Il Sabato Santo, giornata un po’ neutra nel mezzo del triduo pasquale, svolta la via Crucis, consumata la Coena Domini e in attesa della Pasqua di Resurrezione (cose per chi ci crede o ci spera, lo sappiamo bene, la maggioranza dei cosiddetti cattolici le ignora e le deride) è una pausa ideale per riflettere sulla colpa: untema inconsueto nella nostra agenda, che invece ci aiutereb
Leone XIV sfugge alla stereotipata bipartizione della Chiesa tra mondo-modernità e conservazione-tradizione e
Il legame con il potere è profondo, teologico e antropologico. Il dominio di un essere umano sugli altri, la potestà di disporne, è intrinsecamente negativa, anzi diabolica, poiché rimanda alla ribellione satanica di voler essere come Dio. Ma poiché non siamo ingenui utopisti sappiamo che il suo esercizio è ineluttabile, che non si danno società senza governo né un genere umano senza educazione e accudimento dei bambini da parte degli adulti, fase che è il principio originario di qualunque potere.
Il punto di equilibrio può essere nella consapevolezza del peccato, non della colpa. Perché proprio il peccato aiuta a non “dare la colpa”. La condizione di mancanza e di imperfezione ineliminabile, ch
Quest’idea del peccato di origine non vuol dire essere soggetti a un patologico senso di colpa, come dice la psicologia d’accatto, ma l’opposto. Ci conferisce la fiducia che senza un intervento superiore nessuno può redimersi e che, quindi, siamo tutti correi della malvagità. Ciò che invece accade ogni giorno, nel giudizio su qualunque fatto, è che si creano capri espiatori sui quali scaricarla: un’azione produce una conseguenza dannosa – bambini traumatizzati, giovani disorientati, vecchi abbandonati, morte di innocenti, persone senza casa, terre senza pace, bilanci pubblici e privati in crisi, una sconfitta di calcio, infelicità personali, difficoltà relazionali… – e noi cerchiamo qualcuno da condannare, lavandocene così le mani.
Ma anche Pilato, nel suo intimo, sapeva perfettamente che anche lui stava mandando a morire ingiustamente quel povero Cristo, esattamente come la folla che gli urlava contro. Ecco perché dovremmo evitare di urlare “crocifiggilo”: se non facessimo coro contro, in qualunque momento e per qualsiasi ragione, le cose forse andrebbero un pochino meno peggio.







