La Global Sumud Flotilla ha raggiunto il suo obiettivo dichiarato e più importante, cioè scuotere il mondo dall’apatia, dalla rassegnazione per quello che sta succedendo a Gaza.
Gli attivisti sulle barche ci sono riusciti nel modo tipico di ogni disobbedienza civile, cioè rendendo visibile la natura del potere al quale si opponevano.
Hanno reso evidente la svolta illiberale del regime di Israele, la sua deriva autoritaria che è alla base sia del genocidio di Gaza, sia dell’intervento di pirateria compiuto in mare per fermare le barche partite dall’Europa per portare aiuti ma soprattutto solidarietà ai palestinesi ancora assediati.
I fatti sono ormai noti: questa volta Israele non ha aspettato che la Flotilla raggiungesse la prossimità delle acque territoriali israeliane. Ha agito in acque internazionali molto lontane da Israele, prima ha attaccato le barche vicino a Creta, poi al largo di Cipro.
Gli attivisti fermati sono stati portati in Israele e da lì rimpatriati. Nulla, ma proprio nulla in questa azione è stato legale o giustificabile.
La marina israeliana non aveva alcuna base di legalità per soffocare quella che l’inviato del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, a bordo della Flotilla, aveva definito una “manifestazione pacifica in mezzo al mare”.
Non c’era alcuna ragione di sicurezza per intervenire così come non c’era alcuna motivazione per sparare proiettili di gomma contro gli inermi naviganti. E ovviamente non c’era alcuna legittimità nel prendere cittadini stranieri, portarli in Israele ed espellerli.
Il governo italiano, come molti altri, è rimasto immobile di fronte ai primi abusi di Israele, giusto una generica richiesta di rispettare i diritti a bordo.
Questa volta, a differenza che a settembre scorso con la prima spedizione, l’Italia non ha mandato navi della marina per scortare la spedizione almeno nelle acque internazionali. Il segnale di mancato supporto è stato chiaro e Israele ne ha approfittato per intervenire molto prima che si ponesse il problema dell’accesso alle sue acque territoriali.
Ventinove cittadini italiani, incluso il Parlamentare del Movimento Cinque Stelle Dario Carotenuto, sono stati di fatto rapiti e deportati.
Come l’altra volta, il ministro della Sicurezza nazionale di Israele, l’estremista di destra Itamar Ben-Gvir, ha trasformato l’atto di pirateria in una occasione di propaganda e ha pubblicato sui social i video degli attivisti umiliati, costretti a stare accovacciati a terra nella posizione dei musulman in preghiera, con le mani legate da fascette di plastica, maltrattati da uomini mascherati.
Sono immagini che dimostrano una esibita violazione di ogni principio dello Stato di diritto: certo, Israele ha fatto molto di peggio in Cisgiordania e a Gaza, ma qui la sua deriva illiberale ha come bersagli cittadini di quei Paesi occidentali che hanno mostrato una certa indulgenza fin qui nel trattare con il governo di Benjamin Netanyahu




