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Covid-19, ecco gli Stati più colpiti. Report Ispi

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Perù e Belgio guidano la classifica dei Paesi più colpiti da Covid-19. L’Italia è sesta. Fatti, confronti, analisi e scenari nel report Ispi

 

La pandemia da Covid-19 ci ha cambiato e ha cambiato il mondo. L’Italia ai tempi del Coronavirus, secondo i dati Istat, è più impoverita, scoraggiata e preoccupata. L’emergenza sanitaria ha bloccato le imprese e frenato, in modo brusco, l’economia mondiale.

E i numeri dei contagi in rialzo fanno pensare ad una seconda ondata. Cosa ci aspetta? Previsioni certe non possono essere fatte. Ecco quello che è stato, quello che forse sarà e quello su cui possiamo e dobbiamo fare affidamento secondo il report Ispi a cura di Matteo Villa.

I NUMERI DELLA PANDEMIA

Partiamo da qualche numero generale. Nel mondo, da quando abbiamo cominciato a contarli, i casi hanno superato, al 1 settembre 2020, quota 25 milioni: si contano 18 milioni di guariti, oltre sei milioni di attualmente positivi e oltre 855mila morti.

I PAESI PIU’ COLPITI

Quali i Paesi più colpiti? Difficile tracciare un quadro globale, si legge nel report Ispi, dal momento che ogni paese vive una situazione diversa e in continuo mutamento e che l’approccio alla pandemia è stato diverso tra nazioni ricche e povere. In queste ultime è impossibile realizzare quanto fatto nelle prime.

INDIA TRA I PAESI CON MAGGIOR AUMENTO CASI

E’ possibile invece tracciare un quadro attuale di quello che è. E’ l’India che negli ultimi gironi fa registrare il più alto numero di nuovi casi giornalieri (oltre 78mila contagiati in 24 ore il primo settembre). Seguono Usa e Brasile. Preoccupano anche Perù, Colombia e Argentina, dove si inizia a notare un aumento dei casi. In Europa è la Francia la nazione più colpita.

I CONTAGI IN BASE ALLA DENSITA’ DI POPOLAZIONE

Cambia la classifica, invece, se si fa riferimento ai casi in relazione alla densità di popolazione. Secondo il report Ispi, con oltre 800 contagi per milione di abitanti, sono Perù e Belgio a guidare la classifica dei Paesi più colpiti, seguiti a distanza da Spagna (622), Regno Unito (611) e Cile (590). L’Italia occupa, in questa brutta classifica, la sesta posizione, prima di Stati Uniti, Brasile e Messico.

COVID HA PERSO FORZA?

Intanto, il rialzo del numero dei contagi fa pensare ad un ritono della pandemia, Secondo l’Oms, però, il virus starebbe finalmente cominciando a dare segni di rallentamento, in particolare nel continente americano.

Il numero dei contagi sta iniziando a rallentare, anche negli Usa. In Europa, il calo è dello 0,9%.

LE PREVISIONI DI NATURE

Più pessimistiche, invece, le previsioni fatte dalla rivista scientifica Nature: il “Covid-19 è qui per restare e il futuro dipende da molte incognite, incluso se le persone sviluppano un’immunità duratura al virus, se la stagionalità influisce sulla sua diffusione e – forse la cosa più importante – le scelte fatte da governi e individui”, scrive Nature, secondo quanto riportato da Ispi. La rivista non esclude prossimi lockdown, mirati.

VILLA: L’EPIDEMIA PUO’ ESSERE CONTROLLATA

“A guardare i numeri sembrerebbe quasi che questa seconda ondata epidemica nel mondo sia più moderata della prima. Molti nuovi casi, pochi morti. Purtroppo non è così: la realtà è che molti paesi sono diventati più bravi a intercettare i casi quando si presentano, e dunque adesso trovano un gran numero di persone asintomatiche, che prima sfuggivano al tampone. La letalità sembra restare elevata”, ha commentato Matteo Villa, ISPI Research Fellow.

“Un dato positivo però c’è: questa ondata sembra molto più lenta e graduale della prima. Indice del fatto che, se si continuano a rispettare le regole, l’epidemia può essere controllata e contenuta”, ha aggiunto Villa.

L’AIUTO DELLA TECNOLOGIA

In una seconda futura ondata, abbiamo comunque una certezza: conosciamo il virus e possiamo servirci della tecnologia. “Per domare la diffusione del Sars Cov-19, un aiuto concreto arriva invece dalla tecnologia”, scrive Ispi, portando quale esempi virtuosi la Corea del sud e Taiwan, pionieri del sistema delle ‘tre T’, cioè tracciamento, trattamento e test.

Su questo fronte si sono mossi anche i colossi del big tech, da Google ad Apple.

I DANNI ALL’ECONOMIA

La pandemia non ha portato solo l’emergenza sanitaria. Anche l’economia mondiale ha subito un forte contraccolpo. “Bisogna tornare alla Grande depressione o gli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale per trovare un crollo paragonabile”, si legge nel report. “Se gli Stati Uniti hanno registrato la peggiore contrazione economica di sempre, e sono ufficialmente entrati in recessione nel secondo semestre, anche Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna hanno fatto registrare un crollo del Pil. E nell’Eurozona secondo le stime della Commissione europea per fine anno, la media è pari al -8,3% su base annua”.

In questo scenario negativo arriva qualche dato positivo, dalla Cina: nel secondo trimestre, l’economia di Pechino è cresciuta del 3,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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