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La quarantena tra liberazione e angoscia

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“Qualcosa di simile ad una sensazione di angoscia prevale nel sottofondo, anche se intorno a me tutti dicono di star bene e non vedono l’ora di uscire di casa”.  Il “Diario della quarantena” a cura di Carla Falconi tratto dal suo profilo Facebook

Giorno numero 51.

Da un’auto con lo stemma del comune di Latina, un uomo parla dall’altoparlante. Passa una volta a settimana, verso le sei. Il messaggio è sempre lo stesso, oggi però diceva che le forze dell’ordine controllano le strade della città e terminava ripetendo due o tre volte: restate a casa, andrà tutto bene, restate a casa, andrà tutto bene.

Un mese fa il sindaco aveva scritto su Twitter che fare una corsetta era consentito e faceva bene alla salute. Il sindaco è un medico. Poi le cose sono cambiate e la macchina con il megafono, mai utilizzata in passato, è diventata una delle strane presenze nella città chiusa, come le file davanti ai supermercati, i cani in giro al guinzaglio e le strisce bianche e rosse che bloccano l’ingresso al parco Borsellino Falcone, ex parco Arnaldo Mussolini, ex Parco delle Medaglie d’Oro, ex parco Arnaldo Mussolini.

In città tutti lo abbiamo sempre chiamato “I giardinetti” anche se sono molto ampi e spaziosi e non sono curati come dei veri giardini. Il messaggio ha perso la forza drammatica e un po’ spaventosa dei primi giorni e adesso quella frase ripetuta, restate a casa, restate a casa, andrà tutto bene, andrà tutto bene, suona come un vecchio slogan pubblicitario che non ti interessa, né ti convince più.

Deve essere a causa della primavera che sta facendo il suo corso e della quarantena che terminerà tra poco più di una settimana.

Qualcosa sta cambiando, anzi qualcosa è già cambiata, e con sentimenti confusi e il cuore un po’ sollevato ci avviamo verso la fine di questa stagione della nostra vita, proprio nella metà della primavera.

Lo sentiamo con lo stesso istinto degli animali che avvertono i mutamenti nell’aria e oggi nell’aria c’è una strana pressione, una calma sospesa sotto un tramonto dilatato che si allontana verso l’orizzonte grigio chiaro, come se la fine della quarantena non coincidesse con quello della liberazione, così attesa e sperata, ma solo con l’annuncio di un timoroso ritorno al punto di partenza.

Qualcosa di simile ad una sensazione di angoscia prevale nel sottofondo, anche se intorno a me tutti dicono di star bene e non vedono l’ora di uscire di casa.

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