cosa fu il partito comunista?

Bè, il mio libro è innanzitutto un giallo con il suo morto, le sue false piste, un’indagine condotta dall’ex presidente dei probiviri comunisti lombardi (un ruolo che implicava anche attenzione ai problemi più delicati della vita del partito), colpi di scena e intuizioni investigative.

Però il cuore, più o meno freddo, del romanzo è abbastanza coinvolto nella riflessione storica politica.

Sì, l’ambiente è quello degli ex comunisti dei quali si cerca di ricostruire la tremenda difficoltà a fare i conti con una storia che finisce con lo scioglimento dell’Unione sovietica. Una tremenda difficoltà che deve fare i conti sia con un popolo (una classe operaia si sarebbe detto una volta) i cui sentimenti e valori non finiscono con l’esaurirsi dell’esperienza storica del comunismo ma che non riesce più bene a definire una propria identità connessa ai propri interessi, sia con una politica in una Seconda repubblica nella quale lo strabordare dell’azione di ampi settori della magistratura ha reso più fragili le forme democratiche in cui si poteva esprimere.

Giorgia Meloni visita la mostra su Berlinguer. Giovanni Sallusti scrive un libro dal titolo “Mi mancano i vecchi comunisti. Confessione inaudita di un libertario” (liberilibri). Anche il suo libro riflette questa tendenza a ricordare quel che di utile hanno fatto i comunisti italiani al di là della distanza ideologica che si può avere dalle loro posizioni?

Mi scusi se mi ripeto: il mio è un giallo, qualcuno l’ha trovato anche appassionante. Non un saggio politico. Certo poi descrivendo il popolo degli ex comunisti non si manca di ricordare il ruolo che nella società, in parlamento, nelle amministrazioni locali, nel movimento sindacale, nelle cooperative, nella lotta al crimine organizzato i comunisti hanno svolto per tenere insieme una società che nei quarantasette anni della Prima repubblica ha prodotto un’economia quinta per prodotto interno nel mondo e un livello di benessere diffuso non comparabile a quello delle precedenti fasi della storia italiana.

C’è chi sostiene, e con buoni argomenti, che i comunisti con il loro rapporto con Mosca e le loro strategie egemonistiche siano stati un tappo per la democrazia italiana.

Però è anche sicuramente vero che, nell’Italia scossa dalla fine del fascismo, hanno costituito un elemento di tenuta della società. Poi certo non sono stati capaci di affrontare la sfida che la storia imponeva all’Italia all’inizio degli anni Novanta. Ma sono stati i soli? Comunque, lo ripeto per i potenziali lettori del mio libro, questi temi costituiscono solo uno sfondo, perlopiù maggiormente psicologico che politico, di un “vero” giallo.

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